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Uno ‘scouser’ di Napoli confessa: io tifo Liverpool!

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di Edoardo Menna - Gli ‘Scouser’ sono gli abitanti di , poiché lo ‘scouse’ è l’accento tipico del Merseyside, particolarmente stretto e distintivo.

Oggi questa espressione si usa molto spesso nel panorama calcistico, per indicare i del e dell’Everton.
Eene io sono uno Scouser italiano, precisamente napoletano, e questa è la mia personale esperienza da tifoso del in unacittà come , dove l’accanimento ed il tifo per la propria squadra è da sempre una religione inconfutabile.

Avevo appena 11 anni, quando mio padre mi chiamò a gran voce dal salotto ed io, preoccupato, mi fiondai da lui. Lo vidi da solo davanti ad un televisore, mentre era trasmessa una partita inglese: Fulham-.
All’epoca non conoscevo altri campionati al di fuori di quello italiano e, itandomi a vedere solo il che tifavo agguerritamente, mi avvii con una certa indifferenza. Notai subito uno stadio più piccolo rispetto a quelli italiani (il meraviglioso Craven Cottage), ma estremamente calso, il prato
appariva più vivo e saturo, i ritmi molto più dinamici e delle tifoserie meravigliose. Insomma, conoi un nuovo sport.

Questo minabile momento di stupore fu rotto solo all’ultimo minuto del match, quando un calciatore israeliano, Yossi Benayoun, segnò il primo goal del visto dai miei occhi.
Finita la partita tornai in camera a riprendere quel che stavo facendo, ma quel goal, quell’atmosfera, quei ritmi e quel prato continuavano a riecheggiare nella mia testa: qualcosa di importante era appena successa.

Il tifo e la passione per il aumentarono nei successivi anni in maniera graduale e costante, e finì per diventare la mia unica squadra del cuore, spazzando via persino il , la squadra della mia città, supportata dalla mia famiglia ed dai miei amici.

In una città così calsa e legata al calcio come , ogni qualvolta che riveli di non tifare per la squadra partenopea non sai mai che reazione aspettarti. Spesso molti vengono presi in giro, talvolta addirittura insultati, ma nel mio caso la gente rimaneva legittimamente perplessa, con un unico duio in testa: “Ma perché proprio il ?”, e dunque mi sono soffermato spesso a raccontare questa breve storia.

Rispolvero questo ricordo perché proprio ieri il caso ha voluto che e si incrociassero nel girone di , esattamente come successe nel 2010 in Europa League. Fu il primo scontro fra la mia squadra del cuore e la squadra della mia città, un vero e proprio dramma. L’andata era quasi un oligo personale vederla al , dunque mi infiltrai in incognito nella sezione dei distinti. Finì zero a zero e paradossalmente per me fu il risultato perfetto: il non perse ed allo stesso tempo io non rischiai di implodere emotivamente ad un possibile goal nostro, davanti ad un centinaio di napoletani infuriati.

Il ritorno invece finì 3-1 all’Anfield, ribaltando il risultato. Finalmente potetti esultare, seppur con rispetto per la mia famiglia, disperata proprio sotto i miei occhi. Dopo quella partita molti miei amici mi cercarono per​ sfogarsi o per commentare il match e per la prima volta vidi il ricevere attenzioni anche da altre persone: che fossero negative o positive non importava, mi faceva piacere. In quel momento capii, dopo anni di tifo, gioie o delusioni in solitudine, che il calcio senza la condivisione molto poco. Così decisi di entrare a far parte di un grande gruppo di del sparsi in tutta italia, l’Official Supports Club Italy, con il quale avrei potuto commentare ogni partita, esultare ai gol o alleviare eventuali
sconforti.

Proprio grazie al presidente del gruppo, il napoletanissimo Nunzio Esposito, ricevetti la notizia che il avree rincontrato il una terza volta, ma in un amichevole estiva a Dublino.

Finalmente nessuna pressione, nessuna tensione na in famiglia, nessuna esultanza eclatante repressa, nessuna discussione con gli amici, nessun “il vostro goal era irregolare, noi meritavamo di vincere”, nessuna ansia di perdere e di vedere i tuoi amici stuzzicarti ironicamente. “Finalmente una semplice amichevole”, pensai.

Già, come potevo prevedere quel che saree successo neanche un mese dopo: “Edo, indovina chi ha beccato il ai gironi?”.