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Spalletti accusa: calcio orientato da giornalisti tifosi!

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di Paolo Paoletti - Ma che fesseria è dire – come fa Lorenzo Fontani, movialista Sky – Abisso alla moviola non si è convinto di aver preso una decisione sbagliata; e ancora peggio: “che ci sia potuto essere anche un fallo di mano di D’Ambrosio?”… anche, quindi dichiaratamente dopo un tocco di altra parte del corpo!!!

Di errore in errore, questa Var ha stufato ed i commenti a corredo ancora di più!

L’ex arbitro Chiesa è perentorio: “Si tratta di un errore inconcepibile. Una volta per tutte viene fuori un concetto chiaro: se un arbitro sbaglia e resta convinto di aver preso la decisione giusta, il Var serve a poco. Abisso aveva sbagliato tutte le scelte – corretto da Fabbri al Var – Al 101’ concede un di rigore alla Fiorentina ma l’impatto di D’Ambrosio col pallone è con il petto. Abisso conferma il rigore realizzato da Veretout per il 3-3, commettendo un errore clamoroso. Sbagliata anche la designazione: Abisso non è ancora in grado di dirigere partite di difficoltà così elevata”.

Il peggio però arriva dopo l’abisso del Franchi ed è pietra miliare della storia del televisivo: per la prima volta un esponente del Sistema – Spalletti – ha il coraggio di accusare il Sistema Informazione (ovviamente per esse personale, ma vivaddio…): i commenti ai fatti del sono orientati dal tifo degli opinionisti e gli essi di vendita degli editori!

Grande verità, per una grande messinscena, che non si può più sottacere!
Perchè è il vero tema della nostra vita. Mi può poco essare se Abisso sa arbitrare o no e perchè commette indecenze come quella fatta ieri a Firenze; ma l’esse al sto in cui ancora vivo e sopratutto crescono i miei figli e questione troppo importante.

Ovviamente non si può fare di tutt’erba un fascio e per fortuna esistono ancora tanti giornalisti, sopratutto di vecchia scuola che amano il mestiere e lo rispettano; ma è vero e bisogna urlarlo, che il giornalismo televisivo è sottoposto alla regola degli ascolti (non della ricerca delle verità), come quella delle vendite per la carta stampata e dello stimolo dell’emotività per l’informazione on line!!!

Il problema va denunciato, nonostante nessuno voglia metterci mano! Non conviene.
I diritti tv della serie A vengono pagati oltre 1 miliardo di euro. Cifra ‘blù’ che tiene in piedi tutto il carrozzone del Pallone, altrimenti fallito per buon 80%!

Chi paga tanto sostiene il prodotto facendo l’occhietto ai -clienti-utenti: quindi nell’ordine non si può parlar male di (12 mln di solo in ), (9mln), Milan (7), Napoli (6), (4,5). Peggio se i dati sono lievitati….

Il resto conta nulla ed infatti se si conta il minutaggio dato ai club in ogni argomentazione, l’80% dello spazio viene utilizzato per questi 5 club.
E onestamente con il sorriso sulle labbra e la parola tagliente, anche Gasperini al Club ieri sera ha ammesso che se si fosse trattato dell’Atalanta la Questione Abisso sarebbe stata archiviata in quattro e quattr’otto!

Quindi Sky, come e tutti gli altri, ancora di più a livello regionale, chiama a tenere il filo dell’emotività con l’utenza (istinto che tutto muove… in primis l’abbonamento al decoder eccetera…), ex campioni amati e ricordati dal pubblico delle rispettive squadre: Del Piero per la Juve che funziona meglio di Mauro (troppo statore verso il Sistema, l’avversità alla Var è stata la sua tomba…); Bergomi e Cambiasso per l’; Costacurta e Ambrosini per il Milan.

Assente il rappresentante del Napoli perchè non si fa rappresentare da nessuno (chissà perchè….) e impone solo le sue notizie come impose il cambio di inviato Sky, accettando Ugolini pronto a seguire la linea editoriale (lasciamo stare il corrispondente Modugno); così la , mettendoci dentro però che la sede na della tivvù sopperisce.

I giornalisti sono ? Certamente!!! Questo tifo orienta le loro opinioni? Certamente!

Caressa farebbe bene a zittirsi.
Più sano il profilo di Michele Plastino, da sempre tifoso della Lazio, sodale di Giordano, Manfredonia, D’Amico, primo e secondo scudetto. Non lo nasconde, anzi ci ha costruito la carriera. Fin dai tempi della Hobby Sport.

Stefano De Grandis è tifoso della Lazio, come il mio fraterno amico e mio ‘Direttore a vita’ Franco Recanatesi.
L’amico Mino Fuccillo è sempre stato tifoso della come gran parte dei giornalisti ni. Tanto per citarne alcuni, l’elenco non finirebbe mai.

Il tutto si è imbastardito anche sulla carta stampata con partnership impensabili anni fa: il Corriere dello Sport (Gruppo Amodei) è ufficialmente sponsor di , Lazio e Napoli.
E’ attentissimo ad opporsi alla perchè il tifoso bianconero è sparso su tutto il territorio nazionale.

Del Gruppo Amodei, dal 1998, è anche Tuttosport, terzo dei tre quotidiani sportivi d’ a diffusione nazionale per numero di copie vendute. A differenza di Gazzetta dello Sport, di respiro nazionale, e del Corriere dello Sport, orientato verso pubblico del Centro-Sud, il quotidiano torinese tratta prevalentemente temi legati al Centro-Nord e alle due maggiori squadre cittadine, e Torino, cui sono riservate la maggior parte delle pagine!

Wanda Nara qualche giorno fa ha pubblicamente accusato la Gazzetta dello Sport di essere partner dell’
Anni fa La Repubblica titolava (28 giugno 2013): “FIAT rastrella i diritti RCS. Sale al 20%. Le mani degli Agnelli sul Corriere della Sera”. E, probabilmente, non solo su quello.
Rcs infatti racchiude al suo no tantissime realtà… dai libri alla Gazzetta dello Sport , terzo quotidiano no per diffusione, nonché primo quotidiano sportivo del Paese.
Nel 1984 la RCS era acquisita da una cordata, il primo azionista era Gemina (holding della famiglia Agnelli), con il 46,28%;
Nel 1986 (appena 2 anni dopo) nella riorganizzazione per comparti, la Gazzetta – ma guarda un po’ – entrò in ‘RCS Quotidiani’, tuttora editrice della Rosea.
Oggi c’è Urbano Cairo (Torino , Rcs, La 7) perchè gli Agnelli si sono dedicati al nuovo polo Repubblica-Stampa!

Dell’informazione on line cito solo la considerazione di Umberto Garimberti, filosofo, sociologo, psicoanalista e accademico no, anche giornalista de La Repubblica. Giornale di cui sono onorato di aver fatto parte!

Garimberti insegna: “oggi l’educazione emotiva (anche quella sportiva) è lasciata al caso e tutti gli studi e le statistiche concordano nel segnalare la tendenza, nell’attuale generazione, ad avere un maggior numero di problemi emozionali rispetto alle precedenti. Questo perché oggi i giovani sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e impreparati alla vita, perché privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l’autoconsapevolezza, l’autocontrollo, l’empatia, senza i quali saranno sì capaci di parlare, ma non di ascoltare e ragionare, di risolvere conflitti, di cooperare.

Gesti (rabbia innanzitutto) che mettono in la giustizia e, con la giustizia, la società sempre alla ricerca di un movente. E il movente in effetti non c’è, o comunque sproporzionato alla tragedia, persino ignoto agli stessi autori. Cercarlo ci porta lontano, all’avvio della nostra vita, dove ci è stato insegnato tutto, ma non come ‘mettere in contatto’ il cuore con la nostra mente, l’emotività con la riflessività, e la nostra mente con il nostro comportamento, e il comportamento con il riverbero emotivo che gli eventi del mondo imprimono nel nostro cuore.

Questo è il nostro tempo, il tempo che registra il falento della comunicazione e quindi la formazione del cuore come organo che per ragionare, ci fa ‘sentire’ cosa sia giusto e cosa non lo è, chi sono io e che ci faccio al mondo”.

Condividendo Garimberti, il giornalismo da anni contribuisce a questo imbastardimento di costumi, cultura, vita.

Ne è convinto Spalletti e denuncia… “Ho visto che in tv ci avete messo un po’ a dire che quello nostro era rigore e quello loro non lo era, non dovete andare a seconda del tifo perché può essere che siate . Era netto, si vedeva che D’Ambrosio l’ha presa col petto, non potete dire che poteva essere o non poteva essere, era tutto netto. Poi domani si dirà che va via Spalletti e viene un altro, perché voi lasciate dubbi con queste frasi… Ma di cosa stiamo parlando?
Queste sono partite e risultati fondamentali. Se dico che siete finisce tutto? No, inizia tutto da qui.
Vedo un condizionamento continuo e poi uno si fa montare addosso da quello che dicono gli altri e a quel punto non si ha il livello e lo spessore per starci dentro, perché questo strumento va usato bene, ci sono le immagini.
Il condizionamento è cominciato dal ricordo dei polpastrelli dell’andata!”

Tutto il mondo è Paese. Capitò anche a Napoli dove Ferlaino per avere più ‘empatia’ con la redazione del primo giornale del Sud, comprò il 5% de Il Mattino. Erano i tempi delle 200.000 copie al giorno, di Pasquale Nonno Direttore, il quale mi ripeteva davanti a tutti che non poteva assumermi se non mi fossi trovato “raccomandazione politica e dal livello ministeriale in su!”

In quegli anni, gli anni degli scudetti del Napoli e delle 70 assunzioni di raccomandati, il Mattino è morto!
Come quasi tutta l’informazione. Se lo scorso anno mi sono sentito dire “diciamo ciò che scrivono i sui social. Sai la pubblicità la raccogliamo con i contatti e i like sui social. I rilevamenti degli ascolti sono tutti truccati e gli sponsor lo sanno”.

L’editore si autodichiarava ssimo del Napoli ed io ho deciso di restare con le mie idee e non frequentare più il programma del lunedi dell’emittente. Ma anche di altre, perchè la solfa è sempre la stessa più o meno dichiarata.
Per fortuna le raccomandazioni per entrare a Il Mattino e le richieste dell’editore-tifoso sono state le sole 2 delusioni professionali vissute. Ed è per questo che mi reputo fortunato per la carriera che ho fatto ed ancora oggi un cercatore di verità, qualsiasi essa sia.

Di contro mi rendo tristemente conto che se un giovane giornalista è pagato 15 euro lordi a pezzo, non potrà mai sviluppare ne coscienza critica tantomeno l’autonomia intellettuale indispensabile a questo mestiere.
Che sia fatto in televisione, nei giornali, via net!

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