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Ciao Petisso, Napoli ha perso l’ironia e l’amore del calcio!

09-Bruno Pesaola

di Paolo Paoletti - E’ morto Bruno Pesaola. L’ho saputo davanti la tv. Guardavo il reportage da Zurigo sulla bomba al congresso , fosse scoppiata!
Mi è invece scoppiato il cuore, leggendo l’ultim’ora di Sky: Pesaola è morto, aveva 89 anni, la sua vita legata al Napoli.
NO la sua vita è stata legata a Napoli, città che lo ha accolto, adottato, cresciuto, cui si è rivolto nei momenti peggiori, strappandolo a Sanremo dopo la della moglie.
Petisso è stato ricorrente nella mia carriera: inviato tra le panchine di Napoli-Genoa, ‘prima’ al l’ultimo suo ritorno al Napoli, per salvarlo dalla serie B. E tante altre volte incrociato a casa sua, con Diego, allo , in tv…
Perderlo è stato tornare indietro di 40 anni in un lampo, quelli che sapeva regalare con battute ficcanti, pungenti, mai banali.
Una volta mi segnalo del figlio Diego, artista, scrittore, funambolico con la penna come lui con la palla. Era preoccupato del , quello di tutti i giovani. “Tu – mi disse un giorno – non avrai problemi. Sei un bravo ragazzo, ed un giornalista paraculo. Come bisogna essere”.
Detto di cuore!
Che notti con Bruno, le passava con sigarette e Chivas. Sempre stato così… da giocatore, allenatore, amico di tutti, quelli che meritavano la sua amicizia.
Petissmo è stato un maestro per tanti, anche per me.
Mi ha insegnato come leggere le facce dei calciatori, intuendone paure e fremiti. Se ti avessero tradito in partita o no.
“Il è un gioco, ma pericoloso” ripeteva. Ci si era ‘abituado’… alla roulettes di tutti i casinò del mondo, o al tavolo di un poker.

Caro Petisso, che quello di Sivori e Altafini, fino a Maradona che non ha allenato. Ma seguito come un fratello maggiore.
“Non c’è niente da fare con lui, faccia come le dice la testa, punto”. Tante e tante volte ne abbiamo parlato con Bruno, a cena, mai prima delle 5 del pomeriggio. Anche negli uti anni, la giornata cominciava al calar del sole. Il momento giusto per darsi alla vita.
Abitava in Via Manzoni, un casa sempre più piccola perchè sempre più grandi erano i suoi malanni. Ma non se ne è mai lamemntato…”ho deciso di vivere così, tutto nel bene e nel male”.
Se ne è andato in silenzio, lasciando un vuoto incolmabile.
Bruno è stato un’anima di Napoli; argentino di Mergellina, dallo sberleffo più incredibile: ridere e goderne.
Chi gli ha voluto bene, adesso riderà in silenzio.

NOTIZIA. Il italiano piange Bruno Pesaola, il “Petisso”. L’ calciatore e allenatore nel Napoli è morto 89 anni: era da tempo ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli. Il Petisso, il piccoletto, era nato a Buenos Aires nel 1925 da genitori marchigiani, ed era arrivato in Italia nel 1947 per giocare in una Roma in ricostruzione. Dopo tre anni in giallsso, passò al Novara prima di arrivare al Napoli, nel 1952, dove restò fino al 1960. Del club azzurro diventò anche allenatore, in diversi periodi, vincendo la del 1962, l’unica mai conquistata da un club di Serie B. Pesaola portò anche la allo scudetto nella stagione 1968-69. Su Twitter il cordoglio del Napoli.

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