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Bogarelli, loggia del calcio: imbroglio tv.

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di Ettore Livini e Marco Mensurati*

BURATTINAI E BURATTINI. Il rapporto di dipendenza economica, funzionale e politica tra i clienti (i presidenti dei club) e chi garantisce loro l’ossigeno dei diritti tv sarebbe fisiologico e legittimo. Meno fisiologico, è il ruolo che il sistema che ruota attorno a Bogarelli – forte del suo strapotere economico sul pianeta – ha finito per ricoprire all’interno del pallone. Il denaro, in questo caso, è lo strumento. Ma il vero collante, in Italia accade spesso, sono le relazioni. I grandi burattinai della Serie A le hanno costruite dal nulla: quando nel 2008 Antonio Matarrese si è presentato in Lega con la cartellina ‘Infront’ sottobraccio, erano in pochi a pensare che quella società avrebbe potuto vincere la gara per diventare advisor della Confindustria del . Pochi ma buoni, evidentemente. Il fratello dell’ex numero uno del si è alleato a Claudio , patron della Lazio e Massimo Cellino, ex presidente del Cagliari (che da Infront avrebbe incassato una penale da 10 milioni per rescissione contratto appena prima della cessione della squadra). Insieme hanno iniziato a tessere la tela del consenso portando dalla loro parte la serie B e un altro po’ di pesci piccoli. I grandi club, come al solito, sono rimasti a guardare, distratti da chissà cosa. Roma e sono rimaste all’opposizione. – l’unico che Infront la conosceva bene, vedremo poi perché – non si è esposto troppo. Ha lasciato lavorare , ammiccato alla Juve, tenuto i piedi in tutte le scarpe pronto a festeggiare. E poi ha festeggiato.

L’ASSIST PER ARCORE – Infront è diventata così advisor della Lega. E il cerchio magico di alleanze consolidato in quell’occasione – Bogarelli, , Cellino e, di sponda, – ha iniziato da allora a tirare le fila di ogni decisione importante del tricolore. Ultima in ordine di tempo, il ribaltone dell’asta per i diritti tv della Serie A, dove Sky, malgrado un’offerta nettamente superiore a quella di Mediaset, è stata costretta a venire a patti con il sistema. Accettando il compromesso – regista, ovviamente Infront – che ha rimesso in gioco il Biscione: Bogarelli ha convinto la Lega – non è stato difficile viste le relazioni – ad accettare meno soldi pur di tenere vivo il mercato televisivo garantendosi due concorrenti, riaprendo così le porte ad Arcore. Un assist straordinario alle pay-tv di Berlus che rischiava il crac senza Serie A.

IMBROGLIO LEGA-MEDIASET. Per imprese titaniche come queste servono gli uomini giusti al posto giusto, Quelli che al momento buono sanno onorare le ‘cambiali’ in scadenza. E il sistema Infront, anche su questo fronte, ha giocato bene le sue carte. Alla presidenza della Lega che ha fatto il regalo a Mediaset, per dire, c’è Maurizio Beretta. Eletto nel 2010 – a proposito di cambiali – con i voti dei soliti e Cellino – più, ça va sans dire, – contro le sette grandi (in teoria) sorelle del italiano, che pure rappresentano il 70% dei tifosi. Difficile dire che Davide ha sconfitto ia. A muovere il consenso, come al solito, sono infatti i soldi: ‘Il giochino è semplice – spiega un osservatore interno ai fatti della Lega che chiede di restare anonimo –. Infront negli anni ha comprato i diritti commerciali delle società che non riescono a vendere gli spazi commerciali dentro i propri stadi, sovrastimandone sistematicamente di qualche milione il valore. La cifra pagata in eccesso è il prezzo pagato per il voto in lega del presidente del club’. Una lettura maliziosa? Può darsi. Di certo il copione è andato in replica quest’estate in fotocopia con l’elezione al vertice della Figc – alla faccia dei fuochi d’artificio su Optì Pobà – di Carlo . A eleggere l’impresentabile sono stati i club della scuderia Bogarelli seguendo il solito schema: grandi elettori e a guidare la folta schiera. Contro, solo Juve e Roma, che hanno chiesto un passo indietro a lui e a Demetrio Albertini con una lettera firmata da Cagliari, Cesena, Empoli, Fiorentina, Sampdoria, Sassuolo e Torino.

UNA P2. La partita si giocava sul filo del voto. Fino a quando la scuderia Infront ha sparigliato le carte. ‘Devo annà a prende’ er Cesena’ ha annunciato alla vigilia del voto. La missione è finita con un trionfo: perché non solo ha preso il Cesena (che a metà luglio aveva siglato un accordo con Bogarelli, nel cui o risultano versati 520mila euro ai romagnoli come anticipi per diritti di prelazione). Ma anche la Sampdoria, anch’essa cliente Infront. Un deja vu: i soldi comprano il potere, il potere garantisce i soldi. E non a caso appena al Milan ha iniziato a salire la stella di Barbara Berlus (e a tramontare quella di Gallini), Infront – temendo di perdere un alleato chiave – è corsa ai ripari garantendo un contratto d’oro all’Inter del neo arrivato Thohir, che alla vigilia dell’elezione di – la società nerazzurra ha votato per lui – ha firmato un accordo molto ricco per la gestione commerciale di . L’aspetto meno gradevole delle cambiali è che, a un certo punto, scadono. E quelle di (‘un uomo che ha molte cambia-li’, parola del presidente del Giovanni Malagò) potrebbero arrivare a maturazione in tempi strettissimi. Questo almeno temono i competitor della Infront che hanno partecipato all’asta della Figc per l’advisor commerciale della nazionale di , fino ad oggi Rcs Sport. La scelta del nuovo è attesa a giorni e la candidatura di Infront per un contratto che vale intorno ai 60 milioni di euro (56 nel quadriennio 2011-2014) è considerata la favorita. Si vedrà. ‘Diciamo che se sull’appalto si dovessero accettare scommesse, i bookmakers non darebbero le quote’, scherzano in Lega. In tà c’è poco da scherzare. I concorrenti, oltre a Rcs (con Img) la svizzera Swissone assieme a Wpp, minacciano ricorsi alla magistratura.

* da La Repubblica

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