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Sos Fake, oltre il 50% delle persone s’informa sui social!

fake news (con direttore luigi contu)

di Serena Paoletti - Per capire la potenza e l’impatto dei , sono sufcienti pochi numeri: 1,8 miliardi di utenti registrati su Facebook; 1 miliardo su WhatsApp; 1,2 miliardi su Messenger e 800 milioni su Instagram.
Tutte società del gruppo di Mark Zuckerberg.

A partire da questi dati, nel luglio 2016 il prestigioso ‘Pew Research Center’ statunitense ha diffuso un’analisi sulla fruizione delle informazioni da parte degli americani, le cui statistiche confermano che l’81% s’informa, totalmente o in parte, attraverso i network.

Secondo il ‘Digital News Report’ blicato da ‘Reuters Institute for the Study of Journalism’ (Risj) nel giugno 2016, su un campione statisticamente rilevante di 50mila persone di 26 paesi nel mondo, i network sono una fonte di notizie su base settimanale per oltre il 50% degli vistati.

“Una notizia è un fatto vero, rilevante e che essa la collettività. Una fake news è una notizia volutamente falsa”. Da questa distinzione, Luigi Contu, direttore Ansa, ha dato il via all’incontro su fake news e informazione nell’ambito di #SMMdayIT.

A ‘ Media e Fake News’, in corso a o per #SMMdayIT partecipano: Luigi Contu (Direttore dell’ANSA) Paolo Liguori (Direttore TGCOM e TGCOM24 – ), Lorenzo Ottolenghi (Vice Direttore – Rainews24 Rainews.it, Televideo. Responsabile portale informativo Rai), Matteo Marani (Vice Direttore – Sky ).
Gli venti sono moderati da Andrea Albanese, Media Marketing e Digital Communication Advisor.

I network e le grandi testate stiche stanno attualmente prendendo posizione contro le bufale, spigolando tra libertà di espressione e il diritto dei lettori a ricevere informazioni corrette. Non senza, ovviamente, i dovuti distinguo.

“L’ho letto su Facebook – si dice – quindi sarà vero….”, ma distinguere il vero dal verosimile, è ormai necessario perché gli utenti si dano di ciò che circola sui network.
Quanto sono efcaci le contromisure che stanno prendendo i media sulle ‘fake news’, le notizie false?

La mega pensione alla sorella della presidente della Camera, Boldrini; l’abolizione dell’esame di maturità; il trattamento di favore riservato all glia dell’ ministro dell’Economia, Elsa Fornero…. sono alcune delle fake news più diffuse.
E una volta lanciate, rimangono nell’immaginario collettivo, anche se inventate di sana pianta.

“Commettere errori – spiega Contu – non è certo un bene, e può capitare anche a un sta. Ma, se lo fa in buona fede e rettica la notizia, può anche acquistare in credibilità. Proprio perché ammette l’errore. Il problema è chi articiosamente crea notizie verosimili e, utilizzando il potentissimo volano di e web, abusa della credulità del lettore per i ni più svariati. Fare informazione corretta ha un costo. E il fattore economico è del rilevante in questo settore”.

“L’informazione – rincara Paolo Liguori – è come il palo della giostra: tutti ci giriamo intorno. Se si incrina, la giostra si ferma. Per noi – spiega – i stanno alla notizia come il vento alle vele: devo essere capace di imbrigliarlo per utilizzarlo. I fake – sottolinea – nascono soprattuto dalla blicità. Dietro, ci sono precise strategie di vendita”.

“Il servizio blico – spiega Ottolenghi di RaiNews – ha un plus di responsabilità. Non solo divulgare informazioni sbagliate, ma già solo non essere i primi su un evento, ha un’eco enorme. In più – prosegue – sempre più spesso ci rendiamo conto che i lettori, gi , hanno voglia di assistere agli eventi senza mediazioni. E così sono diventati un caso su web le riprese senza commento della demolizione degli stabilimenti balneari abusivi sul litorare romano o il rogo della pineta di umicino”.

Più dubbioso sul ruolo dei , invece, Matteo Marani, vice direttore di Sky . “Per me – sostiene – i sono un magma, talvolta inafdabile. La bussola, nel nostro lavoro, sempre più la danno le agenzie”.

Il dibattito si concentra, in particolare, su aspetti cruciali come credibilità e autorevolezza delle fonti, reputazione e fatti tra smo, algoritmi digitali e comunicazione popolare. Tra i problemi identicati, c’è il livello di istruzione digitale e la capacità dei player di muovere l’economia.