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INCHIESTA. Nazionale distrutta dai club: zero giovani, scarsi, pompati!

Soccer; Uefa Euro 2016 qualifying; Italy-Croatia

di Paolo Paoletti - Quando Antonio Conte ha accettato la Nazionale sapeva di affrone una sfida impossibile.
L’allarme è secco: “dobbiamo lavorare con quel che abbiamo e non abbiamo tantissimo…”.
Riassume anni di crisi tecnica e culturale del calcio italiano creato e perpretato dai .
L’1-1 con la Croazia ha smascherato il deficit di talento e personalità accumulato per gli interessi economici dei presidenti che hanno distrutto il settore giovanile per fare personale. Napoli su tutti! Ma c’è anche chi come De Biasi, Cittì dell’Albania denuncia che il calcio in Italia è diseducativo avendo svenduto al rilievo mediatico spirito di sacrificio e fuoco agonistico.

Problemi sono chiari:
1. azzerati i settori giovanili per gli stranieri a basso costo e alte tangenti;
2. troppa tv che maschera la mediocrità delle nostre squadre per vendere un prodotto scadente e strapagato;
3. Federcalcio senza potere e senza un progetto, al soldo dei in guerra tra loro;
4. deculturizzazione sportiva: i campioni si costruiscono dalla scuola;
5. mancano educatori e istruttori: impera la cultura del risultato, ma i ragazzi devono imparare a correre e calciare;
6. scomparsi i modelli come Riva, Rivera e Mazzola, e gli esempi da imie da Zoff a Facchetti!

Ci resta l’effimero della tv: un bombardamento sul nulla che ha inquinato la nostra testa e cambiato in male le nostre abitudini.
L’1-1 vergognoso con la Croazia, infatti, non ha intaccato il di ascolti: 10,1 milioni di telespettatori contro i 9.7 della Germania e i 4,7 della Spagna nei rispettivi turni di qualificazione, un record che conferma il valore del marchio basato su un’immagine vuota, senza effettivi contenuti tecnici.

Conte, invece, conosce la realtà: l’assedio del secondo tempo, il possesso palla degli avversari, la differenza di tocco di palla hanno detto chiaramente quanto valga tecnicamente oggi una Nazionale per 4 volte campione del mondo.

La generazione passata è sfiorita, non solo per la papera di Buffon. Quella a venire non è mai sbocciata, come conferma il ritorno a casa di Balotelli.
L’Italia Under 21 è sconfitta 1-0 anche dalla Danimarca in amichevole a Matera. Gigi Di Biagio maschera… “Quando si costruiscono tante occasioni da gol, c’è da essere contenti. E non ricordo una parata di Bardi”.
Ma fa i salti mortali se Federico Bonazzoli, entrato negli ultimi minuti, a 17 anni e 6 mesi è il più giovane esordiente di sempre dell’Under 21.

“I talenti non nascono tutti gli anni, ma sono sicuro che torneranno”, dice Adriano .
“Il nostro calcio non ne produce più, e bisogna trovare rapidamente una strategia”, spiega Marotta.
Milan-Juve, anime ‘contro’ della , Confindustria del calcio: in guerra perenne solo per far non per fare calcio!

La Federcalcio di Tavecchio si appresta a varare le prime per il rilancio tecnico: rose ristrette con incentivi agli under e curricula per l’ingresso degli stranieri… e poi la nascita di centri federali per i dilettanti.
Ricette con tanti dubbi, per una crisi cronica: da Totti a Giovinco, chi può dire che ci abbiamo guadagnato?

“Lippi ha ricordato che quando vinse il Mondiale la percentuale degli italiani impiegati nelle squadre di era del 64 per cento, ora è la metà”, l’accusa di Conte è una semplice constatazione. Totti, Del Piero, Gattuso, Cannavaro giocavano le coppe europee, “Zaza e fino a due anni fa erano in serie B”.

“Contate le presenze dei nostri e dei Croati”, provoca il Cittì dopo il pari di San Siro.
Conte è abituato a lavorare con i gregari, ma anche lui chiede campioniveri. La ‘ricerca di alternative’ per la nuova Italia ha solo due under 21, Sturaro e Rugani. Nella sperimentale Pro-Genova contro l’Albania ci sono Bonaventura (25 anni), Okaka (25), Bertolacci (23): età in cui i tedeschi già vincono Champions o .
E se Pellè è chiamato per la prima volta a 29 anni, come Matri (29) e Rossettini (29), anche il calcio in Italia non è per i giovani.

“Non abbiamo più fame”, accusa Gianni De Biasi, Ct italiano dell’Albania. “L’ho capito a Tirana. Da quasi tre anni vivo e alleno lì: hanno la voglia che avevano i nostri padri, di assicurare un futuro ai figli. Per noi la ricchezza e il benessere è stato un soporifero. Ci siamo accasciati. Dico in tutti i campi, ma mi limito al calcio: i nostri ragazzi hanno poca fame e troppi videogiochi, i talenti nascono lì dove si corre in 22 dietro a un pallone sporco, magari anche in 30…Le favelas brasiliane o argentine, la Croazia che ha solo 5 milioni di abitanti e tanta voglia di futuro”.

E la ricca Germania? “Verissimo – conclude amaro De Biasi – Ma loro sono diventati campioni programmando. E se anche l’Islanda, un piccolo paese che con un progetto ha scalato ottanta posizioni del ranking Fifa, è possibile ciò che a per noi non esiste”.

Anche se per capire cosa c’è da fare, non bisognerebbe resuscie Pozzo e Bearzot!

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