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Etica e giornalismo, Quirico-Piccinin: Assad non ha usato gas!

Italian journalist Domenico Quirìco arrives in Italy

di Paolo Paoletti - “E’ un dovere morale dirlo. Non è il di Bashar Al-Assad ad avere utilizzato il gas Sarin o un altro gas nella periferia di Damasco”. Pierre Piccinin, appena libero da lo stop ad Obama. Gli Usa tentennano e Kerry è costretto a ripiegare: “se Assad consegna i gas non attacchiamo”.
Alla radio RTL-TVI, Piccinin dice di avere ascoltato una conversazione sull’uso dei gas tra i ribelli insieme a Domenico Quirico.
Ecco quando i giornalisti fanno i giornalisti.

Il rapimento di Quirico e lo studioso belga Piccinin chiedono da che parte stanno etica e deontologia.
Un giornalista sa che deve raccontare i fatti. Sempre. Se sceglie di fare l’inviato di guerra, sa anche che mette la sua vita a repentaglio. La infatti non è un salvacondotto, anzi di questi tempi chi la cerca rischia di brutto.
Così gli editori sono consci che chiedere ad un giornalista reportage da trincea è fare un debito verso la vita.
E le famiglie, scoprono che si può diventare orfani e vedovi in qualsiasi momento.
Nessuna scusante, non c’è niente neanche la guerra che può cancellare i diritti fondamentali.
Ma solo il Papa ha trovato il coraggio per dire che le guerre sono un alibi per i Leader e per le lobby con la più meschina delle industrie.

Quindi Quirico come Piccinin è andato a sfidare la morte. Consapevole.
E’ un eroe? No. Come non sono pusillanimi quelli che non lo fanno!
Il giornalista vive questo compromesso: quanto costa cercare, raccontare la ?
Per molti una bella carriera, tanti soldi, vite agiate e poltrone ambite. In cambio di omissioni di , ridotta a brandelli… ciò che fa più comodo a chi paga. La morte del più giornalismo.
Come non è , sfidarsi alzando la posta al bene più prezioso.

Quirico come tutti i colleghi che scelgono la trincea, ne conosceva i pericoli, ma nessuno pensa di morire.
Chi mi ha raccontato la prima Guerra del fo, mi ha spiegato che la vivevano in tv, chiusi in albergo al telefono con le redazioni, lontani dalla morte che solcava i cieli nella notte.
Accade però che quando meno l’aspetti, arrivi. A Quirico e Piccinin è andata bene, potranno raccontarlo…

Cronaca. E’ atterrato poco dopo la mezzanotte all’aeroporto di Ciampino l’aereo con a bordo il giornalista Domenico Quirico e lo studioso belga Pier Piccinin, rapito insieme a lui 5 mesi fa in Siria. L’inviato della Stampa deporrà oggi in Procura a , prima di raggiungere la sua famiglia a Govone in provincia di Cuneo.

Domenico Quirico è in buone condizioni anche se stanco. Sceso dall’aereo ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro, ha detto di ‘non essere stato trattato bene e di ‘avere avuto paura’. Alla domanda di come fosse stato trattato durante la prigionia, Quirico ha abbozzato un sorriso ironico e ha confermato “non bene”. L’inviato ha spiegato di essere vissuto per 5 mesi “come su Marte”. Le sue condizioni di salute e psicologiche appaiono comunque buone.

Quirico sarà rogato dagli inquirenti e raggiunto a da figlie e moglie. ‘Ho cercato di raccontare la siriana, ma può essere che questa mi abbia tradito. Non è più la laica di Aleppo, è diventata un’altra cosa’, ha concluso. Che cosa, lo spiegherà in Procura?

Piccinin: “abbiamo tentato la fuga due volte”. L’insegnate belga s’è confessato in un’vista alla radio Bel RTL… “Una di queste, dopo due giorni di fuga, siamo stati ricatturati e puniti in maniera molto pesante.
“Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov”, ha raccontato Piccinin, “Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori e poi di farci punire molto seriamente per questo tentativo d’evasione”.

Piccinin, svela: “Domenico Quirico ha subito due false esecuzioni con una e violenze fisiche molto dure. Ora fisicamente va bene, nonostante le orribili torture che abbiamo subito, Domenico ed io”.

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