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La forza delle credenze: come Carlos Bilardo vinse Messico’86!

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di Paolo Paoletti - Uno straordinario , una squadra unita da un patto di sangue, il coraggio di scelte difficili come la rinuncia a Daniel Passarella El Caudillo per fare di il nuovo capitano e icona della Seleccion.

Carlos , allenatore dell’ Campione del Mondo del 1986 spinse la sua Nazionale ad una serie di riti per convincere i giocatori della straordinaria forza delle credenze.

Sostituire il leggendario Cesar Luis Menotti dopo il mondiale dell’82, non fu cosa facile e Carlos capì che doveva cambiare tutto: dai giocatori, ai simboli di quella Nazionale, alle abitudini che costruivano credenze.
dovette affrontare l’ pesantissima del popolare Menotti, ‘El Flaco’ figura mitica del calcio argentino primo a vincere un Mondiale come accadde nel 1978. Luis, accanito fumatore era considerato uno degli ultimi romantici del calcio e Carlitos arrivò con un ‘irrazionale pragmatistmo’, che divennero ree indiscutibili della sua Seleccion.

Laureato in medicina, impose subito ai suoi giocatori di non mangiare pollo, credendo che portasse sfortuna alla squadra. E per combattere la mala suerte durante le qualificazioni al Mondiale messicano, portò una statua della Vergine Maria ad ogni partita.
Durante il mondiale vinto nel 1986 l’eccentricità di raggiunse massimi livelli: tutti in taxi, visita al super Perisur prima di ogni gara, stessa musica diffusa in tutto il Centro America che li ospitava, asado (arrosto di carne rossa e salsiccia) il giorno della partita anche al mattino presto, 4 ore da passare sul letto leggendo o guardando la , dentifricio ‘rubato’ a Pasculli prima di andare allo … come su Pedrido non s’accorgesse!

‘Stregonerie’ pari a quelle di un altro argentino ben noto in : Juan Lorenzo, il mago della di Giorgio Chinaglia.
Tra superstizione e forza delle credenze, cosa non si fa per la vittoria!