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The Call, dal 21 al 25 novembre: le donne più carnali del mondo!

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di Nina Madonna - The Cal, il calendario Pirelli che ha 50 anni ed è diventato da tempo un oggetto di culto, si mette in mostra, diventando per una volta accessibile visto che le copie sono numerate, non in vendita e indirizzate solo a pochi fortunati. In attesa dell’edizione 2015 firmata da Steven Meisel, dal 21 novembre al 22 febbraio Palazzo Reale a Milano ospita la mostra “Forma e o. The Cal – Collezione Pirelli”: 200 fotografie tratte dai Calendari Pirelli dalla nascita a oggi. L’esposizione – curata da Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello, promossa dal Comune di Milano-Cultura con il patrocinio di po e organizzata e prodotta da Palazzo Reale e GAmm Giunti – nasce grazie al fondamentale contributo di Pirelli che, ai fini della selezione espositiva, ha messo a disposizione il suo archivio, con migliaia di fotografie dei più grandi fotografi mondiali. Diventato in breve tempo un oggetto di culto, il Calendario da più di cinquant’anni interpreta i cambiamenti sociali e culturali e anticipa le tendenze delle nuove mode, attraverso l’occhio attento dei più celebrati autori mporanei, da Herb Ritts a Richard Avedon, da Peter Lindberg a Bruce Weber, da Peter Beard a Steve McCurry, da Patrick Demarchelier a Steven Meisel.

”Tutti i grandi fotografi protagonisti del Calendario Pirelli – sostiene Walter Guadagnini – da Stern a Weber, da Avedon a Newton, da Testino a Sorrenti, da Ritts a Lindbergh e oltre, si confrontano con la , con le simbologie e le mitologie, con gli apparati scenografici e con le composizioni astratte, con la ricerca esplicita della seduzione – magari anche solo quella del luogo, non necessariamente quella del corpo – in un tempo sospeso, tra realtà e illusione, elementi tutti che ritornano con costanza ma con diversi pesi nelle sine scelte, e che danno però la cifra complessiva di una straordinaria avventura fotografica”. “Un’avventura – conclude Walter Guadagnini – che è ancora oggi ben lontana dall’aver esaurito la sua forza propulsiva, nonostante gli anni e gli incredibili mutamenti sociali, tecnici, culturali e di gusto attraverso i quali i passata, non solo indenne ma ogni volta rafforzata”. Secondo laltro curatore Amedeo M. Turello, “Da ormai più di cinquant’anni le immagini del Calendario Pirelli sono parte della nostra cultura poiché, come in pochi altri progetti in cui è protagonista la fotogra, sono testimoni di particolari cambiamenti, di nuove mode, di nuove idee e di tante invenzioni creative e tecniche. Oggi possiamo vedere con gli occhi dei più grandi fotografi come la realtà sia cambiata e come il modo di rappresenla si è evoluto”. “L’intenzione di questa mostra – ricorda ancora Amedeo M. Turello – è, invece, di mettere da parte per un attimo l’ordine cronologico, il susseguirsi degli anni scanditi appunto dai calendari, di dimenticare i riferimenti temporali in un processo di rilettura critica in grado di proporre una nuova dialettica, fatta di reni, analogie, citazioni e contrasti fra le immagini”.

Così il percorso narrativo va oltre la scansione cronologica, tipica dei calendari in sé, la galleria di immagini di “Forma e o” propone un itinerario tematico, seguendo un processo che esplora e accosta reni, analogie, citazioni e contrasti fra le immagini di oltre mezzo secolo. L’esposizione si sviluppa attraverso cinque stanze, ognuna delle quali dedicata agli elementi che accumunano le foto nute nello spazio: dalla seduzione alla provocazione, dal mito all’enza.

La mostra si apre con la sezione L’incanto del mondo nella quale vengono presentate quelle fotografie che, almeno fino al 1972, venivano realizzate con l’intento di guidare lo spettatore attraverso due elementi fondamentali come il paesaggio e l’espressione delle modelle. I paesaggi sono quelli caratteristici della fuga verso i paradisi tropicali, oppure si tratta di interni, come nella serie di Sarah Moon, nei quali le protagoniste si abbandonano alla dimensione sognante avulsa dal tempo della reverie. Si tratta di atteggiamenti e luoghi che nell’immaginario collettivo trovano, in quegli anni, i l corrispondenti nelle pagine di Love Story e nelle ambientazioni dei primi James Bond e che ritornano come rimandi nei cicli di John Claridge del 1993, di Herb Ritts del 1994, di Peter Lindbergh del 1996, di Bruce Weber del 2003 o di Mario Sorrenti del 2012. Una delle caratteristiche più ricorrenti nelle diverse annate è quella della citazione dotta, del d’aprés, ovvero di un rapporto non competitivo ma di rispetto verso alcuni dei monumenti della dell’arte del passato. Ne Il fotografo e la sua musa (sedotti dall’arte) si analizza l’omaggio a Leni Riefenstahl che Arthur Elgort le dedicò nel 1990, o quello di Clive Arrowsmith che l’anno successivo elaborò una sequenza di citazioni dei maestri dell’arte quali Delacroix, Velázquez, Rembrandt. Particolare è il caso di Annie Leibovitz che cita testualmente non solo i maestri della fotogra ma alcune precise immagini, al fine di trasformare le pagine del Calendario in una sorta di esercizio di gusto volutamente, e provocatoriamente, accademico. Accanto a queste fotografie si troveranno quelle originate da simboli, figure mitologiche, incarnazioni, in cui artisti quali Joyce Tenneson e Karl Lagerfeld fanno assumere alle modelle il ruolo delle muse greche delle arti. La sezione Lo sguardo indiscreto è incentrata sulle immagini caratterizzate da un misto di provocazione, gioco, trasgressione, che segnano un altro degli elementi caratterizzanti l’identità stessa del Calendario. Dal ‘1969’ di Harri Peccinotti, stampato sulla maglietta di una delle ragazze con un non involonio doppio senso, al numero ‘10’ attaccato allo slip di Terry Richardson, la sezione passerà in rassegna i lavori di Helmut Newton e del suo tipico linguaggio di matrice raffinatamente voyeurista, e dei più recenti e più ammiccanti Mario Testino, Bruce Weber, Patrick Demarchellier, tutti cantori di un erotismo che si dichiara nella sua essenza.

Le modelle ritratte sono profondamente carnali, nelle quali provocazione e umorismo viaggiano di pari passo. Il Calendario Pirelli propone sin dall’inizio la presenza di immagini costruite sui principi del modernismo fotografico, in cui la visione fotografica del dettaglio, la trasformazione del mondo a seconda del punto di vista prescelto, la metamorfosi delle cose grazie all’inquadratura, sono elementi cruciali del linguaggio che, nel corso degli anni, hanno inciso anche nei generi e nelle professionalità. Ne La natura dell’artificio si potranno ammirare gli scatti di Brian Duffy, di Peter Knapp, fino a raggiungere i vertici nella ricostruzione del mondo per via di geometrie, ispirate dalle tracce del pneumatico sul corpo delle modelle, di Uwe Ommer; o ancora di Barry Lategan, o di Nick Knight, autore di una delle edizioni certo più anomale e sorprendenti, vocata alla sottolineatura di una sperimentazione linguistica che travalica il genere della composizione con figure per arrivare ai limiti della pura astrazione. La mostra si chiuderà idealmente con Il corpo in scena che rimarca come, nella del Calendario, la combinazione tra modella e ambiente ha assunto un ruolo centrale nella concezione della serie realizzata. È questo il caso di Norman Parkinson o di Bert Stern dove persone, luoghi, abiti diventano personaggio, palcoscenico, set cinematografico, costume, studio fotografico non più nascosto allo spettatore ma rivelato nella sua essenza di grande macchina di costruzione di una realtà parallela. Una concezione che si condensa nella sorprendente sequenza di Peter Lindbergh del 2002, dove la modella interpreta se stessa che interpreta il Calendario, in una totale e ricercata sovrapposizione di ruoli e di luoghi. In modo non meno eclatante, Peter Beard inscena un autentico viaggio nell’esotismo attraverso un gioco che sembra provocare lo spettatore e invilo e riflettere sul confine tra la realtà e le proprie proiezioni.

Fino a ora, la più importante mostra retrospettiva, allestita dall’architetto Gae Aulenti, si era tenuta nel 1997 a Milano (Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi) e a Venezia (Palazzo Grassi), per poi partire per un tour mondiale che ha toccato alcune della principali capitali mondiali come Parigi, , Mosca, Buenos Aires e Tokyo.

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