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Uno ‘scouser’ di Napoli confessa: io tifo Liverpool!

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di Edoardo Menna - Gli ‘Scouser’ sono gli abitanti di Liverpool, poiché lo ‘scouse’ è l’accento tipico del Merseyside, particolarmente stretto e distintivo.

Oggi questa espressione si usa molto spesso nel panorama calcistico, per indicare i tifosi del Liverpool e dell’Everton.
Ebbene io sono uno Scouser no, precisamente napoletano, e questa è la mia personale esperienza da tifoso del Liverpool in unacittà come , dove l’accanimento ed il tifo per la propria squadra è da sempre una religione inconfutabile.

Avevo appena 11 anni, quando mio padre mi chiamò a gran voce dal salotto ed io, preoccupato, mi fiondai da lui. Lo vidi da solo davanti ad un televisore, mentre era trasmessa una partita inglese: Fulham-Liverpool.
All’epoca non conoscevo altri campionati al di fuori di quello no e, itandomi a vedere solo il che tifavo agguerritamente, mi avvicinai con una certa indifferenza. Notai subito uno o più piccolo rispetto a quelli ni (il meraviglioso Craven Cottage), ma estremamente calso, il prato
appariva più vivo e saturo, i ritmi molto più dinamici e delle tifoserie meravigliose. Insomma, conobbi un nuovo sport.

Questo minabile momento di stupore fu rotto solo all’ultimo minuto del match, quando un calciatore israeliano, Yossi Benayoun, segnò il primo goal del Liverpool visto dai miei occhi.
Finita la partita tornai in camera a riprendere quel che stavo facendo, ma quel goal, quell’atmosfera, quei ritmi e quel prato continuavano a riecheggiare nella mia testa: qualcosa di importante era appena successa.

Il tifo e la passione per il Liverpool aumentarono nei successivi anni in maniera graduale e costante, e finì per diventare la mia unica squadra del cuore, spazzando via persino il , la squadra della mia città, supportata dalla mia famiglia ed dai miei amici.

In una città così calsa e legata al calcio come , ogni qualvolta che riveli di non tifare per la squadra partenopea non sai mai che reazione aspettarti. Spesso molti vengono presi in giro, talvolta addirittura insultati, ma nel mio caso la gente rimaneva legittimamente perplessa, con un unico dubbio in testa: “Ma perché proprio il Liverpool?”, e dunque mi sono soffermato spesso a raccontare questa breve .

Rispolvero questo ricordo perché proprio ieri il caso ha voluto che e Liverpool si incrociassero nel girone di , esattamente come successe nel 2010 in . Fu il primo scontro fra la mia squadra del cuore e la squadra della mia città, un vero e proprio . L’andata era quasi un obbligo personale vederla al San Paolo, dunque mi infiltrai in incognito nella sezione dei distinti. Finì zero a zero e paradossalmente per me fu il risultato perfetto: il Liverpool non perse ed allo stesso tempo io non rischiai di implodere emotivamente ad un possibile goal nostro, davanti ad un centinaio di tifosi napoletani infuriati.

Il ritorno invece finì 3-1 all’Anfield, ribaltando il risultato. Finalmente potetti esultare, seppur con rispetto per la mia famiglia, disperata proprio sotto i miei occhi. Dopo quella partita molti miei amici mi cercarono per​ sfogarsi o per commentare il match e per la prima volta vidi il Liverpool ricevere attenzioni anche da altre persone: che fossero negative o positive non importava, mi faceva piacere. In quel momento capii, dopo anni di tifo, gioie o delusioni in solitudine, che il calcio senza la condivisione vale molto poco. Così decisi di entrare a far parte di un grande gruppo di tifosi del Liverpool sparsi in tutta , l’Official Liverpool Supports Club Italy, con il quale avrei potuto commentare ogni partita, esultare ai gol o alleviare eventuali
sconforti.

Proprio grazie al presidente del gruppo, il napoletanissimo Nunzio Esposito, ricevetti la notizia che il Liverpool avrebbe rincontrato il una terza volta, ma in un amichevole estiva a Dublino.

Finalmente nessuna pressione, nessuna tensione na in famiglia, nessuna esultanza eclatante repressa, nessuna discussione con gli amici, nessun “il vostro goal era irregolare, noi meritavamo di vincere”, nessuna ansia di perdere e di vedere i tuoi amici stuzzicarti ironicamente. “Finalmente una semplice amichevole”, pensai.

Già, come potevo prevedere quel che sarebbe successo neanche un mese dopo: “Edo, indovina chi ha beccato il ai gironi?”.