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Ale 40, il made in Italy del calcio: 10 e lode come Platini e Maradona.

Juventus FC v SS Lazio  - Serie A

di Antonella Lamole - Sono 40, cifra tonda. Quarant’anni e, come dice lui, “un cuore a strisce bianconere”. Alessandro Del Piero spegne 40 candeline ma ha ancora voglia di correre e di “vivere”. Da fuoriclasse universale, campione d’, d’Europa e del Mondo, lo storico ’10 bianconero’ è diventato l’emblema del made in Italy del pallone, la faccia bella del calcio.

E’ salito sul tetto del mondo senza aver avuto paura di scendere negli inferi della Serie B con la sua amata maglia: “Di sicuro di storie come la mia ce ne sono attualmente molto poche – è l’incipit della sua lunga vista a Federico Buffa di Sky che lo è andato a trovare a Delhi – e sarà sempre più difficile che troveremo storie così con il calcio che cambia, ma questa non è una critica. Credo che invece si debbano esaltare storie come quella che ho avuto il privilegio di vivere. Io ne vado orgogliosissimo, sono strafelice di aver passato ogni momento alla , anche perché molti dei miei momenti, onestamente, sono stati bellissimi. Io ricordo della ntus sempre tutto col sorriso, tutti i momenti belli e anche quelli più bui, non permetto a nessuno di cambiare questo, il mio cuore è a strisce bianconere”.

Una storia d’amore, quella con la ntus, che non si è mai spezzata: “Il 2006 è stato un anno in quel senso decisivo – rammenta Alex – alla fine di due anni con Capello che sono stati sicuramente anni non facili e nuovi per me. Però poi, alla fine di quei due anni, nell’estate del 2006, è successo “qualcosina” (la vittoria al Mondiale, ndr) che ha cambiato un po’ le carte in tavola. E io sono rimasto”. Pensa ai suoi anni giovanili (“nel tema delle elementari “Cosa farò da grande” avrei voluto scrivere il calciatore ma non pensavo fosse un lav e così ho scritto, il cuoco”), al primo viaggio da Padova a Torino, che nei decenni successivi lo hanno portato in giro per il mondo, fino a Sydney e Delhi, anche se la famiglia lontano è oggi l’unico cruccio (“Mi mancano tanto”): “Dal dopo-ntus è nato un viaggio totalmente nuovo e inaspettato per me, sia per dove sono andato, per dove sono, e probabilmente anche per dove andrò. E’ un viaggio che va oltre e che mi permetterà di capire cosa dovrò fare il giorno in cui smetterò”.
Da un amore all’altro: “Io e Andrea Agnelli amiamo la stessa cosa, la ntus. Lui la vive direttamente, io sto facendo un altro viaggio adesso, ma una chiacchierata davanti a una buona bottiglia di vino ancora non l’abbiamo ancora fatta”.

Magari per un ruolo manageriale? “Me lo auguro”, risponde Del Piero che si dice pronto, un domani, anche per un ruolo istituzionale nello sport: “Mi piacerebbe che lo sport avesse un ruolo più importante nella vita di tutti i giorni, nelle scuole e che la filosofia che sta alla base dell’attività sportiva fosse migliorata, questo si mi piacerebbe. E che si potesse in qualche modo, lavorare più di insieme, per il mondo dello sport. è un esempio in questo senso. I calciatori preparati potrebbero dare molto. Mi auguro che possa accadere, senza nulla togliere a chi è stato o non sarà il “non-calciatore”, perché ci sono tanti piccoli aspetti che, effettivamente, avendo vissuto il calcio, li puoi pesare e pensare in maniera diversa”.

Ha vinto tanto, ha esaudito quasi tutti i desideri tranne forse uno: “giocare con e , a l avrei lasciato la 10″. Così Alessandro el Piero racconta i suoi primi 40 anni in una lunga vista – 40 domande, 40 risposte – alla Gazzetta dello Sport. “Non soffro di nostalgie e dunque riesco a godermi il tempo che sto vivendo – esordisce Del Piero, oggi protagonista del calcio indiano – Ma ci sono momenti della vita in cui quando vai a dormire ti sembra che sia finita un’era, non una giornata. A me è successo quando è morto mio padre. E quando sono diventato padre io”.
“Il mio primo ricordo sono io abbracciato a un pallone”, racconta ‘Pinturicchio’ che parla dei due più bei gol della sua carriera: quello contro la di esterno al volo e quello contro la Germania nella magica semifinale del Mondiale 2006 (“la gioia più intensa”). Con i compagni “ho avuto un rapporto unico, in campo siamo come fratelli, è una dele cose di cui vado più orgoglioso”, dice Del Piero che poi parla di Lippi (“siamo legati a ricordi incancellabili”), Capello (“due anni difficili ma vincenti”); Ancelotti (“profonda stima e gratitudine”), (“non eè da tutti vincere da compagni di squadra e allenatore, uno scudetto indimenticabile”), Boniperti (“una sorta di papà calcistico, continua fonte di ispirazione per me”).
Poi il pensiero all’ Avvocato (“io e Agnelli la amiamo e vogliamo il bene della : questo è la cosa che conta”) e ai definiti “la più grande vittoria della mia carriera”). Dice che se non fosse stato Del Piero gli sarebbe piaciuto essere “Michael Jordan”, mentre difende a spada tratta le sue vittorie in maglia bianconera: “so quello che abbiamo vinto e come abbiamo vinto. Sudando e meritando tutto: dal primo all’ ultimo punto, dalla prima all’ ultima coppa”. Sulle difficolta’ delle ne in Europa dice: “non ci piangiamo troppo addosso e lavoriamo per tornare a vincere”. Pensare poi al giorno della firma del contratto con la ntus gli fa “quasi paura. Quella firma è stato l’inizio di tutto, ha cambiato la mia vita quel momento magico – conclude – ho izzato, di fatto, il mio grande sogno”.

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