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Zidane l’ultimo: da Gullit a Mancio i predestinati!

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di Carmen Castiglia - Da Gullit a Zidane, uno via l’altro tanti campionissimi sono passati dalla panchina.
Non a tutti è andata benissimo, molti hanno sfondato. Roberto Mancini ad esempio è stato un predestinato, sulla cresta dell’onda da anni, senza gavetta e tirocinio se non quello fatto in campo con Erickson alla Lazio.
Gullit, Vialli e Zola con il Chelsea McD hanno provato, e smesso oppure vivacchiano come il sardo tornato in dopo la delusione Cagliari.
Quindi Ferrara e Inzaghi, arrivati troppo presto ad incarichi pesanti, schiacciati dalla responsabilità. Meglio Luis Enrique che da erede di Guardiola, fa facendo come il Maestro, sperando di fare di più.
Pep è il tecnico che tutti vorrebbero e pochi si possono permettere come Carletto Ancelotti o Capello, scivolato sul Don in Russia.

Da qualche ora è scattato il tempo di Zinedine Zidane che, dopo la foto di rito con Florentino Perez, si presenta in modo molto deciso.
Il francese scaraventato sulla panchina Real pretende gioco e risultati da subito: “Ho avuto il piacere di collaborare con grandi allenatori come Mourinho e Ancelotti, ma voglio dare la mia impronta senza ispirarmi a nessuno. L’idea è quella di vincere tutto, come insegna la storia del Real Madrid”.
SEMPRE BBC. “Le mie prime parole ai giocatori sono state semplici e chiare: dobbiamo vincere qualcosa, abbiamo degli obiettivi e dobbiamo raggiungerli. Giocherò in maniera offensiva perché voglio seguire la linea storica del Real Madrid dove il gioco è molto importante. Ho visto una squadra molto concentrata compresi Isco e James, vedrò a breve come gestirli. Non paragonatemi a Guardiola per favore. Quello che sta facendo Pep è straordinario io cercherò solo di fare del mio meglio. Il Real Madrid è una maglia molto importante e bisogna onorarla, di conseguenza certo che l’obiettivo è anche la Champions League. Voglio vincere tutto, ma ora penso a fare il possibile. Sono molto motivato, e non mi preoccupo della poca esperienza. Per arricchire il curriculum uno deve pur iniziare e questa è una tappa fondamentale per me. Qual è il mio allenatore ideale? La verità è che ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con grandissimi allenatori come Mourinho e Ancelotti, ma voglio fare la mia strada. Ho appreso tantissimo da l ma credo che la strada giusta sia quella di non imitare nessuno e fare il proprio percorso col proprio stile. Rispetto a Benitez sono abbastanza diverso, ma rispetto il suo lav. Cercherò di dare un po’ più di fase offensiva al gioco del Real , ma credo ci provasse anche R. So che lui aveva un buon rapporto con i giocatori in particolare con Bale. Proverò a dargli lo stesso affetto che gli ha dato lui, ma l’importante sarà conquistare qualcosa, qui conta solo questo. L’idea è quella di far giocare sempre Cristiano, Gareth e Karim. Chiedo ai di starci vicino. Essere stato un giocatore del Real è sicuramente un vantaggio, perché so cosa vuol dire indossare una maglia tanto importante, ma devo essere sincero, non sono uno che parla molto, preferisco far parlare i fatti e vincere . Sento certamente la pressione, ma non ci penso. Ho voglia di allenare e di dare un bel gioco alla mia squadra. Gli obiettivi sono chiari, gioco e titolo”.

RUUD GULLIT. In principio fu Ruud Gullit, il calciatore universale, la seconda punta che chiuse da difensore centrale, con la maglia del Chelsea.
Nell’estate del ’95, dopo 8 campionati di , tra gli anni ruggenti col Milan e il magnico tramonto di due stagioni alla Sampdoria, passa ai Blues, con cui non ha il tempo neppure di nire la prima stagione: il 10 maggio del ’96 diventa allenatore-giocatore della squadra, al posto di Glen Hoddle. Vince la Coppa d’ ‘96-97 – allenatore più giovane di sempre a farlo – ma l’anno successivo lo lascia a metà, il 12 febbraio del ’98, ritirandosi al contempo dal calcio giocato. Alla base del divorzio col club londinese i contrasti sul rinnovo del contratto: presidente non era ancora il munico russo Roman Abramovich ma il più concreto Ken Bates, e le cifre proposte non stavano affatto bene all’olandese. Non una scelta felice: un buon anno con il Newcastle, ma il secondo nisce con sole 5 partite e la miseria di un punto. È l’inizio della discesa: prova a tornare dove lo portano i bei ricordi, la Nazionale olandese (allenatore dell’Under 19, poi vice di Advocaat) e il Feyenoord, condotto a un non esaltante quarto posto, poi si allontana, qualche mese ai Los Angeles Galaxy, dimissioni e via in Russia, ingaggiato e poi licenziato dal Terek Grozny.
Ora viaggia, vede persone, incontra gente.

GIANLUCA VIALLI. Al posto di Ruud Gullit nel ’98 la società mise in panchina Gianluca Vialli, terzo allenatore-giocatore di la (lo era stato anche Hoddle, poi rimpiazzato dall’olandese): era arrivato a Londra chiamato proprio dall’ex milanista, ma i rapporti si erano guastati presto. Dalla panchina per scelta tecnica, alla panchina per le scelte da tecnico: vincenti, visto che già al primo anno mise in bacheca la Coppa di Lega e la Coppa delle Coppe, einando in seminale il Vicenza di Guidolin, che avendo vinto l’andata sognava la prima, storica, nale europea. L’anno dopo Vialli si porta a casa la Supercoppa Europea battendo il Real Madrid, chiude terzo la Premier a soli 4 punti dallo United, nel 99-00 il Chelsea gioca per la prima volta la Champions League, arrivando no ai quarti, einato ai supplementari dal Barcellona. Vince l’FA Cup, il Charity Shield dell’anno successivo, ma il 12 settembre del 2000, dopo un brutto avvio di , viene esonerato. Lo ingaggia il Watford di Elton John, in rst Division: quattordicesimo posto ed esonero, prima di diventare opinionista di Sky.

ROBERTO MANCINI. Alla Sampdoria dettava legge, specialmente quando, dopo la cessione di Vialli alla Juve, la squadra doriana era la sua classe e altri 10 che correvano per lui. I maligni dicevano che la formazione la decidesse lui, e non il mite Eriksson, con cui condivise pure le vittorie ai tempi della Lazio, poi un giorno, nel marzo del 2001, la orentina decise di fargli scegli ere gli undici in maniera regolare, nominandolo allenatore. Solo che a luglio era stato tesserato come vice dell’amico Sven-Goran alla Lazio, a gennaio come giocatore del Leicester, a febbraio aveva risolto il contratto (dopo sole 4 partite), e a marzo venne scelto come tecnico dei viola, lui che neppure aveva il patentino di prima categoria: si scatenò l’inferno. Ma in quei pochi mesi vinse la prima delle sue 4 Coppe Italia: una arrivò con la Lazio, due con l’Inter, con cui vinse pure tre scudetti, tra cui quello del 2005-06, revocato alla Juventus e riassegnato alla squadra che aveva chiuso al terzo posto, prima che Calciopoli facesse riscrivere la classica. Lo scorso anno, dopo lo scudetto col Manchester City, il ritorno di amma col club nerazzurro, che lo aveva inseguito invano praticamente per tutta la sua carriera da calciatore.

PEP GUARDIOLA. Se tanti club si afdano a ex fuoriclasse senza esperienza, colpa e meriti sono sostanzialmente di Guardiola: nel 2007 ha iniziato ad allenare nella quarta divisione spagnola con il Barcellona B, nel 2008 ha preso in mano il Barcellona vero, nel 2009 ha vinto al primo tentativo Coppa del Re, e Champions League. Cinque scudetti tra Barcellona e , 3 coppe nazionali, 3 Supercoppe di Spagna e altrettante d’Europa, 3 Mondiali per Club…quest’anno difcilmente resterà a mani vuote: dopo 17 partite il suo Bayern ha già 8 punti sulla seconda, il Borussia Dortmund, e il girone di Champions lo ha vinto dando 6 lunghezze di distacco all’Arsenal.
Tra lui e Zidane c’è un solo anno di differenza: uno ha cominciato ieri, l’altro potrebbe già campare di ricordi.

GIANFRANCO ZOLA. Nel 2006, in piena bufera Calciopoli, Demetrio Albertini afdò l’Under 21 all’ex compagno di Nazionale Pierluigi Casiraghi – unica esperienza il Legnano in C2, ed era stato pure esonerato – afancandogli Gianfranco Zola come collaboratore tecnico. Dopo due anni al anco di un tecnico senza esperienza, il fuoriclasse sardo venne considerato in grado di prendere in mano il West Ham, forse perché Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico, titolo ottenuto, insieme al soprannome di Magic Box, per le magie fatte con la maglia del Chelsea.
In panchina la bacchetta non è più magica: esonerato al termine della seconda stagione, riparte dal Watford della famiglia Pozzo, manca la promozione in Premier ai playoff, si dimette a dicembre dell’anno dopo. Resta fermo un anno poi prova a fare il profeta in patria, e affonda col suo Cagliari: era stato chiamato al posto di Zeman, 2 vittorie, 2 pareggi e 6 scontte, prima di restituirgli la panchina. Come vice, nello sfortunato ritorno in Sardegna, il sodale di sempre, bomber Casiraghi, che lo segue anche all’ultimo domicilio conosciuto, l’Al-Arabi, in .
Un posto al sole, ma ben lontano dai lidi conosciuti.