ULTIM'ORA

Trivelle: vota solo il 32,15%. Renzi: chi voleva la conta ha perso!

043e76f961bc0ed5fccfc737d9704b1

di Romana Collina - Il referendum sulle trivelle non raggiunge il quorum: i votanti si fermano attorno al 32% con i SI che sfiorano l’80% e i NO al 20%.
Esulta Matteo Renzi che giudica il risultato una contro quei “pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione” che volevano farne solo “una conta” politica.
Ma, in parte, si dicono soddisfatti anche i sostenitori del comitato per il SI per aver “acceso un riflettore sulle loy del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese”.

Ma anche le opposizioni che mettono in cassa 15 milioni di votanti che potreero fare la differenza al pmo referendum sulle in autunno. Ed è proprio sull’pretazione del voto che si riaccende la polemica politica (da un lato Minoranza Dem, Sinistra, FI e M5s; dall’altra il Pd dei renziani). Per il premier i numeri rappresentano un “risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative”: “L’Italia ha parlato – spiega – Questo referendum è stato respinto”. Il presidente del Consiglio prova ad anticipare gli avversari: “Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere”. Il riferimento, neanche troppo velato, è al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha guidato la pattuglia degli amministratori ribelli nel Pd e si è schierato in prima linea contro le indicazioni dell’esecutivo e del partito. Emiliano non intende deporre le armi: “Aiamo superato la soglia di 10 milioni di voti che consideravamo necessaria per poter parlare di un successo: il governo dovrà tenerne conto”.

“E da presidente del Consiglio – dice tra l’altro – c’e’ stata mancanza di rispetto”. Probabilmente la battaglia si accenderà nuovamente quando si tornerà a discutere di royalties per le Regioni e delle politiche energetiche del Paese. All’opposizione il M5S, in prima linea nella campagna referendaria, ringrazia “i 15 milioni di votanti” con un post sul blog di Beppe Grillo e rilancia l’iniziativa di referendum senza l’oligo del quorum. Forza Italia si affida alle parole di Renato Brunetta: il capogruppo azzurro alla Camera mette il voto sulle trivelle in relazione con il pmo referendum di ottobre sulle istituzionali affermando che per battere il governo basteranno “13 milioni di voti”.

Il tema dell’astensione ha fatto dibattere più dell’argomento dello stesso referendum, ovvero la possibilità di ie le concessioni per le trivelle all’no delle 12 miglia dalla costa. Renzi si dice dispiaciuto di aver dovuto “non voe”, spiegando di averlo fatto per tutelare “11mila posti di lavoro” di operai e ingegneri del settore petrolifero. “Saremo il Paese più verde d’”, aggiunge spiegando che però le politiche per le rinnovabili non possono essere fatte sprecando l’energia che già aiamo ma con il tempo. Alle urne non si è recato neanche il leader di Fi Silvio Berlusconi, mentre le massime cariche dello Stato si sono presentate in giornata. Gli animi sono tesi tra e all’no dei partiti. A sottolinearlo un del deputato renziano del Pd Ernesto Carbone che, a urne aperte, salutava ironicamente con un “ciaone” tutti coloro che avevano confidato nel raggiungimento del quorum. Un’espressione che è valsa una serie di risposte piccate da parte di esponenti di maggioranza e opposizione.

L’affondo del premier, la demagogia non paga
“Un risultato netto e chiaro”. L’esito del referendum sulle trivelle è stato ufficializzato da pochi minuti, quando Matteo Renzi in una lunga dichiarazione a Palazzo Chigi prova a chiudere la partita su un voto che – come sottolinea – è apparso quasi come un regolamento di conti. E che ha dimostrato soprattutto una cosa: “La demagogia non paga”.

E il premier, che non si intesta la ma la lascia ai lavoratori delle piattaforme marine, con i quali brinda idealmente, punta il dito contro l’esibizione dei politici vecchio stile che “dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso”. Poi avverte: “in politica bisogna saper perdere: ci sono vincitori e degli sconfitti”.

Il presidente del Consiglio si toglie molti sassolini dalla scarpa senza fare i nomi. Anche se è evidente a chi intenda riferirsi: in particolare, alla sinistra del Pd e al governatore della Puglia Michele Emiliano: “Gli sconfitti non sono i cittadini che sono andati a voe” perché “chi vota non perde mai. Massimo rispetto per chi va a voe”. Ma “gli sconfitti sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che hanno voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”. Che vogliono difendere il mare da qualche piattaforma e poi non si occupano neanche dei collettori per i depuratori. E’ il giudizio su un “referendum che si poteva evie”. Anzi – aggiunge – “aiamo cercato di evilo per non sprecare 300 milioni di euro ma si è tenuto per esigenze e la voglia di conta da parte di qualcuno”. Quindi, punta l’indice contro “una parte della classe dirigente di questo Paese che si mostra autoreferenziale: “vivono su twitter e facebook. Ma l’Italia è molto più grande”.

Renzi spiega anche la sua difficoltà di astenersi e di invie a non andare alle urne: “Ho molto sofferto per la scelta di non andare a voe” anche se “si trattava di una opzione permessa dalla Costituzione”. Per il premier, l’opzione di un voto massiccio avree potuto pore “a 11mila licenziamenti”. “Credo che il presidente del Consiglio dea essere laddove si rischiano 11 mila posti di lavoro”. “Il governo – sottolinea – non si annovera nella categoria dei vincitori ma sta con operai e ingegneri che domani torneranno nei loro posti di lavori consapevoli di avere un e non un passato”.

Il premier e segreio del Pd chiude il suo lungo vento con un tentativo di recupero anche verso tutti hanno cercato di utilizzare il referendum a scopi puramente politici:”A coloro che hanno votato SI o NO dico che saremo in prima linea per fare dell’Italia un Paese che non spreca energie. Basta con le polemiche: l’Italia torni a fare l’Italia. Un Paese non può permettersi l’odio che è emerso in questa campagna politica”. “Non doiamo piangerci addosso: siamo leader nel settore delle rinnovabili. Saremo a New York per siglare un accordo impegnativo perché vogliamo fare dell’Italia il paese più verde dell’ ma per farlo non possiamo sprecare le energie che aiamo. Il passaggio verso le energie rinnovabili si può fare ma ci vuole tempo”.