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Addio a Bernabei, DG della Rai che costruì l’Italia!

++ E' morto Ettore Bernabei ++

E’ morto ieri sera all’Argenio, dove si trovava in vacanza con la famiglia, Ettore Bernabei, storico direttore generale della Rai e produttore televisivo. La notizia è stata confermata all’ANSA dal glio Luca, che insieme alla sorella Matilde, ha raccolto il testimone della sua attività. Era nato a renze nel 1921.

“Papà si è spento serenamente, in un luogo che amava tanto, dove gli piaceva riunire la famiglia, forte del senso di accudimento per i suoi che ha sempre avuto”, il commento del glio Luca. “Era a tavola – racconta – e no all’ultimo ha parlato di politica, di economia. Se n’è andato tranquillo, pronto a questo momento”.

Addio Ettore Bernabei storico alere servizio pulico – “La può ricondurre miliardi di uomini e donne sulla via del vero e del giusto”. Nella lectio magistralis tenuta alla Ponticia Università Lateranense nel giorno del suo 90/o compleanno, il 16 maggio 2011, Ettore Bernabei, storico direttore generale della Rai negli anni del monopolio, ribadiva uno dei punti di forza della sua attività di ‘grande condottiero’ della pulica e poi di produttore: l’importanza di una televisione capace di rispete e di elevare il pulico. Una convinzione radicata anche nella sua educazione cattolica. Nato a renze il 16 maggio 1921, padre di otto gli, dopo la laurea in Lettere moderne si dedica alla passione per il giornalismo. Dal 1951 al 1956 è direttore del Giornale del Mattino, quotidiano di ispirazione cristiana. Vicino ad Amintore Fanfani, nel 1956 viene chiamato alla guida del Popolo, organo della Democrazia Cristiana.

Nel 1961, a 40 anni, diventa direttore generale della Rai, che guiderà no al 1974, imprimendo all’azienda un ruolo da autentico servizio pulico, in grado di occuparsi anche “di chi è rimasto un po’ più indietro”. Sono gli anni in cui nascono approfondimenti come 7 e sceneggiati ispirati ai classici della letteratura, come l’Odissea, I Pro Sposi, I Fratelli Karamazov. Gli anni in cui vengono izzate serie come Gli Atti degli Apostoli per la regia di Roberto Rossellini, il Mosè, Gesù di Nazareth rmato da Franco Zefrelli. E ancora gli anni in cui il il maestro Alberto Manzi insegna a leggere e scrivere a un’Italia che nel 1960 contava ancora il 35% degli analfabeti. “Ricordo la difcoltà – raccontava Bernabei – perché mi trovai davanti a professionisti e venerabili , ben più grandi di me, che erano lì ‘prestati’ dalla radio e in carica addirittura dagli anni Trenta. Oggi si parla facilmente di ‘rottamazione’, ma quelli erano indeformabili e inamovibili”.

Tra le prime decisioni, Enzo Biagi a dirigere il telegiornale. “Se ne andò dopo un po’ perché, mi disse, fare le cose con il no del farmacista non era il suo mestiere”. Mel 1974, lasciata la direzione generale della Rai, Bernabei va a dirigere l’Italstat, una nanziaria a partecipazione statale specializzata nella progettazione e costruzione di grandi infrastrutture ed opere di ingegneria civile. Altro passaggio cruciale della sua lunga attività, nel 1992, la creazione della società di produzione Lux Vide, che izza importanti ction anche in coproduzione con paesi e con gli Stati Uniti. Colossale il progetto Biia, 21 prime serate prodotte fra il 1994 e il 2002 per Rai1, vendute in 140 Paesi, in grado di ugare rilevanza culturale, valore artistico e grande appeal popolare. Un successo seguito da grandi coproduzioni internazionali e dallo sviluppo della lunga e media serialità, con di straordinaria longevità e successo, come Don Matteo. Pur avendo lasciato il testimone dell’attività di produttore nelle mani dei gli Luca e Matilde, Bernabei continuava ad appassionarsi quando parlava della Rai. “Oggi ci si entusiasma per il web, per Google o Amazon. Ma la pulica – diceva – è rimasta l’unica difesa dei cittadini. Se non si usa il cervello, se i bambini a scuola usano solo il computer e smettono di studiare la tavola pitagorica, si nirà in mano a ciò che raccontano i motori di ricerca e non si saprà più scegliere tra vero e falso, giusto e iniquo, che sulla rete sono tutti sullo stesso piano. La pulica, invece, come i giornali o i libri, può ancora raccone un’azione come delittuosa o beneca, aiue a decidere cosa fare della propria vita e non nire tutti come polli in batteria. Può ancora salvare l’umanità”.

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