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Bomba Benitez: la moglie Montse sta male, Rafa torni a Liverpool!

Benitez_Moglie

di Paolo Paoletti - Bomba Benitez. La moglie Montse sta male. Male difficile, per non dire altro. Da un po’.
Rafael Benítez Maudes è volato da lei a Liverpool per decidere il da farsi, la cura, come stare insieme. Non era una vacanza.
Rafa ha 54 anni, troppo giovane per perdere una moglie. Montserrà 46, troppo giovane per…

Francisco Javier e Maria del Rosario, fratello e sorella minore sono a Madrid, difficile dare una mano.

Rafa e Montse non vivono più insieme da 3 anni, dopo la brutta esperienza di Milano: 6 mesi strazianti non solo per i problemi dell’Inter. A Londra col si andava e veniva, senza troppi problemi. Che sono esplosi a Napoli. Il calcio divide, a volte serve rinunciare a se stessi.

Ma il calcio è il dna dei Benitez. In casa tirava aria di derby tutti i giorni: padre grande tifoso dell’Atlético, madre castillana del Real. La Grande Famiglia dove Rafael è entrato a 13 anni e cresciuto.

A Madrid, Benitez ha conosciuto la moglie lavorando alla palestra Abasota. Matrimonio perfetto, ok a Valencia e Liverpool due figlie Claudia e Ágata. Poi dopo Milano, la solitudine.

Montserrà è per tutti è Montse, la signora Benitez: 46 anni, madrilena, occhi color nocciola, gambe da gazzella, sorriso sincero mai convenzionale. Carattere allegro, personalità solare quello delle donne di Galizia, dove ha origine la sua antica famiglia.
Adesso combatte per la vita. E dura, ma si può fare. Si deve fare. E serve l’aiuto di tutti. Sopra di Rafa, il quale nella prima settimana di settembre, ha deciso di tornare a Liverpool. Quillon, il manager, ha parlato anche con i Reds, dove Benitez è stato .
Rodger non è amatissimo e Balotelli è stata la goccia che potrebbe far traboccare il vaso. Ecco perchè il Liverpool sta corteggiando Higuain.

Ma la cosa più importante adesso, non è il Napoli, non è il calcio: è Montserrat, la signora Benitez.

Qui Liverpool, covo degli scarafaggi. Lennon, Paul McCartney, Harrison e Ringo Starr… a poco da ‘Cavern Club’, storico ritrovo dei Beatles, c’è casa dei Benitez. Un castelletto in cima alla collina, protetto da ettari di verde, bosco e giardino tropicale, vista sul Galles tra mare e il fiume.

Quattro piani, palestra, piscina coperta e sauna, sala biliardo, la stanza dei trofei… quanto serve, insomma, per non uscire mai.
Richiama Hogwarts luogo di magia. Lì dove il mago è Rafa vive la famiglia Benitez.

Dove Monteserrat ha rilasciato l’unica intervista da quando il marito è a Napoli.
Leggendola si capisce cosa unisce i due, per cui vale combattere, oltre la solitudine.
Si capisce chi è veramente Rafael Benitez Maudes, allenatore di calcio oggi molto discusso, uomo, marito e padre di grandi i.
Si capiscono tante cose, adesso.

Qualche giorno fa, Rafa alle critiche ha risposto stizzito: “non ho perso la testa”. Se anche fosse, adesso si potrebbe capire.
Napoli deve lasciarlo libero di tornare a casa. Lui deve decidere quando tornare a Liverpool.

‘El buen retiro’, dice Montse… lontano da e tutti, ‘pequeño paraíso’ per dimenticare e superare ogni avversità.
Anche le polemiche rabbiose di Napoli.
“Rafa dice sempre che bisogna fare tes degli errori commessi e andare avanti. Dopo ogni partita guarda e riguarda il video cento volte per capire dove ha sbagliato e come intervenire. E’un grande allenatore, non tocca a me dirlo ma parlano i risultati. E posso assicurarvi che è un ottimo marito e mi manca tanto».

Prima della vacanza scabrosa alla vigilia del Chievo l’ultima volta a Liverpool era stata a Natale.
«Ormai si gioca ogni tre giorni, muoversi per lui è praticamente impossibile».

Rafa e Montse si vedono pochissimo: una volta al mese, non di più. Preferibilmente a Napoli…
“Vengo con le bambine, hanno sempre grande nostalgia. Non riesco a tenerle lontane dal padre troppo tempo. Sono fiere di essere le figlie di Benitez, sono orgogliose. L’unica cosa che non riescono a capire è perché con il l papà non possono fare una vita normale. Vorrebbero andare al cinema con lui, a mangiare un gelato, al parco giochi. Impossibile”.

La famiglia non lo ha più seguito dopo ciò che accadde a Milano, meno che mai a Napoli. Perchè?
«Per carità. Lì siamo blindati. Quando usciamo, neanche troppo spesso, lo facciamo sempre in gran segreto altrimenti è il caos. Rischiamo regolarmente di creare problemi. Certo qualcosa dobbiamo pur fare. Non posso tenere le bambine segregate in albergo. E poi a l Napoli piace molto, andiamo per monumenti. Ad l’arte e la storia, quella di Napoli in particolare. Sono io che faccio da guida, a Rafa ho fatto scoprire il meglio…Palazzo Reale, Castel dell’Ovo, Cappella Sansevero. Il Cristo velato mi ha incantata, Capodimonte”.

Napoli, una città da prendere con le molle: bellissima, non per viverci…
“No, proprio no. Non possiamo più andare in giro per l’. Volete sapere quanti posti abbiamo cambiato in quindici anni di vita insieme? Abbiamo vissuto prima a Madrid, poi ci siamo trasferiti in Estremadura, dove è nata Claudia, quindi a Tenerife e a Valencia, dove invece è nata Agata, a Liverpool circa otto anni e a Milano per non più di sei mesi”.

Come è stato a Milano all’Inter di ?
“Lasciamo perdere. Non ho un buon ricordo di quel periodo. Gli ni del nord non sono come quelli del sud, un po’ come in Spagna d’altronde. Avevo molte difficoltà a comunicare con la gente, anche per le bambine non è stato facile. Perfino i erano diversi. In ogni caso è durato molto poco”.

Meglio Liverpool.
“In Inghilterra mi sento a casa, ormai viviamo qui da dieci anni. Ho seguito Rafa fino a quando è stato possibile convinta come sono che la famiglia deve essere unita e viene prima di . Purtroppo arriva il momento in cui non è più possibile farlo. Claudia e Agata hanno bisogno di stabilità. Quando erano piccole le portavo in giro più facilmente, adesso che hanno 15 e 11 anni è complicato. Liverpool è la l città, la scuola, gli amici, lo sport. Non vogliono andar via. E poi Rafa ed io qui ci stiamo volentieri”.

Soprat lei.
“Vi assicuro che quando c’è, Rafa è felicissimo. A Liverpool si vive bene. Lui può andare in giro come e quando vuole senza problemi. Recentemente lo hanno anche nominato cittadino onorario”.

Bella soddisfazione.
“Peccato che c’è poco, ma ci sta alla grande. Mette gli shorts, fa lunghe passeggiate nel bosco, nuota, si allena, gioca con le figlie. Il bello è che Rafa dice che Liverpool e Napoli sono due città simili”.

Perchè?
“Entrambe hanno un sacco di problemi. Purtroppo è la verità. Però c’è anche tanta solidarietà. La gente ha grande cuore. Sia a Napoli che a Liverpool. Questo ci ha convinto a mettere su una Fondazione. La FMB, Montse-Benitez, per aiutare le Caritas di Merseyside e Wirral. Ne assistiamo una decina grazie anche alla mia amica Linda, una donna inglese straordinaria. Per me è come una mamma”.

Come fate a raccogliere fondi?
“Tornei di golf, cene di gala, corse di cavalli. Il nostro obiettivo è creare un movimento per riunire tutti vogliono aiutare gli altri”.

Certo, se scende in campo la signora Benitez è più facile.
“Senza dubbio. Se c’è Rafa poi è il massimo. In ogni caso quando si tratta di raccogliere fondi non mi creo alcun problema. Sfrutto il suo nome. Quando non faccio altro”.

Cioè?
“Gli ho venduto una cravatta. Vi ricordate la finale di giocata a Istanbul 2005, quando il Liverpool perdeva 3-0 contro il Milan e vinse ai calci di rigore? Mi servivano per aiutare gli ospiti di un ospizio. Ho preso la cravatta che Rafa indossava quella sera e l’ho venduta”.

E Rafa?
“Non ha detto niente. È troppo buono”.

Anche con i suoi giocatori. Viene accusato di essere eccessivamente morbido.
“Non è così”.

È l’unico in che manda la squadra a dormire a casa la sera prima delle partite.
“A parte che non succede sempre e poi Rafa è convinto che se i calciatori sono sereni, e stanno bene a casa, giocano pure meglio. La squadra fa parte della sua famiglia. Non riesce a trattare i ragazzi da allenatore e basta. Conosce i l problemi, cerca di risolverli, spesso ne parla anche con me”.

Ma lei è tifosa oppure no?
“Lo sono diventata. Prima di conoscerlo, diciotto anni fa, non avevo mai visto una partita di pallone. In casa mia il calcio non interessava a nessuno, neanche a mio padre”.

Come vi siete conosciuti?
“A Madrid, in palestra. Io facevo ginnastica e lui il manager. Sì occupava dell’organizzazione, però era già stato ingaggiato come tecnico dal Real Valladolid”.

Insomma, era già famoso?
“Gli altri lo conoscevano, non io. Si presentò dicendo ‘ciao’ convinto che l’avessi riconosciuto. Ma fu costretto a presentarsi… sono Benitez, l’allenatore di calcio, possibile che non sai chi sono?”.

Poi però avete fatto amicizia.
“Non senza difficoltà. Sei mesi dopo il nostro primo incontro andò ad allenare l’Osasuna a Pamplona”.

Addio Rafa….
“Non proprio, ma quasi. Io lavoravo dal lunedì al venerdì all’Università di Madrid, lui nel fine settimana a Pamplona. Facevamo i salti mortali per incontrarci. Però era molto romantico”.

Ma lui è romantico?
“Molto. A San Valentino mi ha mandato i fiori e ogni volta che vince un titolo per tradizione mi regala un logio”.

Quanti ne ha?
“Dieci”

Vai con lo shopping…
“Non mi piace. Quando ero a Milano tutti a dirmi vai in via Montenapoleone, vai in via della Spiga. Manco a parlarne, non me ne importava niente”.

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