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Conte, un uomo solo: tra fede, famiglia e scaramanzia.

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di Paolo Paoletti - L’esordio il 13 agosto sulla panchina del Chelsea contro il West Ham: dagli alla Premier, il destino spinge Antonio verso la gloria?
Al momento il Cittì è un uomo solo. Anche se al ndo, ma solo.
Anche se capace col suo lav ossessivo di modificare il corso della della Nazionale. Ma solo.

In 20 giorni, Antonio ha plasmato l’Italia, da brutto anatroccolo a cigno, trasformando un gruppo di giocatori considerati gregari in una squadra che i grandi del ora guardano con stupore e esse. Perchè?

Primo. Il Belgio dei talenti (fino a pochi mesi fa numero 1 delle classifiche ) impotente di fronte all’organizzazione di gioco voluta fortemente dal ct.

Secondo. L’Europa che riscopre la solidità del , tra soddisfazione per il ritorno alla nobiltà continentale e timori di dover spartire gloria con un avversario scomodo;

Terzo. L’Uefa certifica che nessuno corre come l’Italia a Euro 2016. La sua piccola campagna di il Cittì l’ha preparata in 3 settimane.

Un ‘duce’, come lo definisce qualche collaboratore, è la definizione nel senso latino e non storico-moderno del termine: ‘maniacale’, di assoluta personalità, capace di farsi seguire con devozione assoluta, di sudare in campo senza mai perdere il sorriso.

Perchè il lav da allenatore è la sua vita, il suo ambiente naturale, e per chiunque lavori al suo fianco diventa naturale non perdere mai la concentrazione, in qualsiasi momento, senza sentire più di tanto la fatica o del ritiro: questo dicono di lui, a Montpellier.

Sulla strada del successo, Antonio lascia sassolini premonitori, passo dopo passo.
Il Cittì è credente e devoto di Antonio da Padova, santo onorato il 13 giugno.
E’ devoto soprat alla famiglia: il bacio alla figlia Vittoria, nome evocativo, dopo il Belgio è come un piccolo rito.

Perchè come chiunque nel non rinuncia alla scaramanzia: dalla scelta del completo scuro per le divise dell’Europeo ricordando che l’ultima volta quell’outfit fu per il Mondiale 2006.

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