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Yong Li: insolvente coperto da Rothschild e Figc!

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di Nina Madonna - Yonghong Li è insolvente. Quando comprò il Milan non aveva un soldo. Tutte le sue azioni sono all’asta su Taobao per ripagare le banche. Riveni di Milena Gabanelli e Mario Gerevini sul Corriere della Sera.

In molti si sono chiesti come mai la Federazione non sia riuscita a scoprire la vera capacità finanziaria di Yonghong Li quando a inizio giugno presentò le credenziali in Lega Serie A.
A quel tempo ne era a capo, Carlo Tavecchio…

Come mai la Federazione, attraverso la Covisoc, non si è resa conto delle insolvenze di Yonghong Li?
‘Mi dispiace, ma non posso rispondere’.

Incalzato da insistenze Tavecchio ha ribadito: “Non posso rispondere”.
Per una strana coincidenza Adriano Galliani, allora AD Milan e sodale di Berlus ha recentemente accusato che far fuori Tavecchio dalla Feder è stato un grave errore.

Galliani si presenterà alla elezioni il prossimo 4 marzo con dell’amico Silvio che lo sistemerà in Senato. Fabbricini e Malagò commissari di Figc e Lega di A, dovranno sbrogliare anche questa matassa!!!

IL FATTO. Siamo a Shenzhen nel sud della , dieci milioni di abitanti a ridosso di Hong Kong. Ci sono un imprenditore, due banche e un tribunale: il cinese è titolare di una holding insolvente, le banche creditrici gli hanno fatto causa e il tribunale ha stabilito che, per saldare i , il patrimonio della holding vada all’asta.
Una storiella orientale apparentemente insignificante se il cinese con il patrimonio all’asta su Taobao (l’ebay cinese) non fosse Yonghong Li, l’imprenditore che ha pagato 740 milioni alla Fininvest per comprarsi il Milan.
L’ordine è arrivato dal tribunale del distretto di Futian: “Vendete all’asta il 2 febbraio” (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche.
Pochi giorni fa, inoltre, la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding ‘Shenzhen Jie Ande’: nascoste per mesi la sentenza del tribunale e l’insolvenza.

CASSAFORTE VUOTA. Inseguito dai creditori in , il quarantottenne finanziere residente dal 1994 a Hong Kong chiudeva in Italia — sotto gli occhi di mezzo mondo — una delle più costose acquisizioni calcistiche della , accreditandosi come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi. Ma molto riservato.

La sua credibilità, e consistenza patrimoniale l’ha riassunta in un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, anche di recente, senza modifiche.

Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande. Occhio alle date: quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati, tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Parte immediato il ricorso della holding Jie Ande.

Intanto a Milano, il 13 aprile 2017, il cinese di Hong Kong chiude con Fininvest (600 milioni di plusvalenza consolidata) l’acquisto da 740 milioni del Milan, dopo aver fatto ‘girare’ centinaia di milioni off-shore e con un prestito del fondo americano Elliot da 300 milioni, a tassi fino all’11% con scadenza 15 ottobre prossimo.

CREDENZIALI. A metà maggio, dall’altra parte del mondo, il tribunale respinge il ricorso della holding di Li (gestita da un prestanome) confermando la vendita coattiva a favore della Banca Jiangsu. A default conclamato a Shenzhen, il nuovo proprietario del Milan presenta in Lega , a giugno, le credenziali su onorabilità e solidità. Tutto a posto.
Il Milan è iscritto al campionato, e parte una faraonica campagna acquisti da 200 milioni.

Sotto Natale, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio l’asta di giudiziale.
Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tea per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i , e che chiede la liquidazione per della holding Jie Ande.

Nel frattempo dall’italia lo avvisano delle notizie di presunte inchieste per riciclaggio, poi smentite, sulla compravendita del Milan. Li rompe il silenzio e garantisce che tutto si è svolto “con la massima trasparenza, rearità e correttezza”.

A Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu.
A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso “i soldi sono arrivati e Li ha rispettato tutti gli impegni”.
Con quali denari?

MISSION IMPOSSIBLE. “Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l’operazione”, scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia.

Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato?

E può un oscuro finanziere, sconosciuto in e altrove, che mai si è occupato di neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi ‘gioielli’ una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in un’operazione da 1 miliardo, campagna acquisti e aumenti di capitali compresi?

Non bisogna essere un Rothschild per rispondere che non è possibile.

Eppure lui ce l’ha fatta, proprio con la Rothschild consulente.
E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlus.

MISTER LI E LE TRE TAVOLETTE. I casi sono tre:
1. Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i perché è distratto.
2. Ha fregato tutti ed è un mitomane.
3. Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi.

Ora tutti si chiedono: anche il Milan finirà all’asta su Taobao?