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Trieste, Hamsik e le bugie su Ulisse… Diego insuperabile!

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di Paolo Paoletti - Gentile Anna, scrivo perchè chi legge deve avere un sto e in cui inserire commenti e affermazioni.

Il Mattino fu fondato da Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao.
Scarfoglio ‘Papavero’ conoe la moglie Matilde nella redazione di ‘Capitan Fracassa’, frequentato anche dal giovane Gabriele D’Annunzio, già conosciuto a Francavilla.

‘Capitan’ era un cenacolo del nuovo smo e della nuova letteratura italiana e un salotto letterario da cui passavano i più importanti personaggi.

Matilde arrivò a Napoli nei primi mesi del 1861, dove il padre Francesco – fuggito in Grecia inviso ai Borbone -
cominciò a fare il sta a Il Pungolo. Matilde da piccola visse l’ambiente di un giornale. Ma aveva già 8 anni e non sapeva né leggere né scrivere. Imparò più tardi, in seguito alle ristrettezze economiche e la grave malattia.
Per aiutare il o familiare cercò un lavoro stabile, vincendo un concorso da ausiliaria ai Telegrafi di Stato dove rimase per 4 anni.

Cominciò a scrivere brevi articoli nelle appendici del Giornale di Napoli, poi bozzetti e novelle firmate con lo pseudonimo ‘Tuffolina’. A 22 anni (1878) completò la sua prima novella, Opale che inviò al Corriere del Mattino.

A 26 anni (1882) lasciò Napoli per Roma. ‘Capitan Fracassa’ sotto lo pseudonimo ‘Ciquita’ pulicava gossip e critica letteraria, frequentando i salotti mondani della capitale, dove fu presto emarginata…
“Quelle damine enti non sanno che io le conosco da cima a fondo – scrisse la giovane Ciquita – che le metterò nelle mie opere; esse non hanno coscienza del mio valore, della mia potenza…

Però la sua fisicità, la mimica e i modi spesso troppo grossolani, la risata grossa, non la favorirono.
Nei salotti la sua fama di donna indipendente suscitò scaltra curiosità mai ammirazione.
Non basta rivedersi in Matilde, non è ne erede.

Qui, cara Trieste, scrivo per mettere in chiaro 3 punti:
1. il smo è racconto della verità, per cui bisogna essere abilitati a saperla cercare e divulgare;
2. i salotti televisivi sono scaltri quanti quelli romani della fine dell’Ottocento: usano, non nobilitano.
3. di Capitani a Napoli non ne esistono più. Nel calcio aiamo avuto Antonio Juliano e Maradona. .
E mi spiace veramente tanto per Beppe Bruscolotti, da Sassano, che ho tanto ammirato per le genuine qualità morali, volontà, coraggio.

Portare una fascia di colore diverso dalla maglietta spesso si traduce in un grazioso accessorio, non sdogana personalità, carattere, rappresentatività, dna culturale!
Ulisse meglio Odisseo, in greco antico: Ὀδυσσεύς, è personaggio mitologico.
Originario della Terra del Sole, detta Itaca, eroe acheo descritto e narrato da Omero, è l’incarnazione dell’astuzia, del coraggio, della curiosità e dell’abilità manuale. Nel nostro caso bipede.

Da parte materna Ulisse è pronipote di Ermes, messo degli dei, riconoscibile anche per il suo borsellino, sandali e cappello alati e il caduceo, bastone da messo.

Ecco se bisogna attribuire una qualità allo slovacco Marek, è essere un buon messo. In uno spogliatoio di calcio si diree in modo diverso. Che gli è valsa un contratto a vita con il suo mentore ADL, molto sensibile ai caducei.

Altro non saprei.
Hamisk a Napoli ha trovato la sua Itaca e deve tutto ai napoletani.
Certo segnare 115 gol in serie A giocando 447 partite non è cosa da poco, media 3.88!

Maradona in 259 izzò alla media di 2.25!!!
Ma vanno ricordati i 312 gol su 588 gare, media 1.88, per valutare DIO!
Che non era un attaccante, semplicemente Dio.

Il punto della vicenda però non è nei numeri, artificio per statistici.
Ciò che Hamsik non potrà mai incarnare è il o di Napoli.
Napoli non è una città, metropoli interculturale, è sopratutto un sentire. E solo DIO è riuscito a rappresentarlo, a in un mondo già suo.

è riuscito, dove nessuno mai prima. Ha vinto per il popolo, il suo popolo.
Ha izzato il sogno, come tutti i sogni, irripetibile. Quello della prima volta.
Ha lasciato un vuoto incolmabile, per chi si è sentito ‘qualcuno’ pari ai potenti, avendo atteso il tempo della storia. Che si è fermato il 17 maggio del 1987!

Da allora il calcio a Napoli non è e non sarà mai più lo stesso.
E nessuno potrà dire il contrario, senza mentire.
Cara Trieste, lei porta un cognome importante. to alla guerra, al sangue, all’Italia.

Noi, quelli che Maradona, siamo napoletani. Mi faccia il piacere…!

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