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Gli 80 di Nick: amici mai, con Adriano e le donne. La storia del tennis italiano.

TENNIS: SUGGESTIONI CILE-ITALIA, A 35 ANNI DA VITTORIA DAVIS

di Nicola Pietrangeli – “Sono un uomo molto fortunato. Quando arrivi a questa età gli anni cominciano a pesare. E’ antipatico, pensi che il tuo lungo viaggio stia per finire. Ancora cento di questi anno? Me ne basterebbero altri dieci….ma non sono mai stato un playboy. Ai miei tempi era la divisa a farti diventare bello, oggi vanno a conquistare una donna con un aereo privato, noi meritavamo di più. Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita: prima moglie e madre di tre figli, poi Lorenza e infine Licia Colò, l’ultima conquista”.

Mi dicono che sarei il più grande ta italiano di tutti i tempi. Al punto che sette anni fa la Feder decise di intitolarmi lo o Pallacorda, ex centrale del Foro Italico. E’ l’unico monumento o via o edificio dedicato a un campione ancora in vita. Tanto che ho sempre detto che quando morirò vorrei che le ceneri fossero sparse lì dove ho giocato tante volte.

Cinquanta le partite al Foro, ma il record mondiale è quello dei match in Coppa Davis: 164 incontri, 78 vittorie in sino e 42 in doppio con il compianto Orlando Sirola, per anni amico e compagno della coppia diventata leggenda. La fama più che per i due nazionali d’Italia vinti nel 1957 e nel 1961 è ta ai due trionfi al Roland Garros nel 1959 e ’60.

La seconda vittoria a Parigi insieme con quella in Cile nella Davis del 1976, da capitano, sono stati i due momenti indimenticabili della mia vita. A Parigi mi son perso anche altre due finali nel 1961 e nel 1964. Altrettante a nel 1958 e nel 1966.

Anche a Wimbledon i risultati restano i migliori italiani: 18 partecipazioni, una semifinale nel 1960 sconfitto da Rod Laver in 5 set (6-4, 3-6, 8-10, 6-2, 6-4). Nell’Australian Open fino ai quarti nel 1957. Campione italiano consecutivamente dal 1955 al 1960, dieci anni dopo agli Assoluti di Bologna ci fu il passaggio di consegne ad Adriano Panatta.

Non ho rimorsi. Rimpianti tanti. Chi non ne ha è un imbecille. Ad esempio avrei dovuto essere più furbo con i soldi dopo una infanzia difficile a Tunisi, dove nacqui l’11 settembre 1933 da padre italiano e mamma russa. A arrivai a cinque anni: i ragazzi mi chiamavano ‘er Francia’ perché parlavo francese, ma rimasi italiano. A ne vive il mito, membro della national Hall of Fame solo come Gianni Clerici.

I ricordi belli sono tanti, comunque più di quelli brutti: o positivo. Da anni ambasciatore del italiano nel mondo, con lo stile di sempre, accanto a Lea Percioli, amica di sempre. Ma il mio è acqua passata. E’ cambiato il mondo non solo il , e anche i montepremi… i di oggi sono tutti bravi, ma onesti lavoratori della racchetta. Vanno in campo come andassero in ufficio. E credo che anche loro non si divertano molto. Il talento è solo Federer, è un mostro della natura, come Djokovic ma anche lui non è un talento.

Gli italiani? Fognini può entrare nei top ten, dovrebbe essere più continuo, ha troppi alti e bassi. Peccato per Bolelli, prima dell’infortunio giocava veramente bene. Seppi è un bravo lavoratore della racchetta ma più di tanto da lui è difficile aspettarsi. Le donne sono la vera : era ora che sfondassero, hanno vissuto sulle nostre spalle per anni. Errani, Vinci, Pennetta e le altre sono carine e si meritano questi successi. Ma quello che stanno facendo è anche merito della federazione.

Pace con Panatta….la vedo dura siamo troppo nemici, ma se l’è cercata anche Adriano!

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