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Billy Cobham alla Mostra, Napoli palco di jazz internazionale e radici: Daniele, Zurzolo, De Vito.

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Il jazz internazionale torna protagonista a Napoli con uno dei batteristi che hanno più contribuito a ridefinire il linguaggio della musica contemporanea.

Martedì 10 novembre, ore 20.30, il Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare ospiterà Billy Cobham con ‘Time Machine’, progetto che ripercorre oltre Cinquant’anni di carriera, mettendo in dialogo le tappe più significative del suo percorso artistico con una ricerca musicale ancora in evoluzione.

L’appuntamento rientra nella sessione autunnale della XXXI edizione di Pomigliano Jazz, Festival che continua a portare in Campania protagonisti della scena internazionale e progetti capaci di intrecciare generi e tradizioni differenti.

Nato a Panama nel 1944 e cresciuto musicalmente negli Stati Uniti, Cobham è considerato figura centrale nell’evoluzione della ‘jazz fusion’, genere che combina l’improvvisazione con elementi rock, funk e le sonorità elettriche.

La sua tecnica, caratterizzata da velocità, precisione e una straordinaria articolazione ritmica, ha contribuito ad ampliare le possibilità espressive della batteria, trasformandola da semplice accompagnamento a protagonista del discorso musicale della storia del jazz moderno.

Cobham partecipò alle registrazioni di “Bitches Brew” di Miles Davis, album del 1970 considerato una delle opere fondamentali nella nascita della fusion, per poi entrare nella Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin.

Nel 1973 pubblicò Spectrum, il suo primo album da leader, divenuto negli anni un riferimento per generazioni di musicisti. Un’eredità che non si limita al virtuosismo tecnico, ma riguarda soprattutto la capacità di mettere in comunicazione linguaggi musicali apparentemente distanti.

Con ‘Time Machine’, il batterista torna dunque a confrontarsi con il proprio repertorio, senza limitarsi a celebrarne il passato. Ad accompagnarlo sul palco napoletano saranno Victor Cisternas al basso, Carl Mörner alla chitarra, Jorge Vera alle tastiere, Björn Arkö al sassofono, Antonio Baldino allatromba e Andrea Andreoli al trombone.

Ad aprire la serata invece, sarà la performance solista del batterista Claudio Romano, intitolata Max Unlimited in quanto dedicata a Max Roach, altra figura decisiva nella storia dello strumento.

Il concerto offre però anche un’occasione per allargare lo sguardo oltre il singolo evento e interrogarsi sul rapporto tra Napoli e il jazz. La città, infatti, non è soltanto un luogo di passaggio per artisti internazionali, ma un territorio nel quale la tradizione musicale ha alimentato nel tempo esperienze di contaminazione, sperimentazione e ricerca.

Un patrimonio che trova nella canzone napoletana, blues e nelle influenze mediterranee alcuni dei propri punti di riferimento. Con Pino Daniele figura imprescindibile. La sua musica ha costruito un ponte tra la tradizione partenopea, il blues, il rock e il jazz, contribuendo a sviluppare un linguaggio riconoscibile anche al di fuori dei confini cittadini.

Una eredità che continua a essere riletta da musicisti che ne recuperano le intuizioni senza rinunciare a una propria identità artistica. Non a caso, la programmazione autunnale di Pomigliano Jazz comprende Gonzalo Plays Pino, progetto del pianista cubano Gonzalo Rubalcaba, e Nàpoles, evento in cui si uniscono il sassofonista Javier Girotto e il pianista campano Francesco Nastro, con la partecipazione di Hamilton de Holanda.

In particolare, Francesco Nastro rappresenta uno dei nomi più illustri nel panorama strumentale campano. Originario di Castellammare di Stabia, il pianista ha sviluppato una ricerca che mette al centro la melodia e l’esplorazione armonica, confrontandosi con tradizioni musicali differenti.

Il progetto Nàpoles si inserisce in questa direzione, accostando la canzone napoletana e la musica antica all’improvvisazione jazzistica e alle influenze sudamericane.
Accanto alla dimensione strumentale, anche il jazz vocale contribuisce a mantenere vivo il dialogo tra tradizione e contemporaneità.

Maria Pia De Vito, cantante, compositrice e arrangiatrice di riconosciuto profilo internazionale, ha costruito un percorso nel quale la sperimentazione vocale incontra la cultura musicale mediterranea e il repertorio napoletano.

A questo si affiancano esperienze più recenti, come quelle di Valentina Ranalli, protagonista con il proprio quartetto di Seta, progetto di scrittura originale e jazz vocale contemporaneo presentato nella stessa rassegna.

Un ulteriore riferimento è Marco Zurzolo, sassofonista da tempo impegnato nella ricerca di unpunto d’incontro tra jazz e identità partenopea. Il suo lavoro dimostra come il legame con la tradizione non debba necessariamente tradursi in una riproposizione nostalgica del passato, ma possa diventare uno strumento per raccontare la città attraverso sonorità nuove.

In una direzione di contaminazione si muove anche Daniele Sepe, musicista che ha attraversato generi e tradizioni differenti, dal jazz alle musiche popolari internazionali.

La vitalità di questo panorama dipende, tuttavia, anche dagli spazi e dalle iniziative che permettono agli artisti di incontrare pubblico. In questo senso, Pomigliano Jazz costituisce uno dei principali punti di riferimento regionali, affiancando ai concerti internazionali progetti dedicati alla ricerca musicale e alla valorizzazione culturale del territorio.

Nella città di Napoli, inoltre, realtà come ‘Live Tones Napoli’ contribuiscono alla programmazione di concerti e rassegne, offrendo occasioni diascolto tanto per gli appassionati quanto per chi desidera avvicinarsi a questo linguaggio.

L’arrivo di Billy Cobham assume così un significato che supera i confini del calendario musicale.

Da una parte, il pubblico avrà l’opportunità di ascoltare un protagonista della storia della jazzfusion; dall’altra, il concerto si inserisce in un contesto nel quale il jazz continua a confrontarsi con la tradizione napoletana, alimentando nuove possibilità espressive.

È proprio in questo incontro tra dimensione internazionale e radici locali che si può leggere una delle caratteristiche più interessanti, da sempre sulla scena musicale campana: la capacità di conservare una forte identità senza rinunciare alla contaminazione e alla sperimentazione di suoni originali, spesso lontani, ma capaci di ispirare e affascinare.

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