ULTIM'ORA

ADL vuole i soldi dei tifosi, il Napoli non è Yacht Club…

de_laurentiis_napoli

di Paolo Paoletti - Alla vigilia di Napoli-Juve, che il Napoli affronta con 10 punti di distacco sommati in appena 17 partite: il tema della competitività è il vero unico tema da sviluppare. Come la tessa Juve dimostra lo è l’unico volano di nuovo fatturato. Così come il futuro del punta al rilancio del settore le.
De Laurentis ammette di non avere soldi per settore le e restyling del San Paolo, soldi che vuole chiedere ai tifosi, inopportunamente e bugiardamente dichiarati immaturi.


1. “Lo ci sarà quando l’ambiente sarà maturo. Quando parlo di ambiente maturo mi riferisco a tifosi che non siano vicini al Napoli soltanto vince”.
2. “Ho chiesto 3 anni di tempo per valutare l’evoluzione economica del nostro Paese e la verifica del progetto ispirato ad una legge che va in direzione delle società calcistiche e non degli immobiliaristi. Non abbiamo un fatturato che ci consente di sviluppare il nostro vivaio. Non possiamo permetterci di investire nella costruzione di un nuovo . Sto pensando di raddoppiare il fatturato del Napoli creando un di 150mila tifosi che versino una quota di 1000 euro ciascuno. In cambio dovremmo offrire prestazione e stiamo cercando di definire quali potranno essere. Magari pacchetti di partite cui assistere da gare ufficiali a amichevoli.. Se con questa cifra riuscissimo a creare un nuovo ognuno avrebbe un posto assegnato. Non parlo di azionaariato pubblico, sia chiaro: la mia serietà e la mia professionalità sono una garanzia su questa operazione”.

Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano per chi ha esperienza per comprendere all’impronta la messa in scena.
A chi – e sono tanti – crede pedissequamente quanto legge sui , giriamo le considerazioni di Vettosi, esperto di ‘Strumenti Finanziari Partecipativi’ regolati dall’art. 2346 del codice civile.

di Fabrizio Vettosi – “L’assunto è strategico: AdL ha capito l’impossibilità di un processo di crescita tecnica che richiede un salto “pantaano” (termine di economia classica) nella dinamica degli investimenti. In un contesto economico-aziendale mutato (maggiori cosi operativi e maggiori incertezze sui ricavi ricorrenti prospettici), AdL non vuole nemmeno rischiare di investire il sempre più esiguo cash-flow generato dalla gestione in un processo aziendale di cambiamento che personalmente ritengo fondamentale, investendo in quelle Aree Aziendali (Area Tecnico-le, strutture, nazionalizzazione del Brand, Area Tecnico-Sanitaria, Organizzazione e Risorse Umane) che attualmente sono carenti e che costituiscono i “pilastri” per far si che la SSCN possa perdurare nel tempo.

La mia analisi giunge alla conclusoone che De Laurentis non si vede a vita azionista di riferimento della SSCNapoli e non vuole assumere dei rischi che nel breve potrebbero deprimere i profili di redditività e finanziari dell’azienda con la conseguenza che un’eventuale trattativa per la vendita partirebbe da valori più bassi.
Il tecnico-gestionale, capisce che lui sia costantemente in attesa di un acquirente che formuli una proposta e per tale motivo, tiene l’azienda ‘intatta’ in base allo status quo – stand alone attuale.

Sa benissimo che con questo approccio non riuscirà a trattenere i talenti migliori, sia calciatori che tecnici.
Lo confermano i ripetuti attacchi di Benitez sulla necessità di sviluppare un piano investimenti nelle suddette Aree di attività.
E allora cosa ha escogitato?
Ciò che lui definisce ‘Azionariato Popolare’ ma diverso nella sua mente, non paragonabile a quanto sviluppato dal altri s: FC Barcelona, CF, CABJ, Flamengo CR, eccetera…. in molti casi Polisportive ab origimen e in similitudine alle nostre Associazioni di Circolo o yacht .
Successivamente, con l’evolversi dell’”industria del calcio” questi s hanno assunto una struttura organizzativa diversa ma rimanendo in molti casi delle “polisportive” in cui esiste ancora il voto “capitario” simile alle nostre “Banche Popolari”, ovvero un singolo associato non può avere più di un certo numero di quote o essere portatore di un numero limitato di voti per delega in assemblea.

In pratica, in occasione, del rinnovo delle cariche si svolge una vera e propria competizione elettorale a cui tutti (anche tu se diventi socio con una quota) possono partecipare candidandosi per l’elezione del Consiglio di Gestione.

Ciò che vuole fare AdL è del tutto diverso: vuole essere padrone con i soldi degli altri.
Presumo che voglia utilizzare l’art. 2346 del nostro c.c. che prevede l’emissione di “Strumenti Finanziari Partecipativi” (SFP) che gli consentirebbe di raccogliere attraverso una pubblica sollecitazione una somma rilevante (ha stabilito 150 mil.) con cui realizzare i summenzionati progetti.

Gli SFP, nel nostro ordinamento, non danno diritto alla governance aziendale ‘strictu sensu’ in quanto i possessori non partecipano all’Assemblea degli azionisti anche se si riservano diritti amministrativi limitati su specifiche materie (art. 2351 c.c.) oppure la rappresentanza in CdA.

AdL non ha inventato nulla, ripercorre un ‘già visto’ all’epoca senza l’ausilio del c.c., inventato dal funambolico “Ingegnere” che nel 1984 si inventò la partecipazione del sottoscrittore dell’abbonamento alla AINC (Associazione na Napoli s).

Le criticità tuttavia sono rilevanti.
Con gli SFP la SSCN solleciterà il ‘pubblico indistinto’ (termine tecnico) e diventerà automaticamente una “Società per Azioni a Capitale Diffuso” e, quindi, dovrà attrezzarsi in termini organizzativi.

Ma avere sottoscrittori i tifosi, a Napoli, sarà oltremodo difficile…
Tanti potrebbero permettersi di investire anche 1.000 € una tantum ma certamente le classi più agiate ragionano su basi molto più razionali che emozionali. La remunerazione di questi SFP, secondo quanto dichiarato da AdL, sarebbe in controprestazioni di servizi, non di rendimento monetario.
Quali conseguenze potrebbero esserci nel caso in cui la SSCN non fosse in grado di attendere le aspettative dei sottoscrittori?

L’investimento nella SSCNapoli è certamente più appetibile per Investitori di natura finanziaria o pubblica (Borsa) ma, in questo, caso AdL dovrebbe rinunciare a soci-sleeping, mettendosi in casa soci attivi o potenzialmente attivi che vorrebbero decidere con lui e condividerne le strategie. Probabilmente ciò che lui non vuole.

In merito alle controprestazioni da rendere ai SFP, mi astengo… ma penso che nel contesto in cui viviamo (basti la querelle su cui non do torto in principio al Sindaco) è difficile immaginare quali servizi in natura possa offrire la SSCN ai sottoscrittori di SFP, visto che non c’è nemmeno una sede per accoglierli e, ad oggi, in città di un museo non si vede nemmeno l’ombra e neanche di uno shop Istituzionale del ”.

Devi essere iscritto per commentare

Login

Leave a Reply