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DSI, un fondo privato comanda il calcio!

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di Pippo Russo - Nasce nell’ottobre del 2011 Doyen Investiment DSI, un fondo privato con sede legale a Malta.
Si tratta di un ramo del Doyen Group dedicato allo che intuisce nel calcio la “miniera”, un nuovo dove fare investimenti con ampi margini di redditività.
Sin dalle sue origini il gruppo collabora con uno dei maggiori broker calcistici mondiali, il portoghese Jorge Mendes, agente di Cristiano Ronaldo e Josè Mourinho…
DSI sceglie la Spagna come porta d’accesso e ben presto estende la propria ragnatela in altri paesi, Portogallo, Turchia, .
In meno di tre anni DSI diventa l’attore principale dell’economia calcistica parallela globale.

Analizzando l’economia parallela del calcio è possibile tracciare un processo di evoluzione e di affinamento con tre principali fasi:

1) “Una prima nella quale una classe di operatori (agenti, procuratori, mediatori, redditieri esterni in possesso di capitali più o meno limpidi) adatta lo strumento del fondo d’investimento al dei calciatori e alle proprie esigenze speculative. Si tratta di un passaggio nel quale la formula prescelta per condurre le transazioni è quella dell’acquisizione di quote sui diritti economici del calciatore in vista di guadagni su future compravendite”. E’ il caso di Kia Joorbachian e di MSI il fondo con sede nelle Isole Vergini che detiene i diritti economici di Mascherano e Tevez, di fatto dati in affitto al West Ham durante la stagione 2006-07, nonostante le normative Europee in materia vietino espressamente la presenza delle terze parti. Lo stesso schema si è ripetuto per il trasferimento di Ramirez al Benfica. E’ il caso anche del broker israeliano Pini Zahvi e della sua Haz (Hidalgo-Arribas-Zhavi) che deteneva percentuali su 5 giocatori del River, tra i quali soprat Gonzalo , al centro della più eclatante trianazione calcistica. L’attaccante argentino nel 2007 durante il passaggio dal River Plate al , ‘medio tempore’ viene ceduto per 13 milioni di euro al Locarno (per poco più di 24 ore, sebbene mai vi abbia messo piede), squadra di serie b Svizzera, che poi immediatamente lo rivende per 20 milioni al .

2) Una seconda fase è quella in cui i fondi d’investimento non si limitano a comprare quote di calciatori dai club. Vanno oltre e propongono di finanziare al club l’acquisto di calciatori che esso non è in grado di permettersi. In cambio ottengono una percentuale sui ricavi futuri da corrispondente a quella per la quale viene finanziato l’acquisto del calciatore. In questo caso il club non risulta come cedente ma come ‘shareholder’ di una transazione. E ovviamente capita spesso che il calciatore in questione sia già sotto il controllo del fondo d’investimento, e che dunque la quota finanziata dal fondo stesso sia nulla più che una partita di giro o pura finzione”.

3) “Una terza fase è quella che vede il fondo d’investimento trasformarsi in un’istituzione finanziaria privata che presta ai club denaro ad altissimo tasso d’ esse, e con scopi che possono andare dall’acquisto di calciatori sul al rifinanziamento del debito. Con la conseguente situazione di una crescente dipendenza che è facile immaginare, e una perdita d’autonomia operativa che porta al controllo da parte del fondo d’investimento o addirittura alla sua acquisizione del club”.

Le varie fasi non seguono un ordine cronologico ma possono accavallarsi a seconda dei diversi contesti nazionali o presensi secondo una sequenza diversa, e lo stesso può dirsi dei vari attori. Con Doyen Investiment l’economia calcistica parallela giunge al compimento di una “mutazione genetica che segna l’esproprio dell’autonomia politica dei club calcistici, e di conseguenza anche la loro autonomia finanziaria”; alla stregua di ‘shell Company’, società-guscio da riempire e svuoe a piacimento da parte di attori esterni secondo la logica dello ‘staff leasing’, ovvero dell’affitto di i gruppi di professionisti, giocatori, staff tecnico e perfino dirigenti, da mettere sotto il controllo di attori esterni.

Per rendere un’idea dell’impatto che i fondi esercitano nella vita di un club è essante ripore l’esempio del Santos e del suo rapporto con Doyen Investiment. Odilio Rodrigues, presidente del Santos è schietto nel raccone “quale razza di cravatta il suo club si sia fatto annodare al collo dal fondo di investimento che sta divorando il calcio globale”. Il Santos ha cinque anni di tempo per restituire a DSI 42 milioni di euro più essi per un totale di 62 milioni di euro, cioè un tasso d’esse del 48%.

Ad oggi DSI collabora o ha collaborato con alcuni tra i più importanti club: Atletico Madrid, ing Gyon, Getafe, Elche, Porto, ing , Benfica, Fenerbache, Monaco, Manchester United, Santos, Amburgo, Standard Liegi, , Milan, Siviglia ecc…in ultimo anche il Valencia dove il neo-presidente Peter Lim, magnate singaporiano, è strettamente legato a Jorge Mendez e alla galassia Doyen.

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