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Crisi Inter: aveva ragione Conte, servono rinforzi!

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di Nina Madonna - L’Inter si è smarrita! Dal 6 dicembre ad oggi i nerazzurri hanno portato a casa 11 punti in 7 partite, pareggiando con , , Atalanta, Lecce e Cagliari e vincendo solo contro Genoa e Napoli.

A parte lo 0-0 con i giallssi e il successo per 4-0 coi rossoblù liguri, la squadra di Conte ha sempre preso , facendosi oltretutto rimontare in tutti e quattro i pareggi per 1-1, reti incassate sempre nel finale di partita.
E se il pareggio contro l’Atalanta è stato tutto sommato “gradito” per come è maturato, a Firenze come a Lecce per finire con l’1-1 col Cagliari oggi, ma anche contro la visto il numero delle occasioni fallite, l’Inter ha sprecato tantissimo, incapace di chiudere la partita e poi puntualmente punita.
Esattamente come non deve accadere a una squadra con ambizioni di successo.

Dati che fotogrno una flessione che oltre a vanificare, se non del tutto almeno in parte, quanto di ottimo fatto fino alle soglie dell’, ha motivazioni piuttosto chiare: finché l’Inter ha spinto senza risparmiarsi sull’acceleratore e ha avuto la forza di tenere sempre al massimo dei giri il suo motore tutto è filato per il meglio, poi le lacune numeriche e tecniche della rosa sommate a una inevitabile flessione fisica hanno presentato il conto.

Un conto amaro, sul quale pesano anche alcune sviste arbitrali (ma non dimentichiamo, dall’altra parte, l’episodio Lautaro-Toloi) ma che poggia dunque soprattutto su ragioni endogene. La squadra è stanca, è nervosa e nervoso è il suo tecnico. Un nervosismo però sterile che anziché fare da volano sta agendo da freno. Conte ha le sue ragioni, questo è certo. Per mesi ha spinto al massimo (lui e i suoi ragazzi) facendo fronte anche a infortuni e assenze pesanti, ha atteso gennaio per vedere la sua rosa integrata e completata dal mercato ma a conti fatti giunto al termine delle sessione invernale (da qui alla gong finale resta solo il match di contro la ) ha potuto inserire il solo Ashley Young. Infortuni (Asamoah, D’Ambrosio, Gagliardini e Brozovic), squalifiche (a turno Skriniar, Barella e ) e questioni di mercato (Politano e Vecino) hanno minato la rosa anche nell’ultimo mese, e l’altro effettivo innesto invernale oltre all’ esterno dello United, vale a dire Victor Moses, si è aggregato solo da due giorni, troppo pochi per poter entrare a pieno titolo nell’organico.

Presto, è vero, arriveranno Eriksen e una punta (probabilmente Giroud), comunque troppo tardi per recuperare i punti intanto persi. Eppure, proprio lo sbarco del danese (e probabilmente, lo ribadiamo, di Giroud) non può e non deve perdersi nel marasma del nervosismo attuale: la stagione, in fondo è ancora lunga, molto lunga, c’è il campionato, c’è l’ League, c’è la . Questo è il primo vero grande momento di difficoltà dell’Inter contiana e se il tecnico nerazzurro è quel fuoriclasse che tutti noi crediamo sia è allora anche il momento di un suo ulteriore colpo d’ali. Lasciando da parte astratti furori e inutili vittimismi.

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