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Mino verità: “colpa loro!” Flop Mirabelli.

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di Nina Madonna – Eccola, nalmente, la versione di Mino. Sul caso Donnarumma parla , il procuratore del portiere rossonero protagonista della clamorosa rottura con il .
Parole che fanno e faranno discutere: “Non è mai stata una questione di soldi, altrimenti avremmo trovato una soluzione. Gigio è stato minacciato di non giocare e persino di morte. Mirabelli? Si prenda le sue responsabilità”.

PREMIUM SPORT. Questa l’intervista di Claudio Raimondi a Mino

Cosa c’è dietro la decisione di non rinnovare con il ?”
“Una situazione troppo ostile e violenta che si era creata e da cui non si poteva più uscire. Gigio è stato minacciato, la famiglia è stata minacciata: minacce di non giocare, di morte, striscioni mai tolti dalla società e un atteggiamento passivo nei suoi confronti. Non è mai stata una questione economica, se due parti vogliono trovare una soluzione, la soluzione si trova. Visto che loro erano in giro con il budget di un top player e il top player ce l’hanno in casa, io sicuramente avrei trovato un modo per soddisfare le parti, ma non siamo mai entrati in quei discorsi”.

“Non si gestisce così un top player?”
“Secondo me no. Troppo esuberanti, i toni sbagliati, i rapporti non giusti”.

“L’idea era quella di conoscere il progetto più gradualmente e poi decidere?”
“Sì, ma comunque avevo già garantito alla società che non saremmo partiti a parametro zero, l’ho sempre detto e pensavo fosse sufciente almeno per mettere tranquilla la parte patrimoniale della cosa, ma non è stato capito. Non era una questione di rubarsi il giocatore, ma forse ho sbagliato io, non sono stato molto convincente, non lo so. È stato gestito tutto male secondo me”.

“Qualcuno si è fatto l’idea che dietro ci sia l’offerta di un grande club (Real, Psg, United, )”
“Quelle c’erano già da quando Donnarumma aveva 16 anni e anche quando ne aveva 14, quindi se avesse voluto andar via sarebbe andato via quando non era il titolare del . Noi non abbiamo nessun accordo con nessuna società, nessuna società ci spinge a fare certe cose. Il problema non è economico, è una questione di forma: non potevamo più accete certe minacce, certe tensioni, lo stress psicologico, la passività della società nei confronti di Gigio”.

“Parliamo allora di Mirabelli. Che ruolo ha avuto nella trattativa fallita?”
“Ma io parlo del , poi sai Mirabelli è stato un esponente che ha condotto questa trattativa e quindi si prenderà le sue responsabilità”.

“E se dovesse fare retromarcia, trovare altri toni, altre situazioni?”
“Oggi non voglio riaprire questi discorsi perché sarebbe riaprire un’altra volta il circo e non lo voglio fare. Io contro il non ho niente, i rapporti con Fassone sono ottimi e se ci dobbiamo parlare ci parliamo, ma ormai loro hanno fatto la loro scelta. Si doveva decidere il 13 e noi abbiamo deciso”.

“Ma adesso loro cercano un altro portiere…”
“Hanno il diritto di cercare anche altri sette portieri, non è mica un nostro problema”.

“Ma c’è il rischio che Gigio perda un anno importante”
“Sì, è un rischio importante. Se sarà giudicato per le sue qualità di sicuro non perde l’anno, se invece ci sono altre situazioni che costringono l’allenatore a prendere certe decisioni allora forse lo perde. Per me è mobbing se minacci un giocatore di se un anno in tribuna”.

POSIZIONE . L’agente del portiere rossonero ha raccontato la sua verità sul mancato di contratto con il : “Inizialmente Gigio voleva rinnovare, ma poi ci siamo sentiti minacciati e poco difesi dal club: lo hanno perso loro. In ogni caso mi prendo tutte le responsabilità”. Sul futuro non esclude nulla, nemmeno che possa riaprirsi tutto

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E dopo tre giorni Mino parlò. L’argomento, ovviamente, il più chiacchierato del mercato, ovvero il no del suo assistito Donnarumma alla proposta di di contratto fatta arrivare sul tavolo dell’agente nella sua casa di Montecarlo. Quello che avrebbe dovuto legare Gigio alla squadra del suo cuore, che però, alla ne, il portierone rossonero ha deciso di riue. E allora, dopo tre giorni di congetture, insulti dei tifosi, ipotesi di mercato e ragionamenti sulle motivazioni di Donnarumma ecco che il procuratore più famoso del mondo ha voluto raccone in una mini conferenza stampa le ragioni del riuto rossonero.

Le minacce di morte e il ruolo del
“Mi prendo tutte le colpe, ma lascino in pace Gigio. Sono arrivate addirittura minacce di morte alla sua famiglia, è incredibile. Noi ci stiamo già organizzando, approntando un servizio di sicurezza. Tocca a noi pensarci nel disinteresse generale. È assurdo. Una parte dei tifosi s’è messa contro di lui e la società non l’ha tutelato. Lo striscione sotto la sede non è stato rimosso, così come non gli è mai stata espressa solidarietà.

MIRABELLI. “Mancavano ancora quattro partite alla ne del campionato, eppure Mirabelli ha cominciato a stressare Gigio. C’è stato un momento in cui il ragazzo lo evitava a ello. Lo hanno trattato come un asset non come una bandiera. Per lusingarlo sono arrivati a dirgli: rma, poi se vuoi andare via. Ma non lo hanno lasciato sereno. La fretta, le pressioni, il diktat del 13 giugno come data ultima per dare una risposta: ho sbagliato a non fermare subito questa infernale. Con quel martellamento non potevamo dire sì. Non c’erano i presupposti per un’intesa. Avevamo chiesto tempo e discrezione per lasciare Gigio sereno. Il ha informato la stampa di ogni passaggio. E i risultati si sono visti. Al mi sa che hanno acquistato il brand ma non lo stile. Non puoi dire “ti stronco la carriera o passerai la stagione in tribuna se non rmi”. In una grande società questo non avviene più, mi ricordo certe scene tanti anni fa in piccole realtà del Sud. Mirabelli? Non discuto la persona, ma i suoi metodi. Ad esempio nessuno nota che Conti ha minacciato di non presensi agli allenamenti dell’Atalanta per dire sì ai rossoneri. Gigio, invece, è sempre stato al suo posto, non ha mai avuto pretese economiche. E poi se hai in casa un top player come lui perché vai ad offrire il doppio o il triplo a Morata o Aubameyang? Non è coerente”

“Niente guerra, ma c’è puzza di mobbing”
“Gigio inizialmente era convinto di rese al , anche perché ricordo che a 14 anni scelse lui questi colori, dopo i contatti con l’Inter, nonostante la sua famiglia lo sconsigliasse dopo la delusione per la cessione del fratello Antonio. Gli ultimi tempi, però, sono stati tremendi. In particolare lo ha colpito
quella frase di Mirabelli: se non rmi vai in tribuna. Vediamo che succede ora, ma qui c’è puzza di mobbing. Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Io ho un buon rap con Marco Fassone, lo conosco da tempo e lui sa bene che può cone su di me, anche se non mi va dire il perché. Io non faccio la guerra al . Mi hanno chiesto Matuidi, come l’Inter e la . Vediamo. Ai bianconeri un anno fa saltò per problemi politici. Magari stavolta…”

MONTELLA E SACCHI. “Credo abbia un buon rap con Gigio. Per questo sarebbe stato meglio che gli parlasse in privato. Capisco, col cambio di società ha dovuto adatsi: come una bandiera, al vento. Sacchi non è stato morbido. Non capisco certi moralismi. Ha parlato con il ragazzo? Aveva ragione , Arrigo parla troppo…”