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Gary Madel, un resuscitato: dalla coca al pallone, senza paure!

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di Nina Madonna - Medel ammette: il mi ha salvato dalla droga, oggi sarei un trafficante.
Ecco perchè Gary non ha paura di niente e di nessuno…neanche della Roma e della partita che deve dimostrare se l’Inter è da scudetto.

Alla vigilia dell’anticipo di fuoco, il cileno dell’Inter si è ‘aperto’ per la prima volta: “Da giovane ho fatto un sacco di errori. Cazzate. Piccolo ero un loco, un matto, mi arrampicavo sugli alberi e salivo sui tetti. Una volta sono uscito dal parabrezza della mia macchina lanciata a 140 all’ora, non avevo la cintura, arrivai all’ospedale e non sentivo più la gamba. E nel quartiere in cui sono nato ho rischiato di butmi dentro il traffico di droga: se non ci fosse stata la mia famiglia non sarei qui. Come sono cambiato? Ho imparato dai miei errori. E avuto fame, voglia, intelligenza”.

L’intelligenza di aggrapparsi al , che lo ha salvato, come lui sta salvando l’Inter!
“Ho paura sì: di nessuno”.

è certo… con 10 Medel e un Messi le vinceremmo tutte.
“Bellissima frase, mi ha fatto contento. Ma si gioca in 11… e noi giochiamo per lo Scudetto”.

Inter-Roma vale già il titolo?
“Lo è. Poi è chiaro che per arrivare in cima devi vincere anche contro le piccole, ma battere la Roma significa non farli scappare e sorpassarli”.

Tra Roma e Inter che dice il termometro?
“La Roma è tosta, gioca a , ha soluzioni, è compatta, ha ritmo, sa tenere il campo. Noi? Lottiamo ma doiamo smetterla coi soliti errori, basta perdere punti come col Palermo”.

Chi toglieree ai giallo?
“Nainggolan. Fa la differenza. Corre, pensa, dà assistenza, vede la porta”.

Dzeko è bello alto?
“E’ bravo, ma ho affrontato già con altri tipi alti due metri. Perché dovrei aver paura…”.

Le hanno mai detto: sei basso, non farai carriera?
“Tante volte, nei campetti e anche dopo. Mi dicevano: ‘Lascia se, i sogni non si avverano mai’”.

Quindi Medel è uno spot di chi ce l’ha fatta.
“Ho lottato e svoltato. Perché ho solo voluto fare il calciatore. Perseveranza, disciplina, intelligenza, un sogno e una famiglia forte e bella come ho io. Si chiamano segreti”.

Lei cresce al Barrio Conchalì, Santiago.
“Andavo a giocare a ogni santo giorno, ero sempre per strada, mio padre a volte mi prendeva per un orecchio e mi portava a casa. Lì al campo stavo bene perché c’erano i miei amici ma giravano anche persone non perbene e la droga. Bastava una distrazione per prendere la strada sbagliata. Se non avessi sfondato col forse avrei fatto il trafficante. Puede ser”.

Quell’incidente in macchina nel 2009 come l’ha cambiata?
“Erano le sette di mattina ed ero in Cile, tornavo a casa, avevo dormito poco, il sole davanti agli occhi, fra le altre cose avevo fatto l’errore di non avere la cintura allacciata. Mi addormento, perdo il controllo, sto andando ai 140, volo fuori dal parabrezza e quando mi riprendo sono in ospedale. Comincio a capire qualcosa e a un certo punto mi tocco la gamba. Non la sento più. Paura. Poi, come una magia, arriva il mio procuratore a trovarmi e mi dà una pacca su quella gamba. La sento! Un segnale. Cose così ti rendono forti”.

Dove la mette lei sta: come fa?
“Bisogna applicarsi. E crederci. Magari faccio anche degli errori ma nessuno al mondo potrà mai rimproverarmi di non aver dato tutto quello che ho. Perché questo succede ad ogni partita”.

Le manca fare il centravanti e il portiere, giusto?
“Dietro ho giocato centrale a tre e quattro col Cile e l’Inter, laterale o sinistro anche nel Boca, a centrocampo ho fatto tutto. Se mi vogliono mettere il numero 9 ci sto. Se mi manca il gol? L’ultimo l’ho fatto in Copa America e se arriverà il primo con l’Inter venga come viene: un gol è un gol, di ginocchio o di è un gol”.

A proposito di gol: ha detto che di palloni ne arrivano pochi. E le statistiche confermano.
“E’ un problema che in questo momento c’è, in parte ha ragione. Ma non è colpa di uno o del tecnico: dipende da tutta la squadra, tutta, perché nessuno al mondo è più importante della squadra. Io la penso così”.

Come l’ha vissuta la panchina di Bologna visto che Mancio le trova sempre un posto?
“Nessun problema. Mi piace giocare ma a volte può succedere che le scelte siano altre. Però ho visto Pulgar del Bologna: diventerà forte”.

Gioco di fantasia: quale cileno vorree all’Inter?
“Jorge Valdivia, il mago. Fa cose pazzesche”.

Si dice: l’Inter gioca male. Pensieri?
“Si può giocare bene o male, può essere soggettivo o evidente. Quello che serve è fare tre punti. E creare più occasioni da gol”.

Come nasce il soprannome Pitbull?
“Me lo diede un mio ex compagno dell’Under 18, Rodrigo Paillaqueo. Un giorno mi vede correre a perdio, senza sosta, come un matto: dove sta la palla sto io. Come un cane che segue il gioco. Un pitbull”.

E’ più Pitbull lei o Felipe Melo?
“Non c’è nulla di meglio di due pitbull in squadra”.

Come sta Neymar? Gli ridiree che fa scena?
“Sono cose di campo. Restano lì”.

Qual è la cosa più importante che le ha consigliato ?
“Sono cose di campo e restano lì”.

Sul campo resta anche la Copa America: se dovesse insegnare a un ragazzo come si vince, cosa diree?
“Usa l’intelligenza, credi in ciò che fai, ai fame, il desiderio di avverare i sogni. Noi del Cile siamo una generazione di giocatori forti mentalmente, e aiamo alzato l’orgoglio del paese”.

Il suo orgoglio qual è?
“Una famiglia forte e vera, gli amici, mia moglie Cristina, i miei quattro figli Alejandro, Gary junior, Augustina e Alessandro. Ma non mi fermo al poker, ne voglio altri due di bambini”.

Il suo nome è una scelta della mamma, giusto?
“Sì. Gli piaceva Gary Cooper, l’attore”.

In campo c’è chi recita.
“Non sop la simulazione, e ne è stato vittima Murillo, e la troppa tattica”.

Roma e sono un gradino sopra l’Inter?
“Credo di sì. Per ora hanno qualcosa in più, ma noi lavoriamo per il sorpasso”.

Bisogna credere all’Inter perché?
“Mancio mi piace perché chiede di pressare alto: magari si rischia ma guarda avanti, per vincere. La scorsa stagione aiamo lavorato per questa e inserito giocatori forti, esperti, mixandoli con importanti. Se eviteremo certi errori arriveremo a livello di Roma e . Se credo a Champions e scudetto? Sì, non scarto nulla”.

Come si batte la Roma nella notte di Halloween?
“Testa, cuore, intelligenza. E huevos”.

Risultato?
“Voglio giocarla. Mica pensarla”.

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