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Trema anche la A: giù Chievo e Parma?

Calcio: messaggi Whatsapp sospetti, al via processo a Parma

di Romana Collina - La pma Serie A rischia di essere stravolta se e Chievo verranno riconosciute colpevoli, rispettivamente, di illecito ivo e plusvalenze fittizie. Le due società sono comparse oggi davanti al Tribunale federale e le richieste della procura sono state molto pesanti, come anticipato ieri dall’Ansa: per il club emiliano 2 punti di penalizzazione per la stagione 2017-’18 (che significherebbero addio ) o, in alternativa, partire da -6 in quella 2018-’19. Per il Chievo 15 punti di penalizzazione, anche questi afflittivi, con la conseguenza della retrocessione in B. Le plusvalenze – con il tesseramento di 30 giocatori e valutazioni gonfiate – coinvolgerebbero Chievo e Cesena, nel frattempo fallito. Anche per i romagnoli, comunque, sono stati chiesti 15 punti di penalità. L’esito di questo filone è atteso da Crotone (sceso in B) ed Entella (in C dopo i playout), ammesse come parti interessate. Per il presidente del Chievo, Luca Campedelli, sono stati chiesti 36 mesi di inibizione. Sentenze di primo grado attese tra la fine della settimana o l’inizio della pma. Il tempo, anche per eventuali appelli, non è molto: giovedì 26 è previsto il varo dei calendari e potrebbe essere necessario inserire della X. “Spero che i quindici punti vengano inflitti, e che la pena sia confermata nei gradi successivi”, ha auspicato il presidente del Crotone, Gianni Vrenna, pronto a rivendicare i conti in ordine della sua società. Quelli del Chievo, secondo la procura federale guidata da Giuseppe Pecoraro, invece usufruivano da tre anni di plusvalenze fittizie: di qui la richiesta di cinque punti di penalita’ a stagione, per una somma di quindici. L’udienza del ha ruotato intorno ai messaggi whatsapp inviati da Emanuele Calaiò – presente in aula, per lui la procura ha chiesto 4 anni di e 50mila euro di ammenda – ai colleghi dello Spezia Filippo De Col e Claudio Terzi il 14 maggio, quattro giorni prima della partita poi vinta 2-0 dal in trasferta, risultato grazie al quale era arrivata la senza passare dai playoff.

La corte ha ammesso l’intervento del Palermo in quanto direttamente interessato (avendo chiuso il campionato di B un punto sotto il ), mentre ha respinto quello del Venezia, quinto a 67 punti, che a sua volta puntava ad approfittare dei guai finanziari dei rosanero. Il tempo, anche per eventuali appelli, non è molto: giovedì 26 è previsto il varo dei calendari e potrebbe essere necessario inserire della X. Quei messaggini (“non rompete il cazzein” e poi “soprat col rap che avete con me”), con tanto di emoticon col cuoricino, per la procura sono un tentativo di ammorbidire l’impegno degli avversari, andato a vuoto per la pronta denuncia di questi ultimi ai propri dirigenti. Per le difese del e di Calaiò, affidate agli avvocati Eduardo Chiacchio e Paolo Rodella, sono invece solo uno scherzo, senza alcun intento di compromettere il regolare svolgimento della gara. Calaiò è intervenuto con una dichiarazione spontanea, rivendicando “20 anni di carriera immacolata, nei quali ho sempre cercato di essere un esempio per i giovani, insegnando lealtà e correttezza. Ho passato gli ultimi due mesi di inferno, è una macchia che non merito”. “Dov’è la proposta illecita – ha chiesto il suo le, Rodella – Negli emoticon con i sorrisi ed i segni di affetto?”. Quanto a Da Col e Terzi “avvertirono la l società perché così impostogli per qualunque tipo di messaggio – ha sostenuto il le – pena severi provvedimenti, e non perché c’era una consapevolezza dell’illecito”. Anche l’avv. Chiacchio ha contestato che ci sia stata la percezione di un tentato illecito. Infatti – ha sostenuto – lo Spezia nella sua informativa alla Procura non parlò di denuncia ma di semplice comunicazione. E quest’ultima “non conteneva nemmeno i nomi dei tesserati, né di chi aveva inviato i messaggi, né dei destinatari”. Né si può invocare la responsabilità oggettiva del , in quanto, ha aggiunto “che potere di controllo poteva avere sui messaggi whatsapp?”.