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“Fatemi lavorare o il problema è serio”, Conte pronto alle dimissioni.

Soccer: friendly match Italy-Albania

di Paolo Paoletti – Siamo al dunque! Conte provoca mettendo in mostra 4 vittorie e un pareggio su 5 partite. Sa bene che nell’unica partita che contava contro la Croazia, la sua Italia ha fatto una figuraccia. Eccolo il punto: la sua Italia.
Cui potrebbe anche rinunciare dimettendosi!!!

L’ha scopetto anche Conte, dopo Lippi e Prandelli…
Antonio però, temperamento da battaglia, accusa senza mezzi termini: se la Nazionale viene dopo tutto e tutti, lo dicessero.
Conte sa bene che è così, lo sapeva quando ha accettato, ha bluffato
Tavecchio a promettere la rivoluzione.

Non si farà, perché il calcio italiano è in mano ai club. Non tutti: e Roma da una parte, Galliani- di fronte. Una che ha costruito in Federcalcio una ‘Bis’ per opporsi ad in viale Filippetti.

Ci rimette la Nazionale, il movimento di base del calcio in Italia, i settori giovanili, gli stadi, i centri sportivi, il calcio come gli altri sport nelle scuole.

Se Conte riuscisse solo a mettere all’attenzione il vero problema del calcio e ndare l’unica rivoluzione seria, quella della gente, avrebbe vinto per la Nazionale e per tutti gli italiani.

Dice Conte: “Sono passati tre mesi, e comincio ad avere le cose abbastanza chiare: tutti dicono che il momento è difficile, che bisogna cambiare. Poi ti giri, e vedi che sei solo”.
Antonio urla la sua al termine del 2014 azzurro, l’1-0 sull’Albania.
Chiamato a salvare la patria ha portato a casa risultati. Poco per il della Nazionale e del calcio italiano. Ma sopratutto la conferma che la voglia di ripartire siano parole vuote, nel disesse per la Nazionale testimone del movimento di base.
Invece accusa Conte “è vista come un fastidio. Per ora – insiste – è cambiato solo il Cittì. Tutto il resto è rimasto uguale. Vedo troppe parole e pochi fatti. Sono venuto con grande voglia di lavorare. Devo essere messo nelle condizioni di farlo: se mi sopportate così bene, altrimenti diventa un problema, un problema serio”.

Sicuramente con i club, quando Conte lamenta di “avere i giocatori a disposizione solo 7-8 giorni, e in quei giorni qualcuno storce anche il naso”.
Pretende che il suo sfogo non sia considerato un punto di rottura ma “di costruzione”, proprio lui che negli anni Juve ha spesso rivendicato meriti, sottolineando le difficoltà.

“Prima vedevo solo le mie cose, ora la prospettiva è diversa”. Precisa di non attaccare la Federcalcio, “che ha cominciato un lav e anche ascoltandomi mi auguro faccia qualcosa di positivo”.

Non è disposto a fare nomi…”perchè parlo di tutti, e chi vuole intendere intenda”.
Simbolico che il durissimo allarme di Conte parta dalla conferenza stampa di Marassi, in una Genova prostrata proprio dagli essi dei singoli e non del Paese.
E ricorda altri sfoghi a cominciare dal grido “agghiacciante” lanciato quando fu to per il calcioscommesse.

“Trovo ancora ridicolo e assurdo che con tutto quel che succede, che con tutti i problemi che ci sono, si parli ancora di Balotelli, se va in discoteca o no. Ora vediamo se l’Italia è davvero amata come dicono. Sto cercando di riformare un prodotto in via di estinzione, e voi vedete solo Balotelli. Non ho la bacchetta magica, so solo lavorare, lavorare, lavorare. Sapete tutti che sono un tipo che non le manda a dire: alle volte si mette la testa sotto la sabbia per non vedere i problemi. Ma io non sono venuto qui per perdere tempo”.

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