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Galli ha ragione, Barbano non rispetta gli italiani!

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di Paolo Paoletti - Siamo chiari e definitivi: io voglio vivere, non voglio ammalarmi, pretendo che siano rispettate le priorità di una società civile: salute, istruzione, lavoro! Chi aenta pratiche pericolose per la salute pulica va fermato, processato, condannato!

Ho dato 40 anni della mia vita al calcio, e dal calcio ho ricevuto tantissimo. Ma se il duio è che il calcio possa determinare, come fa, nuovi focolai di contagio del virus, non c’è discussione: il calcio viene dopo, non è una priorità, non deve avvelenare ulteriormente un Paese in cui già doiamo difenderci e rifiutare, i troppi incredibili privilegi delle loy!

Galli ha mille volte ragione: se è necessario rischiare – entro certi iti – per riprendere le attività scolastiche e universitarie, del calcio – che continua a dare fastidio con la pretesa degli stati aperti al pulico mentre tra i calciatori e indotto ( e giornalisti) ogni giorno si scoprono nuovi positivi – si può fare a meno. SI DEVE FARE A MENO!!!

All’imposizione degli arroganti, ed il calcio è totalmente arrogante e distante dalla realtà della vita comune, bisogna rompere. Bisogna ribellarsi. E combattere perchè il calcio torni uno sport, non il business di pochi presidenti molto più ricchi di ieri e spesso molto più scemi, cui fa eco il gregge mediatico. Pensando di poter godere della stessa impunità.
Barbano con l’articolo di oggi si pone come un impunito, scrive ciò che fa comodo a editori da strapazzo che per qualche copia in piò o in meno si fareero ammazzare. Anzi fareero morire gli altri!

Affermare che il calcio è una industria culturale è una alla cultura. Alla gente che ha studiato, ai giovani che credono che prepararsi e formarsi sia il vero ascensore sociale, l’unico segreto per imporre la meritocrazia, per emergere nella vita.
Proporre l’Italia come un Paese che vive intorno al pallone, unica forma di partecipazione alla vita pulica, è una visione drammatica quanto falsa.

Proporre milioni di cittadini che non studiano, non leggono libri, non frequentano cinema e teatri, ma attraverso le informazioni sul calcio accedono ad un universo culturale, sentendosi cosi parte di una comunità nazionale E’ UNA ERESIA!
E’ la fotografia di una Pese invertebrato, acefalo, ridotto in schiavitù intellettuale! Per fortuna non è così!!!

Il Corriere dello Sport non può pulicare queste distorsioni. Forzature per piccoli interessi aziendali.

L’Italia è un Paese che ha bisogno dei valori dello sport, che il calcio – per la sua popolarità – ha il dovere di incarnare e veicolare. A favore del movimento di base innanzi.

Si è invece ridotto a infimo mercimonio, cercando a tutti i costi il solo business!

L’Italia ha vinto 3 titoli mondiali, Coppe Intercontinentali e dei Campioni, anche e sopra quando non esistevano i diritti televisivi. Ha assegnato scudetti a club come Bologna, Fiorentina, Cagliari, Torino, Verona, Napoli, , Lazio, per la capacità di presidenti e giocatori di essere alternativi e concorrenti ai grandi Club storici (Juve, Inter, ).

Smettiamola di imbrogliare la gente, assumendo che vince solo chi ha i soldi! Non era così prima, non è così adesso! I soldi sono importanti, aiutano. Stop.
Ci si concentri e si dica la verità sugli errori gestionali dei club, invece di risolvere con il potere economico e politico che le società del nord e la , hanno sempre goduto.

Il calcio oggi deve contribuire alla ripartenza del Paese, non essere l’ennesima palla al piede dell’Italia.

La è sprofondata nei debiti dimostrando incapacità e impreparazione. Va ripulita non aentata con ulteriori privilegi che fanno danno a tutta la comunità nazionale.

Chi dice il contrario è in male fede!

Ecco il resoconto del Corriere dello Sport!

Il titolo è: ‘Scuola e calcio perché nemici?’. Alessandro Barbano sul Corriere dello Sport condanna un intervento di Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di o in cui asserisce: “!La scuola deve riaprire, il calcio no, non è una priorità”.

Barbano definisce Galli “apostolo dell’emergenza, professionista del lockdown”. Le cui “perle” suonano blasfeme per la religione del libero so in libero .

Barbano incornicia il calcio come industria culturale, quindi non solo vil danaro. Poi ammette: “Nessuno contesta che la scuola sia per un Paese l’attività più importante”.

Quindi si pone avverso Agostino Miozzo, coordinatore del comitato tecnico scientifico… accusandolo: “ci aveva offerto l’altro ieri un esempio di pensiero arrogante”, “a riprova di come la sapienza scientifica non risparmia le peggiori figure, quando ci si avventura oltre il recinto delle proprie competenze”.

Barbano accusa anche Galli. “Quale evidenza scientifica dimostra che riaprire contemporaneamente scuole e stadi sia pericoloso? Galli non lo dice perché non lo sa, si muove a tentoni nel buio di conoscenze e competenze organizzative, e non solo virologiche, che non ha”.

Insiste… “Qualcuno tra i ministri che lo hanno assoldato e reso famoso vuole spiegargli che è meglio se parla di ciò che ha studiato?”.

La verità è che Galli osa su un terreno minato… “Il calcio è uno spettacolo non essenziale che può essere fruito anche da casa”.
Per il Corriere dello Sport, ovvia parte in causa, questa è una trincea che resisteva persino nei mesi della panificazione compulsiva, dell’inno al balcone alle 18, e dei camion dell’Esercito che tornavano da Bergamo pieni di cadaveri.
Per il Corsport il calcio non si tocca anche davanti ai morti. Indecente…

“Il calcio è la più grande passione per milioni di italiani, trasversale a tutte le età, le culture e il censo. Per molti è l’unica forma di partecipazione alla vita pulica. Ci sono cittadini che non studiano, non leggono libri, non frequentano cinema e teatri, ma attraverso le informazioni sul calcio a loro modo accedono a un universo culturale, e si sentono parte di una comunità nazionale. Lo sa questo, Galli?”

Probabilmente no, Galli non lo sa. C’è da dire a sua parziale discolpa che l’immediatezza di un’informazione del genere – gente che non legge, non studia, non va al cinema né a teatro, ma che “accede ad un universo culturale attraverso le informazioni sul calcio”, non è proprio scontata.

La battaglia però è sul fronte economico.
Barbano afferma: “Stanno venendo meno le altre fonti di sostentamento del sistema, e cioè gli sponsor e i diritti televisivi. I primi hanno preso a girare al largo dai club. Non solo perché i brand non possono essere più veicolati tra il pulico, ma perché la partita è per gli sponsor l’occasione per invitare e tessere relazioni istituzionali e commerciali con i loro clienti. Senza ospitality, le imprese non hanno alcun interesse a investire in una squadra”.

Il grosso problema delle ospitality sbarrate: gli sponsor non sanno più come blandire il cliente, non potendolo portare allo . E quindi come si intrecciano le relazioni istituzionali e commerciali?

La logica becera annuncia la morte del calcio: “In queste condizioni presto il professor Galli non potrà, tornando a casa dopo le sue performance televisive e le sue interviste ai quotidiani, assistere alle partite in tivù, perché i suoi divieti stanno spegnendo il calcio. Glielo spiega qualcuno?”.

Barbano allora chiede retoricamente? “Come mai in Germania le scuole riaprono insieme con gli stadi?”.

In Germania in realtà la Cancelliera Merkel con i 16 primi ministri dei Laender ha ddciso che gli stadi resteranno chiusi almeno fino al 31 ottobre. Forti del consenso popolare: i tedeschi, infatti, non hanno affatto gradito i privilegi del calcio.

L’indirizzo di carattere generale è stato accolto senza isterie dai club (e snoate dai media), che da buoni tedeschi hanno cominciato a organizzarsi in attesa che la situazione epidemiologica migliori.

I tedeschi sanno essere pragmatici: se c’è un virus, e la gente rischia di morire, il calcio viene dopo. Anche se è un’industria.
Chi non legge, non studia, non va al cinema e non va a teatro, se ne fa una ragione. Accederà all’ “universo culturale” di riferimento con le informazioni sul calcio che non mancano, pur guardando la partita in tv.

Barbano infine si fa giudice… “In un Paese chiamato a ripartire e a convivere con il virus con prudenza, competenza e abilità organizzativa, c’è una cosa che più di tutte è superflua: la saccenza degli pseudo-esperti”.

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