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ADL, sale in coda: “solo 12 in A, no debiti no titoli!”

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di Marco Innocenti - Ecco l’oracolo che riappare dall’atro delle saline…
De Laurentis in conferenza stampa a Salisburgo, annuncia il rinnovo del ds Giuntoli: “ha rinnovato per cinque anni a partire e dall’1 luglio”: Poi blinda Insigne: “Non mi risulta sia sul mercato. Non c’è un prezzo per lui, non interessa o forse interessa a molti, è appetibile, è normale, ma un conto è desiderare, un altro è mettere un prezzo”.

GAP JUVE. “Se io devo ridurre il mio gap con le grandi d’Europa, dovrei indebitarmi perché l fatturano 800-900 milioni, pure la Juve che fattura 400-500 dovrebbe indebitarsi. Io non posso farlo. Sono considerato virtuoso perché non mi indebito, mi sono indebitato con me stesso quando ho messo 100 milioni miei personali per tornare subito in serie A. All’interno di certe realtà, con la quotazione anche blica, sono tanti a metterci bocca e tanti discutono se fare il salto di qualità. Ma questo non si fa solo mettendo soldi, ma anche come reamenti. In Italia nessuno, neanche Lotti, Giorgetti, nessun presidente, Gravina, Malagò hanno capito il cambio epocale di Veltroni sulle società. Qui si continua a dire che i club sono dei si, è giusto, noi lavoriamo per i si, ma da questo ai si proprietari ce ne passa. E’ una vecchia mentalità che ieri mi ha fatto scappare dalle Universiadi. Il Commissario è un genio, persona di grande livello, ma al tavolo mi ritrovo sempre con i populisti che vengono a fare gli imbonitori dei propri elettori. Prendono in giro solo gli ignoranti, io non voglio offendere nessuno ma c’è anche chi non è in grado di scegliere il giusto e sbagliato e allora si accoda. Il populista ha bisogno di elettori per passare dal Comune alla Regione”.

ANCELOTTI. “Sa che è casa mia e casa sua, i pensieri coincidono, quando vorrà prolungare non ci sarà alcun problema”.

VINCERE SENZA ? “Sì, io credo che nei prossimi cinque anni il cambi. Io sono l’unico titolare del club, sentiti i miei collaboratori poi decido io senza sentire consigli d’amministrazione. In altri paesi ci sono gli arabi, in Spagna è ancora diverso dove neanche Florentino è il vero proprietario del Real. E’ un’Europa disunita e speriamo che l’Eca con Agnelli si contrapponga all’Uefa per riuscire tutti insieme a cambiare le ree del gioco. Anche lì populisticamente dovremmo far giocare tutti, ma non è possibile perché c’è lo stadio virtuale e le tv ti obbligano a far giocare le squadre più forti. Dispiace dirlo perché la cenerentola deve poter vivere la favola, ma quelle sono le favole. La Superlega sarebbe chiusa, lasciando poi la Serie A. In Italia la Serie A mantiene tutte le categorie, dovrebbe avere voce in capitolo, invece lascia a il gioco delle tre carte”.

SUPERLEGA. “I criteri…? Sono domande come se ci fosse un tavolo aperto. Ma è di difcile risoluzione, credo sarà per territorialità. In Italia il è la terza-quarta squadra italiana, quindi è chiaro dovrebbe avere più dell’Udinese, ma questo non si può imporre perché s’è imposto i voti di maggioranza, ma non va così perché ognuno ha i propri problemi, a Milano, o . Se dovessi rifondare il italiano farei una Superlega con 12 squadre, come franchigie americane, diminuendo anche le squadre in C perché pure lì facciamo ridere. Col Bari in C rideremo perché già mi dicono che ci siano tanti club a rischio fallimento che faranno iscrivere per far partire i campionati”.

Nessuno gli dice che la Uefa ha già bocciato il progetto!

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