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Domina Nomadland, 3 Oscar: miglior film, regia, attrice. Delusione Italia, snobbati Pinocchio e Pausini.

Press Room - 93rd Academy Awards

di Paolo Jr Paoletti – Oscar 2021: nell’anno delle donne, l’Italia deludene’ Laura Pausini per ‘Io Si’, nè ‘Pinocchio’ di Matteo Garrone per trucco e costumi hanno portato a casa le statuette.

Ha stravinto Nomadland, già Leone d’Oro, con 3 statuette: miglior film, miglior regia, migliore attrice! Per la terza volta miglior attrice, Frances McDormand, la più antidiva di Hollywood.  Seconda volta per la regista Chloe Zhao, nata a Pechino, entrata nella storia del cinema, prima non bianca e seconda donna a vincere per la regia dopo Katheryn Bigelow di  The Hurt Locker”(2010).

Tre ore di cerimonia e un finale a sorpresa: davanti a una platea di star in gran maggioranza afroamericane, Anthony Hopkins ha vinto. Il favorito della vigilia era Chadwick Boseman per la sua ultima interpretazione in “Ma Rainey’s Black Bottom” prima della prematura scomparsa, ma a vincere il massimo riconoscimento per la recitazione e’ stato invece l’83enne star inglese di “The Father” che aveva gia’ vinto nel 1994 per “Silenzio degli Innocenti”. Hopkins non ha ritirato di persona il o mentre l’atteso discorso a suo nome di Olivia Colman, la sua costar in “The Father Nulla è come sembra”, da Londra non si e’ mai materializzato.

Piccolo giallo mentre sulla serata in diretta dalla Union Station di Los Angeles calava bruscamente il sipario. Migliori attori non protagonisti sono risultati Daniel Kaluuya di Judas and the Black ah e la tostissima quanto elegante veterana sud coreana Yuh-jung Youn di “Minari” che, dopo averlo fatto ai Bafta, e’ tornata a bacchettare gli occidentali che non sanno come si chiama. Miglior film internazionale e’ stato “Un altro giro” di Thomas Vinterberg: il regista danese non e’ riuscito a trattenere le lacrime pensando alla figlia Ida, morta in un incidente stradale mentre cominciava la lavorazione. Miglior film d’animazione dell’anno è “Soul”. Confermando le attese della vigilia, miglior documentario e’ stato il tenerissimo “Il mio amico in fondo al mare”.

Il mondo nuovo del Covid ha dettato le di una cerimonia inconsueta, con le mascherine indossate non appena le telecamere si allontanavano dalle star e svariate location (oltre a Los Angeles, Londra, Parigi, Sydney e ) ma niente Zoom. A nulla e’ valsa la bacchetta magica portata con se’ dalla Pausini che con Io Sì/Seen per La vita davanti a sè di Edoardo Ponti correva per la migliore canzone originale con la musicista Diane Warren, l’americana al dodicesimo Oscar mancato. Tra le grandi sconfitte della 93esima notte delle stelle c’e’ stata anche Glenn Close, elegantissima in un Giorgio Armani disegnato per lei, ma che ha eguagliato il negativo di Peter O’Toole con otto candidature nessuna delle quali diventata vittoria. Piccolo o di consolazione: in un bizzarro “musichiere”, la Mamaw di “Elegia Americana” ha correttamente azzeccato “Da Butt” e, risvegliandosi dal torpore della tarda serata, si e’ esibita in un paio di mosse di twerking.

Rapida dissolvenza sul segmento “In Memoriam”, quest’anno affollato di nomi inclusi Ennio Morricone e Giuseppe Rotunno, oltre a Sean Connery, Michel Piccoli, Kim Ki Duk tra gli altri e che si e’ concluso con un fugace omaggio a Boseman. Nell’anno del Covid non ha stupito che 15 delle 23 statuette siano andate a film distribuiti quanto meno simultaneamente su servizi in streaming tra cui “Nomadland”, dal 30 aprile su Disney+ (e anche nelle sale italiane riaperte proprio dal 26 aprile): “Guardatelo sullo schermo piu’ grande possibile e poi tornate al cinema” ha esortato la McDormand salita sul palco assieme a Swankie e Linda May, due delle “vere nomadi” ritratte nel film della Zhao. Sullo sfondo di , oltre alla pandemia, le ingiustizie i e razziali. Regina King, nel monologo di apertura, ha alluso alla condanna del poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin per l’uccisione dell’afro-americano George Floyd, mentre “Two Distant Strangers” su un agente bianco che uccide un nero ha vinto l’Oscar nella categoria degli short.

Ecco tutti i della 93/ma edizione edizione degli Oscar:
Miglior film: Nomadland
Miglior regia: Chloé Zhao (Nomadland)
Miglior attore: Anthony Hopkins (The Father – Nulla è come sembra)
Miglior attrice: Frances McDormand (Nomadland)
Miglior attore non protagonista: Daniel Kaluuya (Judas and the Black ah)
Miglior attrice non protagonista: Yuh-Jung Youn (Minari)
Miglior film internazionale: Un altro giro (Thomas Vinterberg)
Miglior film d’animazione: Soul (Pete Docter e Dana Murray)
Miglior corto d’animazione: Se succede qualcosa vi voglio bene di Michael Govier e Will McCormack
Miglior sceneggiatura originale: Emerald Fennell (Una donna promettente)
Miglior sceneggiatura non originale: Christopher Hampton e Florian Zeller (The Father – Nulla è come sembra)
Miglior cortometraggio: Due Estranei (Travon Free e Martin Desmond Roe)
Miglior scenografia: Donald Graham Burt e Jan Pascale (Mank)
Migliori costumi: Ann Roth (Ma Rainey’s black bottom)
Miglior documentario: Il mio amico in fondo al mare di Pippa Ehrlich, James Reed and Craig Foster
Miglior cortometraggio documentario: Colette di Anthony Giacchino e Alice Doyard
Miglior sonoro: Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh per Sound of Metal
Miglior fotografia: Erik Messerschmidt (Mank)
Miglior montaggio: Mikkel E. G. Nielsen (Sound of metal)
Migliori effetti speciali: Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher (Tenet)
Miglior trucco e acconciatura: Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson (Ma Rainey’s black bottom)
Miglior colonna sonora: Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste (Soul)
Miglior canzone: Fight for you (Judas and the Black ah)

 GOSSIP. Sono tornadti il red carpet e il glamour degli Oscar nella strana edizione pandemica tra mascherine, capi di alta moda, ma anche sneaker e Crocs dorati.Felpe e pigiami non hanno avuto posto sul tappeto rosso degli Academy Awards in onda sulla Abc con due mesi di ritardo sulla data consueta di fine feraio.

Hanno fatto invece tendenza le scollature vertiginose delle dive (il record a Maria Bakalova di “Borat”) ma anche gli abiti “ distancing”: la Bakalova in un Louis Vuitton candido dalla gonna di tulle oversize ha dato il via, seguita da Carey Mulligan (“Una donna promettente”) in lame’ dorato extralarge di Valentino, Regina King con un altro Louis Vuitton dalle maniche ampie come ali di farfalla, Angela Bassett in ALberta Ferretti con un abito nuvola rosso con gigantesco fiocco e Vanessa Kirby (“Pieces of a Woman”) che sembrava una colonna rosa pallido davanti ai dei fotografi ma ha occupato un paio di poltrone una volta seduta a tavola. La gonna piumata di Laura Dern, una delle presentatrici, E Amanda Seyfried di “Mank”, in un Armani Privé scarlatto dalla scollatura mozzao e la gonna plissettata da un paio di metri di diametro.

L’appuntamento dell’anno di Hollywood si e’ tenuto alla Union Station di Los Angeles, uno dei poli della cerimonia, trasformata per una notte in un maxi party all’aperto per i candidati, i presentatori e i loro ospiti.
Tanto bianco: la Bakalova, Viola Davis in Alexander McQueen tagliato al laser, ma soprat tanto oro, dal doppiopetto Brioni di Leslie Odom Jr, candidato come miglior attore non protagonista per “One ht in Miami” e per la miglior canzone originale, ai Crocs dorati di Questlove, il direttore musicale della cerimonia. E poi Andra Day (in Vera Wang) e Laura Pausini, nel pant-suit griffato Valentino come i due smoking, uno bianco e uno nero, di Diane Warren. Tanta moda italiana. In ordine sparso, i Valentino, ma anche Bottega Veneta per Daniel Kaluuya, miglior attore non protagonista per “Judas and the Black ah”, Dolce e Gaana per Halle Berry, Alberta Ferretti per Angela Bassett, il Gucci premaman di Emerald Fennell (migliore sceneggiatura originale) e Giorgio Armani che ha vestito anche Glenn Close, al suo ottavo Oscar mancato per “Elegia Americana”: una tunica pantaloni color blu Klein e i guanti di seta viola, omaggio alla madre dello stilista che li indossava spesso.

L’ordine di scuderia di Steven Soderbergh, il producer e regista della serata, era stato chiaro: niente felpe o pigiami come ai Golden Globes. Ma Chloé Zhao, che ha fatto la storia come prima regista donna non bianca a vincere il o alla regia e la seconda in termini assoluti, si e’ presentata in sneaker bianche e tracolla “hobo”, in linea col suo personaggio: i lunghi capelli acconciati in due treccine. Con lei, Linda May e Swankie, due delle “vere nomadi” che in “Nomadland” hanno affiancato la candidata a miglior attrice, Frances McDormand, invisibile al red carpet ma che e’ stata intravista con la mascherina sulla faccia accanto al marito Joel Coen.

 

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