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Allegri segreto: un grande, simpatico, pazzo!

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di Antonella Lamole - Il suo vero, forse unico, sponsor è sempre stato Giovanni Galeone. Dopo l’ultima uscita di Sacchi sul Rosemborg viene fuori un privato, raccontato da GQ Magazine.
“Appena posso vado a casa per sentirmi di nuovo Massimiliano, giocare a briscola con gli amici, correre nel gabbione dei Bagni Fiume ­fino a farmi venire le vesciche. La maglia della mia prima squadra, quella dei portuali, la indossai a 9 anni. Giocavamo con il sole, con la pioggia, persino con la neve. Certe volte, tornando a casa, pareva che nella borsa avessi il piombo. La prima squadra che mi offrì un contratto, il Cuoiopelli, pagò il mio cartellino 6 milioni di lire. Avevo 17 anni. Ero felice. Eccitato.
Ora? Mi piace il cazzeggio. Mi dà grande gioia. Rasserena, rimette in pace con il mondo. Lo consiglio ai miei giocatori. Non si può essere concentrati per 24 ore al giorno. È un indizio di malattia.
Che allenatore sono? Amico no, carceriere mai. Non recludo i calciatori, li responsabilizzo. Le soluzioni devono trovarle da soli. Altrimenti quando saranno senza aiuto non sapranno a che santo votarsi. Detesto gli yes-men e cambio idea perché non la considero una debolezza, ma un modo di crescere. So di non avere sempre ragione. Se ce l’avessi e dicessi solo cose giuste, sai che palle?”.

Sistemati i calciatori, sbatte contro i presidenti…
“Cellino, , Squinzi, Agnelli, Gaucci, Piero Camilli, con la sua , a Grosseto. Tutti importanti. mi esonerò? Me lo comunicò , poi il giorno dopo mi telefonò . Hanno nzato tanto, inventando dissidi e complotti, ma la verità è che con il Berlusca ho sempre avuto un ottimo rap. È simpatico. Anzi, molto simpatico. Poi se mancano i risultati ci si può dividere, ma il rispetto reciproco non è mai mancato.
Dopo -? Quando tutti pensavano di farmi il funerale poi si sono ricreduti, adesso inizio a divertirmi io.
Ma non mai rancore, è una fatica inutile. Il è una chiacchiera da bar. Fanno tutti i professori, parlano di tattiche e schemi, ma la verità è che nel pallone non si inventa nulla dal ’92, dall’abolizione del passaggio indietro al portiere. Il resto sono puttanate. Nella vita ho fatto tante e sulla mia carriera di allenatore nessuno avrebbe scommesso un mezzo caffè.
è un coglione, dicevano. Gioca al Casinò, punta sui cavalli, ha lasciato la sposa sull’altare, è solo una testa matta. Diventare chi sono è stato sfi­dare un pregiudizio. Dimostrare che le origini hanno un senso: vengo da Livorno, sono di scoglio e lo scoglio, come si sa, è duro. A Livorno si dice: ‘Meglio invidiati che compatiti’. Mi pare renda l’idea”.

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