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I veri ricchi snobbano il calcio: W Del Vecchio!

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di Nina Madonna - Suning, Yongkong Li… e chi ne ha ne metta: il attira commercianti, affaristi, faccendieri non i veri ricchi dell’alta finanza italiana e nazionale!!!

De Laurentis affamato di soldi e di gloria ha trovato l’america a Napoli, i tengono sulle spine , Roma si barcamena tra Pallotta e i ‘servizi-spazzatura’ di Lotito: ma perchè gente come Ferrero, Del Vecchio, Benetton, ad esempio, schifano il …?
Un mondo agonizzante, vecchio, traffichino, omertoso che ha distrutto anche il patrimonio di fedeltà e felicità da ‘campanile’, trasversale a il Paese, non può attrarre veri finanzieri, gente che fa soldi con serietà, essendo valore aggiunto anche in tempi di crisi irreversibile!

I re delle Autostrade (Benetton e Gavio) trovano sotto l’albero di di Piazza Affari un regalo da 3 miliardi e stravincono, almeno a livello di performance, la classifica 2017 dei Paperoni di Borsa.
L’italiano più ricco sul listino resta per distacco Leonardo del Vecchio, che – grazie agli immobili più che a Luxottica – ha aggiunto quest’anno altri 800 milioni (+ 4,4%) al suo patrimonio azionario, arrivato a 18,8 miliardi di euro.

Dietro ha messo il turbo il mondo che ruota attorno al traffico automobilistico: Atlantia, Astm e Sias – i gestori della rete autostradale italiana – hanno fatto boom sul listino (+ 18,4%, + 133% e + 86% rispettivamente) grazie all’aumento di iffe, allungamento delle concessioni, la ripresa del traffico.

Ed i soci passano ora all’incasso: i Benetton hanno consolidato la quarta posizione nella classifica dei Paperoni con un balzo del 20% a 8,1 miliardi di euro dei titoli che hanno in salvadanaio.
La famiglia Gavio ha addirittura raddoppiato il proprio valore a 3,9 miliardi, scalando posizioni in graduatoria e lo sfizio di sorpassare Silvio Berlus.

Il Corriere della Sera celebra il trionfo del settore trasporti col balzo del 25% dei titoli Exor che ha regalato d’oro anche a casa Agnelli.
Il patrimonio della dinastia torinese è lievitato a 6,2 miliardi in scia agli sprint azionari di Fca e Ferrari.

Torino è tornata così nella “ top five” sorpassando Miuccia Prada salita “ solo” ( si fa per dire) del 4,6% e rimasta dietro per un pugno di milioni.

Il podio della classifica alle spalle del patrono di Luxottica rimane in mano ai due grandi delusi del 2017, Stefano Pessina e la famiglia Rocca. Che pagano entrambi la scarsa diversificazione del portafoglio e l’anno difficile delle loro aziende. Walgreen Boots Alliance, il colosso farmaceutico di cui l’imprenditore italiano controlla il 14,4%, ha perso da gennaio il 13% sforbiciando a 9,3 miliardi il valore della partecipazione di Pessina. Unica magra consolazione per lui: il sorpasso ai danni dei Rocca che – complice lo scivolone della Tenaris – hanno visto il loro valore crollare da 11,3 a 8,5 miliardi.

Nel ei gamberi si è mosso a marcia indietro – con la fredda logica dei numeri – anche Berlus. Il patrimonio in Borsa dell’ex-premier si è ridotto nel 2017 del 2,3% a 3,57 miliardi. Ma si tratta di una sorta di illusione ottica che maschera un periodo d’oro per l’ex-Cav.

Basta infatti retrodae la performance fino al novembre 2016, quando Vivendi ha iniziato a scalare a Piazza Affari, per ribale la prospettiva e regalare al portafoglio di Silvio – un elemento chiave per la prossima campagna elettorale – un bel guadagno del 20%.

A balbete sul listino in questo anno d’oro (+ 15,7% a pochi gionri dalal fine del 2017 l’indice Mibtel) è invece lo Stato-padrone. Tesoro e Cdp restano l’azionista di riferimento del meneghino, visto che da soli hanno in portafoglio titoli per un valore di quasi 50 miliardi, più o meno il 6,6% della sua capitalizzazione.
Ma i risultati sono tutt’altro che brillanti. Il Mef ha messo assieme un onesto + 2,7%: il boom della quota in Enav e il quasi raddoppio del valore della partecipazione in Stm sono stati frenati dall’andamento in grigio di Enel e Poste e dalla frenata di Eni e Leonardo.

Il cane a sei zampe e la Saipem hanno aperto invece nel portafoglio della Cassa depositi e prestiti una mini-voragine da 1,6 miliardi, parzialmente riequilibrata dai risultati di Terna e Snam. Il saldo finale comunque è negativo e il patrimonio a Piazza Affari della Cdp ha perso finora il 3,9% del suo valore. I titoli di stato, lo sanno tutti, non rendono. Il tasso su quelli a dodici mesi è in questi giorni al -0,4%. Dati alla mano. però, forse per la Cassa sarebbe stato meglio mettere i soldi in Bot.