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Sprint Scudetto: dal ’67, 7 su 8 alla Juve!

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di Antonella Lamole - Lo spr Mario Cipollini, figura tra i record del ciclismo no in virtù delle tappe vinte in volata. Successi con il classico e decisivo colpo di reni che gli consentiva di salire sul podio felice di essere arrivato 1.

Dopo anni, svela il segreto per non avere avversari sotto il traguardo.
“Io mettevo forza e potenza delle gambe, ma in realtà tutto ruotava sulla psicologia. Problema degli avversari i quali vedendomi al loro fianco allo sprint significava perdere. Forse non per tutti era così, ma per la maggioranza sì”.

Teoria psicanalitica da traslare al calcio nei campionati vissuti sino all’ultimo tra due squadre per lo scudetto e specialmente quando uno dei contendenti era/è la .
E’ ciò che sta accadendo nel testa a testa tra Sarri e Allegri destinati, salvo , a risolvere la volata scudetto allo sprint.

Rischioso per il stando alla del calcio no e degli scudetti vinti all’ultima giornata.

La Juve è maestra di questi successi. Ogni volta una diversa ma sempre lo stesso finale: Juve campione, con code velenose e polemiche, ma sempre con merito talvolta più forti degli altrui demeriti.

1. A cominciare dal 1967 quando al Comunale di Torino la ospitava la Lazio mentre l’ era a Mantova.
I bianconeri erano sotto di 1 punto in classifica. L’ con un avversario che aveva più nulla da vincere o da perdere mentre la Lazio obbligata almeno a pareggiare per evitare la retrocessione.

Era la Juve di Heriberto Herrera, che aveva ‘cacciato’ Sivori fuggito a con Josè Altafini.
Il ‘miracolo’ arrivò nel secondo tempo. Non esistevano i telefonini e ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ trasmetteva una sola partita per evitare influenze sui due campi decisivi.

Ad un tratto in tribuna centrale vidi saltare e gesticolare il blico a fianco del settore stampa.
Anche i giocatori in campo si fermarono per un istante. Heriberto, davanti la panchina, sembrava posseduto.
Per una ‘papera’ di Giuliano Sarti il Mantova aveva segnato.

La Juve fece fuori la Lazio con due . E in pizzeria alla sera Zigoni raccontava: “Ancora non ci credo. Il merito comunque è tutto del mister che ci ha convinto a non mollare mai anche se nessuno di noi si faceva illusioni”.

Uno sprint alla Cipollini vinto dalla .

2. Sei anni dopo la si ripete, con lo scudettto alla Juve nel 1973, mentre il Milan cadeva nella Fatal Verona.

3. E poi dopo ancora 4 anni, l’epilogo che produsse adrenalina nazionale.
L’anno prima, ’75-’76,lo scudetto era statio vinto dal Torino di Gigi Radice. Grande squadra con Sala e Pecci, Pulici e Graziani…

4. Per Tuttosport fu un trionfo portare allo sprint le due squadre di Torino: il ‘cuore Toro’ però nulla potè e Trapattoni restituì lo scudetto ai bianconeri.

5. Alla vigilia dei di Spagna ’82 in Fiorentina e corsero testa a testa. All’ultima
i viola erano a Cagliari, la Juve a Catanzaro.
In Calabria andò in scena lo psicodramma: Agnelli aveva già annunciato l’acquisto di Platini e quel gran signore irlandese di Liam Brady sarebbe andato via.
La tensione era talmente alta che nessuno s’accorse che fu Trap a ordinare a Liam “Il rigore lo calci tu!”. Tutti ad attendersi l’errore per ripicca. Invece portiere da una parte e pallone dall’altra: rigore perfetto.
A fine gara nello spogliatoio fu baraonda: Brady, uomo scudetto (a Fiorentina non era riuscita a fare manco un a Cagliari), seduto sulla panca, stava piangendo in un ano.

6. La stagione 1985-86 vide invece la Roma dover rassegnarsi alla legge bianconera della vittoria sul filo di lana. Era una Juve piena di problemi e destabilizzata dalle voci sulla partenza di Trapattoni. Una squadra che, comunque, riuscì a battere il Milan con un di Laudrup mentre la Roma perse incredibilmente con il Lecce in casa per tre a due, il tutto alla penultima giornata di .

7. Ma la volata capolavoro” i bianconeri senza alcun dubbio la realizzarono nel 2002 quando un’ irriconoscibile e sconosciuta persino a se stessa, malgrado la presenza di Ronaldo e il favore persino del blico biancazzurro, perse all’Opico contro la Lazio mentre la Juve dilagò a Udine.
Era il 5 maggio. Ei fu, come scrisse Manzoni per Napoleone!

8. Con l’eccezione di Perugia nel 2000 (scudetto alla Lazio).

Nel grande romanzo del calcio no il rifletta sui possibili rischi di uno sprint con la .

Evento che farebbe gridare allo scandalo.
Ma se invece si trattasse non di ‘Poteri Forti’ come lamenta De Laurentis ma di bravura e abitudine a gestire le occasioni più estreme?

Prepariamoci, manca poco!

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