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Controdiscorso Grillo: dati falsi su Napolitano, MPS nazionalizzata!

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Ansa – “Ecco i veri dati d’ascolto del discorso di . Quelli che giornali e Tg hanno vergognosamente nascosto”. Beppe attacca ancora con il “falso boom” per il discorso di fine anno in tv del presidente della Repubblica.

Il leader del link sulla sua pagina facebook un articolo di lafucina.it: “Lo hanno scritto tutti i giornali, e lo hanno detto in tutti i Tg: ha fatto il boom di ascolti con il suo discorso di fine anno. Ok! Le analisi più dettagliate, però, dicono altro. Come mostrano i dati dello studio Barometro su dati Auditel, le cose sono andate diversamente, e parlare di “boom” per il discorso di “Re Giorgio” probabilmente è fuorviante”, si legge.

“Se il lieve miglioramento rispetto allo scorso anno (2% in più, non il 12% come detto da tutti i media) è dato incontrovertibile, sono altrettanto veri gli altri dati che parlano di un clamoroso del discorso presidenziale – prosegue – Dal 2006 al 2013 (presidenza ) sono stati più o meno 1,2 milioni gli italiani che hanno deciso di non ascoltare più il discorso di fine anno del Capo dello Stato. Uno share negativo che ha toccato il – 13%.
E anche i dati sull’età media dei tele lascia perplessi: nel target 15 – 54 anni di età si registra la percentuale più bassa di sempre (45,4%)”.

MPS nei temi trattati nel controdiscorso di Capodanno!
“Mps non può più aspettare. Va nazionalizzata senza perdere ulteriore tempo per garantire allo Stato il suo prestito e alla banca impieghi e depositi. Giugno potrebbe essere troppo tardi o trasformarsi in una beffa per i depositanti chiamati a salvare la banca distrutta dai partiti”. Altrimenti, rischia di divenire “un agnello sacrificale chiesto dalla Germania all’Italia per dare l’esempio ai mercati come preda a quattro soldi per una delle sue banche”.

“La vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha ormai i contorni tipici di un classico problema italiano: si crea per incapacità manageriale e si amplifica per incapacità e voracità politica – si legge nel post – Il bubbone di Siena è esploso nei giorni scorsi. In assemblea la Fondazione del MPS col 30% rappresentava la maggioranza degli azionisti. Grazie a ciò ha rinviato a giugno l’aumento di capitale da tre miliardi di euro entro gennaio proposto dal management e garantito da un consorzio di banche”.

“Il rinvio di sei mesi – scrive – comporta una serie di conseguenze, è bene conoscerle per evitare il solito attendismo all’italiana foriero di disastri. Il rinvio dell’aumento significa il rinvio del rimborso dei tre miliardi e rotti di euro dei “Monti bond” concessi dallo Stato. Lo spostamento di data a giugno rischia di far saltare l’aumento se le condizioni di , dopo le elezioni europee, saranno meno favorevoli di quelle attuali. Cosa probabile perché con il pmo “stress test” che valuterà il rischio delle banche europee da parte della BCE, premessa per l’Unione Bancaria, molte banche faranno ricorso ad aumenti di capitale.

MPS si troverà così in un periodo di forte affollamento di aumenti di capitale. La futura difficoltà nel raccogliere capitali privati potrebbe spostare il problema sulle spalle dello Stato italiano aprendo la prospettiva di nazionalizzazione della banca. Ipotesi che, in sé, è positiva. Tale scenario però può non essere indolore. Nazionalizzare nel bel mezzo del dell’Unione Bancaria e della nuova disciplina di bail-in comporterebbe una probabile imposizione di perdite ad obbligazionisti e depositanti prima di un vento dello Stato. Insomma, pagherebbe sempre Pantalone”.

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