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Vialli 2: nuovo libro con i gol di una vita e quello al cancro!

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di Serena Paoletti - Il per fargli un piacere ci regala un pezzo di storia di ‘eroe’ moderno!
Il suo nuovo libro è lo spunto ma Gianluca Vialli, ha parlato di calcio e di vita anche quella dura della malattia. Cosi come e la ‘sua’ , travolta dallo scandalo per ingordigia…

Luca viene dalla provincia benestante, bei modi, italiano corretto, inglese imparato a Londra, scrittore al suo secondo libro. Per raccontare cosa?
“Che sono cresciuto all’oratorio, come tutti i ragazzi della mi età in provincia. Non c’era la playstation, la tv aveva un solo canale. Sono della generazione di Carosello. E come tutti ho imparato dai preti a giocare a pallone; a patto di frequentare anche il catechismo”.

Il Pizzighettone prima squadra, poi la Cremonese, un classico come la Brianza, ma al centro della Padana…
“La Cremonese resta la mia squadra del cuore. Da bambino però tifavo Inter. Mi voleva la , ma non ero ancora pronto. Il presidente Mantovani mi spiegò il progetto della Samp. Che poteva aspettarmi. Mi cercò anche il Milan di Berlusconi e il Napoli di Maradona. Perché rimasi? Ogni volta Mantovani mi chiamava in ufcio, e mi spiegava la sua missione: sdare lo status quo, ribaltare le gerarchie del calcio. Quando uscivo mi pareva di camminare sulle acque. Ero innamorato di lui, della squadra, dell’ambiente”.

A ‘guastare’ la arrivò . Com’era?
“”Un dirigente che ti metteva nelle condizioni di dare il massimo; e i calciatori pesano i da questo. Non dal mercato o dalla politica. ? Quella avree potuto vincere 6 o 7 scudetti su 10, rispettando le ree. Ma poi la a ha fatto sì che tentasse di vincerli tutti, non rispettando le ree”.

Lei fu testimone al per doping. La fu assolta, ma venne fuori un largo uso di farmaci.
“Posso parlare per me. Avrei potuto vivere più serenamente quella vicenda, come altri colleghi. Non ce l’ho fatta. Fu un’ingiustizia. Se prendevamo la creatina? Per qualche mese. Come tutti. Lecitamente”.

C’è una storia nella vita di Luca che nessuno conosce. Aver combattuto e combattere ancora il cancro.
“Ne avrei fatto volentieri a meno. Ma non è stato possibile. E allora l’ho considerata semplicemente una fase della mia vita che andava vissuta con coraggio e dalla quale imparare qualcosa. Sapevo che era duro e dif doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Soa. E ti prende come un senso di , come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro”.

L’intervento, otto mesi di chemioterapia, sei settimane di radioterapia. Come sta ora?
“Bene, anzi molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un sico bestiale (ride). Ma non ho ancora la certezza di come nirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano al bivio determinante della vita. E spero che il mio sia un libro da tenere sul comodino, di cui leggere una o due storie prima di addormentarsi o al mattino appena svegli. Un’altra frase chiave, di quelle che durante la cura mi appuntavo sui post-it gialli appesi al muro, è questa: ‘Noi siamo il prodotto dei nostri pensieri’. L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. La vita è fatta per il 10 per cento di quel che ci succede, e per il 90 per cento di come lo affrontiamo. Spero che la mia storia possa aiutare altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade. Vorrei che qualcuno mi guardasse e mi dicesse: “È anche per merito tuo se non ho mollato””.

Grazie Luca.