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PER SPALLETTI E’ BUIO PESTO, ESONERO? SOLO CONTE PUO’SALVARE TUTTI. VOLA L’AQUILA DI RINO E AMORIM VEDE LA LUCE!

Per la prima volta la Juve affrontava la Lazio guardandola dal basso a -5 in classifica. Ora sono diventati -8 per il 3-0 subito allo Stadium. Piaggia di fischi all’intervallo, peggio alla fine. Spalletti era in tribuna squalificato, senza parole e senza uno straccio di certezza. Ha chiarito che non smetterà dopo la Juve, forse sente vicino l’addio ai bianconeri.

La Juventus è un rebus: cambia dirigenti e allenatori da anni, senza venirne a capo. Elkann non ha lesinato investimenti, anzi. Ma gli è rimasta una sola carta da giocare… il ritorno di Conte. Avrebbe dovuto concretizzarlo prima di Spalletti, farebbe bene a decidere subito il da farsi.

La pesante sconfitta contro la Lazio mette un punto: neanche Spalletti è riuscito a resuscitare i bianconeri. Non c’è bisogno di andare oltre, di altri tentativi, di attendere. La Juve va rivoltata come un calzino dal Presidente all’ultimo dei magazzinieri. Servono persone di calcio, che sappiamo di calcio: Del Piero è maturo per la Presidenza alla Bettega, accanto servono manager di altissimo profilo, italiani e di curriculum. Difficile reperirli, inizialmente va chiesto ad Antonio Conte di sacrificarsi per la Patria. La Juve è stata la sua patria calcistica ed anche se lui conosce benissimo tutto del mondo bianconero, non è tanto fesso da bruciarsi con le sue stesse mani.

Difficile, quasi impossibile per Spalletti andare avanti. Ha perso credibilità, ascendente, probabilmente anche fiducia in se stesso. La rosa non è granchè, Kolo non è un centravanti e servono gol per vincere le partite. Come servono grandi difensori per non perderle.

Incredibile questa Lazio: non ha speso nulla, ha scelto un tecnico sanguigno ma non avvezzo all’alta classifica ed invece dopo 7 gare, l’aquilotto vola in alto al fianco dell’Inter. Situazioni completamente diverse e non assimilabili ma al momento è così: Inter e Lazio primi in classifica a 19 punti. Juventus ottava a -8 dalla vetta.

Chi può fare il miracolo?

QUI MILANO. Milan-Atalanta 3-2, con spavento finale. Mettiamo da parte l’ultima mezz’ora di sofferenza. Fino a quel momento San Siro ha visto il miglior Milan della stagione, per atteggiamento, qualità di gioco, ritmo. La le partite durano 95-100 minuti e allora gli ultimi 30 fanno riflettere e non poco. Rabiot è stato chiaro: “cosi non andiamo da nessuna parte”. Attenuanti? Nobn la gara di Europa League perchè anche l’Atalanta ha giocato giovedis era in Conference. Quindi?

Si è detto e scritto che Ruben Amorim non ha ancora trovato il Milan che vorrebbe. Però bisognerebbe riflettere su quale sia il Milan ideale.

In quattro giorni ha schierato due Milan completamente diversi. A Salisburgo c’era difesa a quattro con le fasce ben presidiate da una parte e dall’altra grazie a Gila e Bartesaghi. È andata bene, anzi benissimo.

Contro l’Atalanta, tutto diverso: è tornata la difesa a tre, con le due fasce affidate a giocatori molto offensivi come Chukwueze e Moreira. È andata bene anche stavolta, almeno per un’ora.

Amorim ha sfatato in pochi giorni la sua fama di allenatore “integralista”, modellando la squadra in base al tipo di partita che voleva fare, ha utilizzato Modric al fianco di Musah contro l’Atalanta e invece ha utilizzato giocatori da corsa in Austria.

Portando a casa 6 punti in quattro giorni con 7 gol segnati; e ciò dal punto di vista pratico conta più di tutto il resto.

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