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Lo Stadium s’allarga, Italia Terzo Mondo!

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Negli cinque vittoriosi anni lo Stadium è stato uno dei segreti del successo della Juve: gioiello e fortino, la stadio dei bianconeri ha rappresentato un punto di forza indiscutibile per la squadra guidata prima da Conte e poi da . Al di là del campo, lo Stadium, impianto di proprietà, ha marcato una differenza sostanziale fra la e il resto della Serie A anche a livello di immagine ed economico.
Il progettista del J Stadium è l’architetto Gino Zavanella, che racconta la genesi dell’impianto e il possibile ampliamento!

Del panorama-stadi no, Zavanella dice la sua anche sul Meazza e sullo stato di salute degli impianti no, con un paragone con gli stadi africani…

Qual è la sua opinione sugli stadi ni?
“Credo che la situazione sia sotto gli occhi di tutti, il parco stadi no è uno dei più obsoleti in assoluto, non solo in Europa, ma addirittura nel mondo, visto che siamo stati superati anche dall’Africa nel campo della modernità degli stadi. Tolti lo Stadium, quello dell’Udinese e poco altro, tutti gli altri sono in condizioni fatiscenti. Il problema principale è quello della proprietà degli stadi che non può essere blica, è come se io avessi una fabbrica di scarpe, ma poi non fossi proprietario della struttura in cui lavoro”.

Guardando i suoi progetti emerge la capacità di trovare sempre una soluzione diversa in base al contesto: quindi non un modello precostituito ma persino scelta dei materiali contestualizzata allo spirito del luogo?
“Si è vero, ma questa dovrebbe essere una caratteristica non solo nostra, ma dell’architettura in genere, che dovrebbe tenere in considerazione, l’ambiente, la morfologia, il clima e soprattutto le esigenze del committente. Si tratta dell’ABC dell’architettura, pensare di poter ripetere un modello standard è semplicemente sbagliato, in tal senso quello che è successo con Poste ne è stata una vergogna, hanno fatto uffici postali tutti uguali: in montagna, in collina, in pianura e al mare. Il risultato ottenuto dal punto vista estetico è quello di un vero e proprio pugno nello stomaco. Le esigenze del committente, cambiano ogni volta di caso in caso, quindi è ovvio che ad esempio lo stadio del non possa essere fatto nello stesso modo di quello del Bolzano o del Crotone”.

Il San Nicola è il manifesto di un tipo di architettura fuori contesto?
“Renzo Piano è uno dei più grandi progettisti del mondo, amo moltissimo la sua architettura e credo che lui sia un architetto con la A maiuscola. Poi a volte capita che i grandi progettisti – ma non è il caso di Renzo Piano – facciano dei monumenti fini a se stessi dimenticando le funzioni a cui è destinata l’opera. Lo stadio di Bari non è un esempio da seguire per quanto riguarda il calcio, visto che ha la pista e quelle fette che fanno passare il vento. Quindi dal punto di vista funzionale ho delle perplessità…perplessità che ho nei confronti di tutti gli stadi realizzati per 90, visto che quasi tutti non erano adatti al calcio”.

Quali progetti attualmente in e all’estero?
“Attualmente siamo molto impegnati col Bologna nella realizzazione del centro ivo e soprattutto sul recupero e la ristrutturazione del Dall’Ara. Abbiamo già avuto un approvazione di massima da parte della sovrintendenza, visto che si tratta di uno stadio degli anni ’20 con dei vincoli architettonici. Vogliamo liberare lo stadio dalla struttura in ferro realizzata con il del ’90 e riproporre un ritorno alla cortina in mattoni che era tipica di quegli anni. Nel frattempo stiamo anche lavorando ad una copertura che si inserisca bene in questo tipo di architettura senza essere violenta o invadente nei confronti di quel particolare contesto storico”.

Lo Stadium è un’icona nella del calcio, nonostante esista da soli 6 anni: perchè?
“Credo che sia merito della Juve, che è una società guida nel mondo del calcio. La proprietà tratta la Juve non come un obbligo ma come un’azienda, e quindi nulla della progettazione dello Stadium è stato lasciato al caso, visto che è durata molti anni ed è stata studiata e ristudiata da tutta l’equipe che ha partecipato – società compresa – con una riunione alla settimana per anni, prima sotto la guida di Giraudo, poi sotto Blanc (che ha ottenuto la concessione) ed è stato uno stadio molto studiato, visto che in quegli anni insieme abbiamo visitato qualcosa come 70 stadi”.

La è stata miope a puntare su una capienza cosi limitata?
“Prima dello Stadium le partite della Juve ogni domenica erano seguite da una media di blico che non arrivava alle 20.000 unità, oggi invece siamo in presenza di sold-out praticamente ogni settimana con un blico medio che si aggira sui 38.000-39.000 spettatori, quindi a mio parere è stato tarato con la migliore capienza possibile. Ricordo che all’epoca in società si diceva sempre che era meglio avere 2000 persone fuori dallo stadio senza biglietto anziché avere 10.000 posti vuoti”.

Si amplia lo Stadium? Tecnicamente è possibile?
“Tutto è possibile con le tecniche di oggi, non è una cosa semplicissima ma fattibile. Dipende da che tipo di ampliamento si vuole fare, un conto è un aumento di 20.000 posti, un altro di 2000, nel primo caso si dovrebbe chiaramente prendere in considerazione l’ipotesi di un terzo anello, ma suppongo che se veramente si dovesse fare una scelta del genere un eventuale ampliamento non dovrebbe essere inferiore ai 10.000 posti per poter così raggiungere una capienza di almeno 52.000 spettatori”.

Il suo modello architettonico preferito: il maestoso tipico delle grandi arene storiche spagnole oppure l’intimo e affascinante dei ground inglesi?
“É una domanda che mi fanno tutti, io preferisco il mio modello. Certamente un stadio di calcio non deve essere fatto con la pista di atletica, nella mia idea lo stadio deve essere vicino a un teatro, cioè deve essere un posto accogliente che deve avere l’assoluto rispetto di chi compra il biglietto e va a vedere la partita, dato che si tratta di un contenitore importante per la città, visto che è sempre il luogo di maggiore attrazione in termini di capienza, rispetto a tutte le altre strutture della città, come teatri, cinema ecc..”.

Che riqualificazione per stadi storici come San Siro?
“San Siro è un’icona del calcio, anche perché in , dopo la prima è stato il primo vero stadio di calcio in assoluto. Certo avrebbe bisogno di un riammodernamento importante, in tal senso però bisognerebbe capire quali sono le reali intenzioni di e Milan in base alle loro esigenze, anche perché ormai lo stadio per una squadra di calcio è un elemento fondamentale, che va molto al di la della biglietteria”.