ULTIM'ORA

‘Solo’ 3: Higuain giocherà Roma-Napoli. Va multato!

Higuain in commissione d'appello FIGC

di Paolo Paoletti - Lo ‘sconto’ è arrivato: 1 giornata, il Napoli ne aveva chieste 2. Higuain potrà giocare -Napoli il 25 aprile, decisiva per il secondo posto. La Commissione di appello federale in parte ha accolto il reclamo del Napoli che puntava alla riduzione di 2 giornate.
Sentenza anticipata alle 16,50.

Grassani, avvocato ancora battuto, dice: “la sacralità degli è intoccabile. Higuain era deluso. Ha voluto fortemente essere presente al dibattimento perchè fermamente convinto della sua innocenza. Si tratta di un calciatore correttissimo in campo. Avree voluto fare un altro gol, ma c’è la consapevolezza che è stato fatto il massimo. Ripeto: è normale che anche il calciatore sia deluso”.

La lotta di ‘potere’ è finita senza vincitori e un mezzo vinto, il Napoli: De Laurentis non ha ottenuto ciò che voleva.
Ma il campionato vivrà una grande partita all’Olimpico con tutti i migliori in campo.
Saree stato un peccato vedere fuori Higuain.

Per la Corte la è stata ridotta in ragione della contenuta valenza offensiva dell’espressione “vergognoso” addebitata. Restano punite le mani sul petto dell’arbitro, l’atteggiamento minaccioso di Higauin, i toni usati comunque irrispettosi dell’operato dell’arbitro che va accettato sempre e comunque.

Solo l’Avvocato Grassani poteva pensare credibile il gesto d’istinto. Non era così, nessuno se bevuto la falsa ricostruzione.
Bocciata totalmente dai giudici sia per il non valore delle prove portate, sia per la falsa ricostruzione dei fatti.

Quattro giornate mi erano sembrate troppe. Subito. La conferma delle 2 a Kedira, potevano essere un segnale…
Adesso nessuno potrà dire che il Napoli non è stato aiutato.
Nessuna manifestazione di potere, solo giustizia.

C’è un altro punto da chiarire adesso: Gonzalo Higuain deve essere multato dalla società. Saltare 3 gare nel momento decisivo della stagione è un atto scellerato che un campione non può permettersi. Tre giornate su 31, sono quasi il 10%. Assurdo, il fatto non può passare in cavalleria. Saltate Verona, , Bologna: il danno c’è, vedremo alla fine quanto grave.

La considerazione andava fatta a bocce ferme, valutando l’entità definitiva della .
De Laurentis ha fatto benissimo ad avanzare ricorso e presenziare davanti la Commissione d’appello. Adesso deve fare il gesto che da autorevolezza al club: multare Higuain, oltre l’ammenda già inflitta da Tosel giudice ivo con la mano pesante.

Aspettiamo di plaudire l’autorevolezza del cinepresidente!

IL . Ricorso S.S.C. NAPOLI avverso le sanzioni: – per 4 giornate effettive di gara; – ammenda di € 20.000,00, inflitte al calc. Higuain Gonzalo Gerardo seguito gara Udinese/Napoli del 3.4.2016 (Delibera del Giudice ivo presso la Lega Professionisti Serie A – Com. Uff. n. 194 del 5.4.2016)

PARZIALMENTE ACCOLTO, e per l’effetto, riduce la sanzione complessivamente inflitta a 3 giornate effettive di gara, inalterata l’ammenda.

COMMENTO ALLA SENTENZA. La disposizione in commento, nell’enunciare al punto 1.1., quale speciale regula iuris, il
precetto secondo cui “i rapporti dell’arbitro, degli assistenti, del quarto ufficiale e i relativi
eventuali supplementi fanno piena prova circa il comportamento di tesserati in occasione dello
svolgimento delle gare…” fonda, invero, il principio dell’assoluta primazia degli atti ufficiali
(rapporto dell’arbitro e dei suoi assistenti) rispetto a qualsiasi altro mezzo probatorio.
Dalla divisata prerogativa di fidefacienza che, pressis verbis, assiste la refertazione arbitrale
discendono i seguenti corollari:
- i fatti ricostruiti nei rapporti degli ufficiali di gara sono da intendersi come effettivamente
verificatisi, restando preclusa al giudice ivo l’opzione alternativa di valorizzare, in via
concorrenziale, altri mezzi probatori suscettibili di mettere in discussione quanto attestato nel
referto;
- detti referti sono destinati ab imis a provare i fatti da essi descritti e, dunque, gli organi
della giustizia iva investiti della controversia sono tenuti a fondare su di essi il proprio
convincimento.

La dignità giuridica di fede privilegiata degli atti ufficiali patisce un’importante eccezione
nel caso della cd. prova televisiva (punti 1.2. e ss.) cui si riconnette, sul piano della ricostruzione
probatoria del fatto, una funzione ora correttiva delle decisioni del direttore di gara (come ad
esempio nel caso degli scambi di persona, cfr. articolo 35 comma 1.2) ovvero una funzione
complementare ed integrativa di quanto eventualmente (non) rilevato dall’arbitro.

Ciò nondimeno, com’è fatto palese da una piana lettura delle disposizioni in commento,
l’ambito operativo del suddetto istituto resta confinato in riferimento a fattispecie tipiche,
tassativamente individuate e non suscettive in alcun modo di estensione analogica, fattispecie qui
non in rilievo.

Le medesime preclusioni trovano applicazione anche rispetto alla documentazione prodotta
a corredo del gravame: appare in definitiva del tutto evidente, ad una piana lettura dell’articolo 35
del CGS, che anche le testimonianze fotografiche non possono essere ammesse (al di fuori delle
eccezionali deroghe previste dalla richiamata disciplina di settore) per contraddire un referto
ufficiale sui fatti in contestazione.

Orbene, prendendo arivio dai richiamati postulati, deve ritenersi priva di pregio la
ricostruzione della vicenda qui in rilievo offerta, in via alternativa, nell’atto di gravame siccome in
plateale contrasto con i contenuti descrittivi del rapporto di gara, assistito – come sopra anticipato –
da fede privilegiata.

Ed, invero, da tale rapporto si evince, sotto la voce “calciatori espulsi e motivazione”,
quanto segue:
“al 31° 2 tempo n. 9 Higuain Gonzalo soc. Napoli per doppia ammonizione.
1^ ammonizione 16’ 2 tempo per proteste.
2^ ammonizione 31’ 2 tempo per fallo.
Dopo aver mostrato il cartellino rosso il Sig. Higuain Gonzalo, n. 9 Napoli, mi si avvicinava
urlandomi e guardandomi negli occhi: ‘vergognoso’. Una volta giunto vicino a me appoggiava
entrambe le mani sul mio petto spingendomi lievemente all’indietro senza procurarmi dolore fisico.
Dopo cercava di avvicinarsi a un avversario in modo aggressivo senza riuscirci perché trattenuto
dai compagni.”

3. All’esito di un semplice raffronto si rivelano, dunque, manifestamente disancorate dalle
descritte emergenze probatorie le allegazioni della reclamante nella parte in cui viceversa
accreditano:
- un movimento dell’arbitro Irrati verso Higuain (e non viceversa) costruendo, di riflesso, il
gesto di quest’ultimo, consistito nel posizionare le mani sul petto dell’arbitro, come una reazione
automatica ed istintiva dettata dalla sola necessità di evitare un contatto fisico con il predetto
direttore di gara, che avanzava verso di lui.

Il referto è, viceversa, chiaro nell’imputare al calciatore Higuain il movimento che prelude al contatto fisico
(..mi si avvicinava…Una volta giunto vicino a me..) così come è chiaro nella parte in cui,
nel disegnare la complessiva condotta del calciatore nella sua evoluzione dinamica, descrive la progressione dell’azione culminata nella successiva (lieve) spinta all’indietro del direttore di gara;
- come non riferita all’arbitro l’espressione refertata (id est “vergognoso”).

Una serena lettura del menzionato rapporto, contrariamente a quanto dedotto, rende plausibile ritenere che la
condotta incriminata fosse indirizzata – avuto riguardo alle complessive circostanze del caso in
esame – proprio nei confronti del primo ufficiale di gara.
Tanto può evincersi, anzitutto, dall’immediatezza della scomposta reazione qui in contestazione, che si colloca subito dopo il
provvedimento disciplinare (id est espulsione), a conferma del diretto legame che consente di ascrivere i due eventi (espulsione, da un alto, e reazione, dall’altro) in un rapporto diretto di causa ed effetto.

Né può essere obliterato l’ulteriore significativo dato – direttamente rilevato dal direttore
di gara – delle peculiari modalità esecutive della condotta che, lette nell’ambito di una visione
d’insieme (..mi si avvicinava urlandomi e guardandomi negli occhi), lasciano ritenere che le
espressioni in contestazione fossero rivolte all’indirizzo dell’arbitro. E’, infatti, verso l’arbitro che è
diretta la reazione di protesta (..mi si avvicinava..) e non nei confronti dell’avversario Felipe, di cui
in questa fase il calciatore del Napoli si disessa completamente.

Ed è nei confronti dell’arbitro che Higuain sfoga il suo profondo rio guardandolo negli occhi e urlandogli contro;
- la liceità del successivo comportamento tenuto dal predetto calciatore che, ove depurato
dalle soggettive valutazione del direttore di gara (..in modo aggressivo..), si sostanzieree nel
semplice tentativo, di per se stesso anodino, di avvicinarsi all’avversario.

Anche in questo caso, però, la lettura offerta dalla ricorrente non consente di cogliere l’esatto significato della condotta
refertata. E’ infatti di evidenza intuitiva come l’aggettivazione all’uopo utilizzata (..in modo aggressivo..) stigmatizzi,
sia pur in via di sintesi ed ove correttamente calata nell’ambito del complessivo contesto descrittivo, le illecite modalità esecutive attraverso cui il calciatore del Napoli ha cercato di raggiungere Felipe, al punto da rendere necessario il decisivo vento dei compagni di squadra, costretti a trattenerlo;
- la condotta di Higuain come reazione ad una presunta simulazione del calciatore avversario
Felipe e, più in generale, a sfavorevoli decisioni del direttore di gara che ne avree condizionato il
regolare svolgimento. Sul punto, ed in disparte l’ovvia considerazione che la gestione tecnica della
partita non è qui suscettiva di riesame, è sufficiente obiettare che alcun conferente elemento di
prova risulta allegato a supporto di tali assunti, che, pertanto, devono ritenersi del tutto indimostrati.

Tanto premesso in punto di fatto, quanto al disvalore da riconnettere alle plurime condotte serbate
dal calciatore Higuain, a giudizio di questa Corte va ridimensionata la valenza offensiva del primo
segmento della condotta qui in rilievo, attesa la portata non direttamente lesiva dell’onore e del
decoro del direttore di gara dell’espressione verbale “vergognoso” qui in contestazione.

Ed, invero, pur non dubitandosi della natura irrispettosa di siffatta aggettivazione, peraltro
circostanziata da toni e modi decisamente inopportuni, non può essere revocato in duio, in linea
con l’indirizzo prevalente di questa Corte, come essa, lungi dall’ascriversi ad una logica
prettamente denigratoria che involga direttamente la persona dell’arbitro, esprima piuttosto, in
ragione del suo stesso valore semantico, una critica sul suo operato.

Di contro, una volta aandonata l’inappagante metodica di indagine privilegiata nell’atto di
gravame, va, viceversa, confermata la rilevanza disciplinare degli ulteriori ad refertati,
costituendo, il primo (id est l’aver fronteggiato l’arbitro ponendogli le mani sul petto e spingendolo
lentamente all’indietro), una chiara violazione dell’oligo di rigoroso rispetto incondizionatamente
dovuto all’arbitro in ragione del ruolo e della missione istituzionale a lui affidati, e, l’altro (tentativo
di avvicinarsi in modo aggressivo ad un avversario), un atteggiamento in chiara distonia rispetto ai
valori che governano l’ordinamento ivo.

Né, ai fini qui in rilievo, può essere valorizzata, quale esimente, la dedotta enfasi agonistica
che avree caratterizzato il contesto di riferimento, dal momento che le pressioni di ordine
emotivo evocate nel ricorso – piuttosto che fattori fortuiti imprevedibili ed inevitabili -
costituiscono un dato costante di ogni competizione, tanto più se di alto livello.

Anche in ragione di ciò, la puntuale cura dell’oligo di contenere i propri impulsi emotivi,
onde evitare che degenerino in scomposte reazioni di protesta, costituisce un comportamento
incondizionatamente esigibile da ogni calciatore, tanto più se professionista.

Tutto ciò premesso, in ordine, non da ultimo, alla misura della sanzione inflitta, la Corte
ritiene, in ragione della contenuta valenza offensiva dell’espressione addebitata, nonché della
ascrivibilità di tutti gli episodi fin qui passati in rassegna al medesimo contesto spazio/temporale,
siccome posti in essere in rapidissima sequenza nell’ambito di un’unica, articolata e scomposta
reazione di protesta, che la sanzione irrogata possa essere contenuta, in un ponderato giudizio di
bilanciamento, nella per complessive tre giornate effettive di gara (ivi inclusa quella
derivante dal provvedimento di espulsione), rimanendo inalterata la sanzione aggiuntiva
dell’ammenda, vista anche la rilevanza dell’ulteriore atteggiamento aggressivo refertato.
Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va parzialmente accolto, nei
limiti suddetti, e, per l’effetto, s’impone la restituzione della tassa reclamo.
La C.S.A., Sezioni Unite, in parziale accoglimento del ricorso come sopra proposto dalla
società S.S.C. Napoli di Napoli riduce la sanzione complessivamente inflitta a 3 giornate effettive di
gara, inalterata l’ammenda.”