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Verso un nuovo femminismo: quando negli anni ’70…

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di Serena Paoletti - Femminismo, questo sconosciuto.
La generazione Z, dei nativi digitali e di YouTube, ignora: nessun signicato, non lo studia a scuola, come buona parte della storia mporanea.

I più fortunati arrivano al suffragio universale del 1945. Eppure, dice Emma Bonino, protagonista delle battaglie degli anni ’70,: “è impossibile non dirsi femministe”.

Immaginiamo allora che le ragazze e i ragazzi di oggi non sappiano cosa sia stato il femminismo per la semplice ragione che, nel migliore dei casi, è ormai nel l , trasferito dai genitori ed è difcile per l capire che c’è stato un tempo diverso, in cui le donne non votavano o non avevano la stessa potestà sui gli. Provare a dirglielo produce lo stesso effetto stupito del raccongli che un tempo si telefonava solo da casa e con un apparecchio sso collegato con il lo alla presa o si andava alla cabina telefonica in strada usando una cosa chiamata gettone.

Essere consapevoli di cosa sia stato il movimento femminista per l’emancipazione della donna e per la sua ‘liberazione’, soprat alla luce dei risultati sociali che ha avuto il merito di generare, al di là della cronaca di quegli anni davvero lontani, è invece importante. Ed è tanto più importante ora perché, come spiega Dacia Maraini, ”le conquiste, i diritti acquisiti non sono per sempre” è un principio che vale per . La storia inutilmente prova ad insegnarcelo da sempre.

E non a caso negli mesi in il mondo le donne sono tornate a scendere in piazza, come il 26 novembre nel giorno di sensibilizzazione contro la sulle donne (Non una di meno), il 21 gennaio a Washington durante l’insediamento del nuovo presidente americano Donald Trump con la Women’s March che è stata la marcia di protesta più affollata della storia Usa. E di nuovo l’8 marzo 2017, una data tornata ad essere l’appuntamento delle donne per manifese: chissà, magari con le ragazze e i ragazzi di oggi.

Restando solo in Italia e senza allontanarci troppo dagli anni cruciali, il movimento sull’onda dell’americano Now (National Organization Women) del ’68, coalizzò le donne in scuole, università, fabbriche e non solo, intorno alla battaglia contro la società maschilista di allora per riconoscere all’altra metà del cielo la parità con l’uomo in tutti i campi, dal lav alla famiglia.

L’elenco delle conquiste che si devono al Movimento sono impressionanti e hanno fatto dire a qualcuno se ci fu in quegli anni una vera rivoluzione fu quella femminista. Nonostante : dalle estremizzazioni contro i maschi agli antagonismi violenti, dalle divisioni all’interno degli stessi collettivi femministi alle contrapposizioni persino sul modo di vestirsi o truccarsi che hanno dato, soprat a posteriori, un’immagine negativa che il movimento femminista ancora sconta.

A quell’impegno fatto di cortei, sit in, detenzioni, raccolta rme, mobilitazioni a tutti i livelli si devono le spinte più forti per il nuovo diritto di famiglia (1975) con la parità giuridica dei ugi, con la patria potestà dei gli ad entrambi, l’eliminazione della dote (a scriverlo oggi sembra medioevo ma era 40 anni fa), la legge (1970) e il referendum sul divorzio (1974) , la legge sull’aborto (1978), l’adulterio della donna non più considerato reato e il diritto alla separazione se l’adultero è il marito (furono le prime vere conquiste, correva l’anno ’68), la liberazione sessuale, il diritto alla ‘pillola’ anticoncezionale (autorizzata nel ’76). Su un piano più privato il femminismo è stato un movimento rivoluzionario per l’autostima delle donne e la consapevolezza di se stesse.

Non è poco ma quel che è più importante è che da quelle conquiste, che sono di tutti, la società, sul piano della parità dei sessi, da 40 anni è in marcia. Il cambiamento è dentro di noi, adulti consapevoli che non vogliono tornare indietro e giovani inconsapevoli di un pre e di un post. Ma ancora non compiuto: le violenze sulle donne e i femminicidi sono lì a testimoniare questa resistenza al cambiamento.

Emma Bonino, che non ha perso l’energia di quegli anni in cui era in prima la nei cortei, nel documenio Femminismo! di Paola Columba, nalista ai Nastri d’argento 2017, dice: ”le voglio conoscere queste ragazze che dicono di non essere femministe. Abbamo lottato per le pari opportunità, questo è stato il femminismo, mettere in softta gli stereotipi uomini/donne, come possono non dirsi femministe?”. Forse le giovani donne di oggi danno per acquisite certe conquiste, le considerano per sempre e hanno altri ‘demoni’ come il lav e la vita precaria, ma questo ”sarebbe un grave errore perchè la storia insegna su questo argomento e su altro che nessuna conquista è per sempre”, dice Dacia Maraini che nelle scuole da anni si dedica con grande passione a questi argomenti convinta lei, come tanti altri del resto, ”che è proprio l’educazione alla relazione tra i sessi il primo e più importante obiettivo: far crescere bambini e bambini nella diversità dei sessi e nell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità”.
Guardando indietro sappiamo che tantissimo è stato fatto, ma ciò nonostante la strada appare lunghissima nel blico del gender gap economico, di potere e di rappresentanza e nel privato, ora che blico e privato non sono più coincidenti come in quegli anni di lotta in piazza. La scia di sangue dei femminicidi non fa che sbatterci in faccia quanto ancora ci sia da fare nella lotta per la parità dei sentimenti, delle relazioni interpersonali e dentro le famiglie, anche banalmente nella divisione dei compiti domestici.

Se, come ricorda la Maraini, il 90% delle violenze non viene denunciato e se lo sfuggire di mano, la perdita di possesso – sia una separazione o altro – può produrre le inaudite violenze degli uomini in una strage di donne che non sembra aver ne, ecco che al di là delle etichette e degli stereotipi il femminismo è una lotta necessaria anche oggi. ”Persino più oggi di allora se abbiamo gli stessi problemi di 30 anni fa e rischiamo di vivere in una Italia peggiore di allora, con una legge 194 perennemente sotto assedio, con la ripresa degli aborti clandestini e con i diritti non più acquisiti”. Non c’è più da gridare in piazza ‘le streghe son tornate’ perchè – è una riflessione del post e quindi vale a metà – proprio di quell’accezione negativa abbiamo fatto le spese, ma certo che degli stereotipi non ci siamo davvero liberati ancora.

Il corpo delle donne, come il del documenio di Lorella Zanardo che ha fatto scalpore qualche anno fa, è ancora non delle donne come volevamo negli anni ’70, piuttosto svenduto nelle chat per qualche likes di popolarità o per una ricarica di cellulare. ”Ma non bisogna giudicare le ragazze di oggi che lo fanno – avverte Maria Rosa Cutrufelli – perchè il sto davvero non le aiuta: quello della tv e dei media in genere, dalle blicità ai videogiochi”.

In il mondo e anche in Italia per l’8 marzo 2017 si organizza lo sciopero delle donne per riue la di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia. Cortei, assemblee, manifestazioni creative per porre al centro ancora una volta la trasformazione radicale della società.

”Se le nostre vite non valgono, scioperiamo” dicono le femministe che chiamano all’adesione dell’8 marzo dopo aver partecipato a Bologna il 4 e 5 febbraio alle assemblee di preparazione. Tanti i motivi per farlo tra cui la rivendicazione dell’applicazione della legge sull’aborto, molto spesso e tragicamente inapplicata (un nervo perennemente scoperto in Italia come dimostra il recente caso del concorso all’ospedale San Camillo per l’assunzione di due medici non obiettori per garantire l’attuazione della 194, immediatamente al centro di polemiche) ; l’educazione alle differenze come formazione culturale e scolastica sin dall’asilo nido per rendere la scuola blica un nodo cruciale per prevenire e contrase la maschile contro le donne e tutte le forme di di genere, non solo per pari opportunità ma per dire basta ai modelli stereotipati di femminilità e maschilità; la rappresentazione delle donne e del l corpo rovesciando linguaggio e immaginario sessisti e misogini.