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E la boxe non fu mai più la stessa: Clay-Liston 50 anni fa!

50 anni fa Clay-Liston,e pugilato non fu più lo stesso

di Italo Lamela – Un giovanotto strafottente contro il ‘killer’ del ring, detto anche “amico del diavolo”: si trovarono sul ring il 25 febbraio 1964 e da quel giorno di 50 anni il pugilato non fu mai più lo stesso. Cassius Clay entra nella leggenda, conquistando per la prima volta il titolo dei pesi massimi.

Nasce una stella, quella di un ragazzo medaglia d’oro all’Olimpiade di 1960 e nemmeno quattro anni dopo, quando ne ha solo 22, al top a livello assoluto. A spese, dopo una sfida molto attesa, dell’ex galeotto Sonny Liston, combattente dai pugni d’acciaio che sembrava imbattibile e invece si arrese.
Clay, che al momento del match si chiamava ancora così, ”con il cognome da schiavo” come disse poi, aveva guadagnato il diritto ad affrontare il campione in carica abbattendo ogni ostacolo che gli si parava davanti e annichilendo i rivali anche con le parole, visto che era già il ‘Labbro di Louisville’, ‘the Lip’ come portava scritto sull’accappatoio. Il futuro Muhammad Ali aveva già capito che bisognava demolire i rivali anche dal punto di vista psicologico, togliendo sicurezza oppure facendo in modo che l’altro abbassasse le difese.

Successe anche a Liston che riteneva ”semplicemente un buffone” quello sfidante che era andato a provocarlo perfino sotto casa: una notte, alle 3, Clay si era piazzato nel giardino della villa di Sonny e, danzando sull’erba, aveva cominciato a insultare il rivale, andato su tutte le furie anche perchè, prima di arrivare, Clay aveva convocato i giornalisti, che avevano assistito divertiti alla scena. Ma, nonostante tutto, Liston rimaneva il favorito.
Più vecchio di dieci anni, anche se la sua vera età rimane un mistero, da raccoglitore di cotone nei campi e poi rapinatore di supermercati era diventato pugile e campione dallo sguardo assassino, detentore del titolo in virtù dei successi ottenuti contro un altro mito del quadrato, Floyd Patterson.

I pronostici non concedevano grandi possibilità allo sfidante che pungeva come un’ape e diceva di muoversi come una farfalla: il pubblico del Convention Center di Miami Beach riteneva che per l’Orso Sonny conservare il titolo sarebbe stata una formalità. Invece le cose andarono diversamente e fin dalla prima ripresa Liston cominciò a dannarsi l’anima nel tentativo di accorciare la distanza e colpire Clay, che gli ballava davanti e lo mandava a vuoto colpendolo in controtempo con il jab. Lo sfidante vinse le prime riprese ma dopo la quinta andò all’ano urlando al manager Angelo Dundee che gli bruciavano terribilmente gli occhi.
Ma venne rimandato al centro del ring, dato che i suoi ‘secondi’ erano riusciti in qualche modo a neutralizzare lo strano unguento di cui erano cosparsi i guantoni di Liston.

L’epilogo alla settima ripresa, con il match ancora in equio, quando fu il campione a dire basta e ritirarsi per problemi per problemi a un tendine della spalla sinistra. Si disse di tutto, si tirò in ballo la mafia, ci fu poi la rivincita e la nuova, stavolta fulminea e per qualcuno sospetta, vittoria di Ali per un pugno-fantasma. Ma Il Più Grande, l’atleta del secolo, il massimo che sul ring era agile e veloce come un peso medio, era già nato il 25 febbraio del 1964, giorno che non si può dimenticare: la boxe era entrata in una nuova era a ritmo di ‘Ali shuffle’, il passo sul ring che rendeva Clay inimitabile.

Cambiò la nobile arte e anche un po’ la storia, e quel ragazzo di Louisville, i cui guantoni del primo Mondiale contro Liston proprio ieri sono stati venduti a un’asta benefica per 836.500 dollari, divenne non solo il migliore sul ring ma anche il simbolo dei neri d’America e di un popolo che chiedeva giustizia.

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