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Abbasso il Populismo: serve una rivoluzione etico-morale ed un Robin Hood!

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di Paolo Paoletti - Cose più importanti del pallone spingono a riflettere: se viene assegnato ad un no che lavora in il Nobel per la sica, dopo le grandi gesta estive dello nonostante il Covid mentre 1 no su 2 non si è presentato al voto delle amministrative, vuol dire che la fa ridere e gli ni di valore hanno imparato a fare da soli.
Purtroppo ciò per pochi e quindi sono i tanti che bisogna salvare dalla fraudolenza dei politici.
E’ un dato acclarato che il diritto-dovere di rappresentanza non esiste più, che non si può governare l’ come Regioni e Comuni con il 25% dei , che la più grande riforma da mettere in atto è una vera rottamazione di questa insulsa . Sostituendola con manager di livello innanzi etico e morale, quindi di competenze. Che mettano al centro della loro azione di il ritorno alla consapevolezza popolare, distrutto da populismo ed ignoranza, e la raia delle persone affrante dai bisogni azzerando ducia e speranza.
A questo giro sembra essere tornata la sinistra, no a quando?
L’ ha un debito pulico fantasmagorico (oltre 2700 miliardi!) ma ciò nonostante, la sanità è distrutta, la scuola fatta a pezzi, i ponti cadono, le autostrade sono pericolose, non aiamo più una compagnia aerea di bandiera, il lavoro è scomparso dai radar e solo adesso si mette mano ai grandi patrimoni immobiliari. In attesa delle pensioni. Ma dove sono niti tutti questi ?
Tutti, dico tutti, non hanno però il coraggio di denunciare che il Paese ha bisogno di una patrimoniale vera, non una tassetta sulla prima casa (che non è prevista e non ci sarà…). L’ di oggi è risultato di 50 anni di indebito arricchimento di pochi sulla pelle dei tanti. Con la connivenza di politici e istituzioni. Se non siamo ancora al default ufciale è perchè il risparmio privato tiene in piedi le banche. Bene, che questo risparmio, dal milione di euro cash in su – stazionario sui c/c – sia tassato per ripagare l’ di tutti gli im, le truffe, i maneggi perpetrati a danno dei nostri gli e dei gli (sempre meno) che verranno.
Di manager come Draghi – che non è un santo – ce rimasto solo lui e non bisogna farselo scappare. Tantomeno al Quirinale.

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