ULTIM'ORA

Perchè anche il Napoli deve essere venduto!

De-Laurentiis-111

di Paolo Paoletti - Inter ai cinesi, Roma agli americani, Milan in trattativa, solo la ntus si salva dalla colonizzazione del calcio italiano.
Si salva perchè la Exor – finanziaria Agnelli – è all’altezza dei gruppi stranieri che arrivano in Italia.

Chi è fuori da questi livelli, deve vendere. Non ha alternative.
Nel lotto a rischio resta ancora il Napoli. Poi forse la Fiorentina. Il resto non conta e va bene per ottimi imperenditori come Squinzi, non come Lotito.

Aurelio De Laurentis è proprieio del Calcio Napoli dal 2004. Lo acquisì dal Tribunale, grazie a Berlusocni e la Figc che lasciò il titolo in C1, nonostante il fallimento che avrebbe voluto la retrocessione nei Dilettanti.
Un po’ come i , 2 anni prima a Firenze.

Tre anni per tornare in serie A, due Coppette Italia e una Supercoppaetta Italiana…ma tanti, tanti soldi in tasca!
Sopratutto da Lavezzi e Cavani venduti a peso d’oro, e per le utili plusnze di bilancio che hanno determinato ricchi utili di gestione.

Otto bilanci consecutivi in utile e otto lauti dividenti intascati da De laurentis. Poi il primo rosso, -13mln di euro 2015-2016 per l’esclusione dalla Champions ai preliminari, dispetto di R Benitez il quale capì subito che DeLa non voleva vincere.

Un Cda in cui c’è tutta la famiglia, ultimamente anche Luigi, compensi da 5,5 milioni l’anno fino al 2014, fin quando c’era grasso che colava. Ma anche il 1,02 mln del 2015 e compenso per amministratori più alto d’Italia. Se consideriamo che la moglie Jaqueline e Edoardo non contano e non fanno niente.

Solo il Napoli ha costruito un patrimonio personale da 200 mln di euro, per Aurelio manna dal cielo. Da ridere rispetto ad Agnelli e Berlus, Pallotta e perfino Tacopina che da Venezia sta scalando il nostro calcio.
Jindong e tutti i cinesi sono assets maggioir anche dei che si sono rotti di rimetterci col calcio; ma anche dei vari Squinzi, Preziosi – quarto giocattolaio del Mondo – e Campedelli che con i panettoni veri fa meglio di quelli della Filmauro.

Oltre i due terzi del reddito di De Laurentis, infatti, sono generati dal Napoli, pozzo azzurro di San Patrizio, mentre gli utili derivanti dal sono di gran lunga residuali, per capire cosa sa fare il Nostro.
Il fatturato 2015 dell’area : home video, tv e diritti musicali, contano solo per l’11% nel giro d’affari FilmAuro, attestatosi sui 13,4 milioni, in flessione del 40% rispetto all’anno precedente.

Ma col taglio dei costi, scesi da 26 a 16,7 milioni – passati a carico del Napoli – il margine operativo lordo è rimasto positivo per 9,1 milioni (-33,9%) con un utile netto di 2,2 milioni (-35,2%). Quisquilie…

I conti seri invece riguardano il Calcio Napoli, seppur in regressione paurosa che denuncia una incapacità strutturale di fare azienda calcio a favore di una semplice squadra di pallone.
A livello consolidato i ricavi Napoli sono crollati da 277,8 a 165,5 milioni con la drastica diminuzione (-40%) dei proventi dalla gestione sportiva, che nel periodo luglio 2014-giugno 2015 ha accusato l’esclusione dalla , e l’assenza di grandi plusnze come avvenuto precedentemente.

Margine operativo lordo sprofondato da +19 milioni a -5,7 milioni, perdite per 10,6 milioni contro l’utile di 24 milioni nell’anno precedente.

Dall’esercizio 2015-2016, De Laurentiis si attende maggiori proventi dal calcistico (garantiti sempre e solo dalla ), anche per ripianare le perdite del , suo vero lavoro!

I numeri confermano che De Laurentis è lontanissimo dai mecenate di un tempo: Rizzoli, , , Cecchi Gori, Berlus e recita un ruolo marginale tra gli attuali imprenditori di calcio come Giampaolo Pozzo e famiglia, molto competenti e chiaramente posizionati sulla scoperta di talenti da vendere.

Napoli non è Udine e i napoletani vogliono vincere, come non accade dal 1990!

Difficile per un club a carattere familiare che specula su tutto: spiccioli dalla gestione San Paolo (14 mln di euro), un fatturato inferiore del 60% alla ntus, una campagna acquisti col braccino, un 30° posto in Europa per giro d’affari ben distante dai brand già internazionalizzati come Milan, Inter e Roma.

Lo sceicco o il tedesco di turno pronto a pagare i 94 milioni della rescissione di Higuain sarebbe l’ennesima manna perché permetterebbe l’alibi di ricominciare l’ennesimo blufff stavolta con Sarri confermato per 4 anni a costi irrisori.

De Laurentis, infatti dritto al ritorno d’utile, ai soldi in tasca, sfuggendo le vittorie sportive.

E quando un giorno – non lontano – dovrà farsi da parte, lascerà un club senza trofei e vuoto di strutture, traendone una enorme plusnza grazie ai napoletani che certamente lo odieranno ma nel frattempo arricchito!