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‘Resto a casa’: le 6 cose che i genitori devono fare con gli adolescenti!

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di Paolo Paoletti - Sono padre di due gli, Serena (24 anni il 17 marzo) e Paolo (21, fatti il 12 febbraio). Una delle maggiori difcoltà dell’emergenza cororus è la vita in casa degli adolescenti. Serena che lavora a è tornata a casa perchè è stato chiuso l’ufcio della sua azienda. Paolo studia recitazione a , ed è tornato a casa perchè l’Accademia Martinelli è chiusa!

Restare a casa per i ragazzi, signica non vedere gli amici, non frequentare danzate e danzati restare con mamma, papà e fratelli.
Dif perché questa è l’età meno sensibile ai limiti, età che più difcilmente riesce a fare a meno degli amici, della ità.
Dai 14 ad oltre i 20 anni i divieti piacciono poco, in occasione del cororus la situazione è questa:
- l’86% degli adolescenti dichiara di condividere le restrizioni di Governo e Ministero della Salute, ma solo il 47% le rispetta rigorosamente;
- il 23% soffre già una riduzione delle relazioni i;
- il 68,2 compensa moltiplicando i contatti attraverso i ;
- il 50% si dice abbastanza preoccupato, il 14% molto preoccupato, il 35% poco o per nulla.

L’indagine online di ‘Laboratorio Adolescenza’ diffusa in collaborazione con gli stessi ragazzi e gli insegnanti, ha già superato le 2500 risposte.

I genitori si rogano sul modo migliore per convincerli a rinunciare momentaneamente alle loro abitudini.
Come farglielo capire?

Domenico Barrilà, analista adleriano, psicoterapeuta e saggista, dice: “Gli adolescenti hanno un enorme bisogno di avere conferme su loro stessi dal mondo esterno dei pari. Uscire certica il loro valore personale. Spesso sono deniti narcisi, invece si sentono inadeguati e, come una macchina, si auto-valutano in continuazione con la necessità di sapere il parere dei loro coetanei. Non uscire diventa quindi fonte di angoscia e questo aspetto va considerato in partenza dalle famiglie”.

Ecco quindi i temi da affrontare in questo momento, nella relazione genitori-adolescenti:

1. Spazio all’ non al rimprovero.
Il primo passo spetta ai genitori. Rimproveri, rigidità e imposizioni sono vissuti dai ragazzi come una ferita e sono utili solo a farli sentire ancora più inadeguati, oltre a rendere l’ambiente domestico angosciante per tutti.
Il primo passo spetta ai genitori che devono identicarsi con i ragazzi, attenti ad ascoltare cosa provano in questi giorni di ‘coprifuoco’.
Dire loro “sento ciò che provi, ti sono vicino, vedo come ti senti, ti sostengo” apre la porta al dialogo e alla partecipazione.

2. L’uso della autocerticazione per i motivi previsti, senza approttare.
Compilarlo e uscire per fare una passeggiata breve può spezzare l’angoscia e farli aprire, rilassare e capire.

3. Quanti giorni senza uscire?
Inutile essere catastroci con i ragazzi. Far capire che passeranno settimane chiusi in casa non serve a rispettare le .
I giovani sono concentrati sul presente, vivono il momento e negano il futuro a lunga tempo. Prospettare l’isolamento per settimane è solo fonte di ulteriore angoscia. Meglio restare sul momento e dire loro “per ora è così, poi vedremo insieme”.

4. Come far digerire la lontananza del moroso per i prossimi 15 giorni
Un compagno o una compagna a questa età signica sentirsi ‘normali’, somigliare agli altri, con la patente di normalità.
Se il partner manca sicamente prenderà il sopravvento la paura di perderlo perché questa è un’età fragile che ha bisogno di continue conferme.
Si pensa che la paura di essere abbandonati sia sentita nei bambini, invece è presente anche negli adolescenti e in modo ancora più esplicito che nell’infanzia.
Se non bastano gli abbracci virtuali con skype e i tanti che già usano abitualmente, signica che il me in tà non c’è.
L’attesa dovrebbe aumentare il desiderio di rivedersi e comunicare in questi giorni in modo virtuale grazie alle piattaforme digitali è prezioso.

5. Spazi chiusi e senza amici: condizione alienante per i ragazzi…
Si possono aiutare se si comprende che, hanno bisogno di uscire per confrontarsi con i coetanei. Hanno bisogno di un e contatto. Quando si incontrano si toccano, salutandosi, abbracciandosi e baciandosi. Si danno pacche, manate anche rumorose perché hanno bisogno di ‘certicarsi’, di avere consistenza e passa attraverso il contatto sico.
Il loro bene e quello della comunità è dif valutarlo mentre ci si sente defraudati dalle conferme con cui le amicizie graticano.
Ci vuole compartecipazione e vicinanza dimostrando ai giovani concretamente che capiamo la loro difcoltà, trattandosi di un breve periodo.

6. Serve l’esempio!
I genitori devono avere il coraggio e la capacità di essere impopolari, senza timore. Dare l’esempio per primi…
Molti genitori non amano essere impopolari con i gli e rinunciano ad imporre in casa. Invece non si deve temere di dire no o di ricordare i principi di prevenzione dei contagi.
Primo, educare…
L’educazione è una ‘trasmissione testimoniale’. Ciò signica che i genitori devono per primi attenersi alle senza sgarri.
Dare l’esempio è sempre un buon inizio.

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