Assurdo: la squadra ha lasciato il campo dopo gli insulti razzisti subiti da un proprio giocatore, ma poi ha perso la partita a tavolino. E i dirigenti annunciano: “alla prossima ci presenteremo in sette!”
Sicuramente ci sentiremo dire che le regole hanno imposto la decisione del Giudice Sportivo, ma Giancarlo Abete presidente della Lega Nazionale Dilettanti deve spiegare da che parte sta: vuole combattere il malacalcio e il razzismo, difendendo il senso dello sport e la funzione educativa verso i giovani, oppure alimentare il peggio del mondo del pallone con stupide e rigide decisioni a tavolino?
E’ successo nel campionato di terza categoria bolognese, partita di domenica 11 ottobre tra Mascarino Fc e Vigor Pieve 1925.
Al minuto 86, come riportato dal Resto del Carlino, l’arbitro ha espulso un calciatore della Vigor Pieve per aver offeso con termini razzisti un avversario. Il Mascarino, a quel punto ha deciso di non proseguire la gara, “sentendosi scossi e offesi”, come registrato nel provvedimento del giudice sportivo.
L’arbitro ha dunque sospeso la gara, il giudice ha poi inflitto 10 giornate di squalifica al giocatore espulso, ma anche lo 0-3 a tavolino al Mascarino, con un punto di penalità: la decisione è arrivata in seguito al reclamo presentato dalla Vigor Pieve per la sospensione, sul risultato di 0-1 per gli ospiti.
Da qui la rabbia del Mascarino: “Faremo ricorso, valuteremo se procedere a livello penale contro il giocatore autore dell’insulto razzista e alla prossima partita ci presenteremo in 7 e un nostro giocatore abbandonerà subito il campo, facendo scattare sospensione, sconfitta a tavolino e penalizzazione”, ha detto al quotidiano il presidente del Mascarino, Antonello Le Fosse. In casa Vigor Pieve, a seguito del polverone che si è sollevato con il ricorso, valutano il passo indietro: “Verificheremo se è ancora possibile chiedere di rigiocare la partita”, ha dichiarato Lucio Cossarini, presidente della Vigor e padre del calciatore autore dell’insulto razzista.