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Tutti i trucchi di Premium: Silvio ora punta su Murdoch!

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di Nina Madonna - Siammo alla trattativa Mediaset-Sky per la piattaforma Premium.
Secondo Il Sole 24 Ore sarebbe saltata l’ipotesi Vivendi e Silvio Berlus si sarebbe rivolto a Murdoch per chiudere.
Nel dossier i diritti tv del grande calcio internazionale: l’asta Champions league per il triennio 2018-2021 sarà a febbraio 2017, mentre a giugno ci sarà quella per i diritti Serie A (sempre 2018-2021).

L’opzione Sky appare credibile, soluzione accettata dal gruppo di Cologno. Al momento tutto fermo tra Mediaset e Vivendi, di fatto in trincea su Premium. Il CdA martedì scorso ha preso atto dello stallo, si è ricompattato sulla strada legale intrapresa, ma di fatto senza chiudere la porta ai francesi: Cologno accusa Vivendi di non aver dato esecuzione al contratto firmato, il gruppo francese ribatte sul plan ‘truccato’ di Premium.

Sul dossier ci sarebbero anche Mediobanca e l’imprenditore franco-tunisimo ak Ben Ammar, vicino sia a Bollorè sia alla famiglia Berlus. Vivendi, in modo informale, è disponibile a una nuova proposta più equilta: Mediaset e Vivendi proprieie di un 40% a testa più un terzo soggetto con il 20 per cento. Più difficile da individuare.

La spagnola Telefónica, azionista all’11% di Premium, non sembra intenzionata a partecipare a piani futuri e per quanto riguarda Telecom Italia la società guidata dal presidente Giuseppe Recchi e dal ceo Flavio Cattaneo ha smentito in più occasioni (l’ultima in settimana da Bruxelles con parole nette di Recchi) un suo coinvolgimento. In ogni caso oggi il ceo di Vivendi Arnaud De Puyfontaine sarà in Italia per partecipare al consiglio di amministrazione di Telecom.

Per ora resta vivo il fronte legale. Proprio in questi giorni gli avvocati dello studio Chiomenti e il professionista Vincenzo Mariconda avrebbero fatto il punto della situazione, con l’obiettivo dell’udienza del 21 prossimo al Tribunale di . E lo stesso avrebbero fatto i legali di Vivendi, gli avvocati di Cleary Gottlieb.

Oggi intanto è la data che era stata indicata come limite per il closing e dopo la quale Vivendi ha dichiarato di voler considerare decaduto il deal. Posizione, questa, non condivisa da Mediaset che punta a far leva su un contratto che considera il 30 settembre quale data del closing, ma salvo accadimenti imprevisti in cui rientrerebbe il braccio di ferro fra le due società. Prima di oggi sicuramente da Mediaset non potevano muoversi in nessun modo nei contatti con altre controparti. Da oggi in poi la clessidra è stata inesorabilmente capovolta e l’apertura di nuovi tavoli negoziali diventa una prospettiva concreta.

Il Corriere della Sera scrive che Silvio Berlus è volato negli Stati Uniti per un “viaggio d’affari”. Affari che, secondo quanto risulta a diverse fonti dell’universo berlusano, potrebbero avere come oggetto l’ipotesi di un ‘accordo’ tra Mediaset e Sky. Affari che potrebbero pore l’ex premier, condizionale quanto mai obbligato, a un faccia a faccia con Rupert Murdoch.

Che cosa potrebbe mettere l’uno di fronte all’altro i duellanti, che si fanno la guerra dall’epoca in cui, autunno 2008, il quarto governo Berlus raddoppiò l’Iva per gli abbonati e tagliò i tetti pubblicii delle pay tv, misure a cui Sky rispose decidendo di non partecipare alla gara per l’assegnazione di nuove frequenze del digitale terrestre? La risposta sebbe proprio là, in quelle due parole. “Digitale terrestre”. E anche nella voglia dei berlusani di rispondere allo smacco subito dai francesi di Vivendi, con cui il nzioso è ancora aperto, proponendo Mediaset Premium proprio a Murdoch.

Ma non si può capire il possibile ‘segno di pace’ tra il ‘Biscione’ e lo ‘Squalo’ senza ricomporre il puzzle dell’ultima guerra. Che comincia il 10 febbraio del 2014, quando Cologno Monzese strappa a Sky l’esclusiva triennale della Champions League di calcio. La cifra è sorprendente, 717 milioni, 239 a stagione, del 50 percento superiore alla vendita degli anni precedenti. Per alcuni, è la prova che il digitale terrestre di Mediaset vuole intaccare il dominio satellie di Sky. Per altri, invece, è la spia del tentativo berlusano di vendere Premium a Sky facendo leva sui diritti.

Davanti a sé, a quel punto, Murdoch ha due strade. Trate con la famiglia Berlus, e quindi inseguire. Oppure sedersi sulla riva del fiume, e quindi aspete. I dirigenti marketing di Sky predispongono un piano di guerra finalizzato a nere l’attesa emorragia di abbonati verso Mediaset. Ma non ce ne sarà bisogno, perché non ci sarà. A questo punto, e siamo all’anno scorso, i problemi sono tutti in casa Mediaset. Il gioco dei 717 milioni dimostra di non valere la candela. E Silvio Berlus in persona, in gran segreto, a gennaio di quest’anno vola a Parigi per incontrare Vincent Bolloré. Dopo lo storico incontro di vent’anni prima con Francois Mitterrand, che aveva portato alla nascita di La Cinq, è forse il più importante viaggio d’affari del ‘’ in Francia. L’ex premier torna a casa con una stretta di mano e un accordo di sinergia tra Premium e Vivendi. E l’accordo, destinato a pore la tv del digitale terrestre (e i relativi guai) fuori dall’orbita di Cologno Monzese, è quello che viene poi annunciato a inizio aprile, nel giorno in cui ancora nessuno — e men che meno Berlus — è in grado di leggere nel cielo gli oscuri presagi di quello che succederà dopo. E cioè il passo indietro di Vivendi e quindi “l’incredibile voltafaccia di Vincent Bolloré”, come lo definirà in una lettera inviata al Corriere il 29 luglio.

Come dopo uno sfortunato lancio di dadi al Monopoli, adesso Mediaset è tornata alla casella del ‘via’. Da un lato, c’è il nzioso con Vivendi a suon di carte bollate. Dall’altro, l’ipotesi di accompagnare Premium tra le braccia di Sky. E questi sono i dilemmi, e i pensieri, del Berlus che ieri sera ha sofo le sue ottanta candeline. E che si prepara a salire la scaletta di un aereo per un viaggio che potrebbe cambiare di nuovo tutto. Potrebbe.