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Silvio, spuntano 12 testimoni: si alla decandenza, paura arresti!

Berlusconi, devo uscirne come cittadino esemplare

di na Collina – Resta confermato a domani il voto sulla decadenza di Berlusconi. Le votazioni degli ordini del giorno che possono venir presentati in difformità alla relazione della Giunta per le Immunità cominceranno alle 19.

“Temo l’arresto? Non saprei. Certo è che nei miei confronti c’è un odio totale da parte di una magistratura che ha impiantato 57 processi contro di me…”. Silvio Berlusconi insiste nell’ultimo tentativo telefonando a Belpietro spiegando di non aver mai chiesto “salvacondotti e di aver lavorato esclusivamente per il bene del Paese. Da qui in avanti gli elettori del centrodestra devono guardare in faccia alla realtà, alla nostra storia e dare il voto ad una sola forza politica”.

“Se fosse così mi aspetto una revisione del come per qualsiasi altro cittadino”, afferma il deputato Pd Francesco Boccia a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, a proposito delle nuove carte sul . “In un paese normale si sarebbe aspettata la delibera della Corte sull’pretazione della legge Severino”.

Silvio Berlusconi punta tutto su 12 testimoni, sette dei quali, a suo dire, ‘nuovi’, per giocarsi la carta della richiesta di revisione del sul caso , che lo scorso primo agosto si è chiuso per lui con la condanna definitiva a 4 anni di reclusione per frode fiscale. E scarica ogni responsabilità del sistema dei diritti tv, fatto di costi goni per creare fondi neri, su Frank Agrama, suo coimputato e condannato a 3 anni, soprattutto in forza di una dichiarazione scritta fatta pervenire ai suoi legali da una manager del gruppo del produttore statunitense. Una teste-chiave, secondo il , ma le cui affermazioni vengono già in parte smentite dalle stesse carte dell’inchiesta. Nelle conferenza stampa di oggi l’ex premier ha annunciato che, attraverso i suoi legali, si rivolgerà alla Corte d’Appello di Brescia per presentare istanza di revisione del proponendo in particolare 12 testimonianze (cinque già richieste e bocciate nel corso dei processi) che proverebbero la sua innocenza. E con dovizia di particolari ha letto un lungo ‘affidavit’ inoltrato di recente ai suoi difensori da Dominique O’Reilly-Appleby, un ex dirigente e ex ad del gruppo Harmoy d di Agrama, con un curriculum, a detta del , che la rende ”persona di livello”. La manager, sempre stando alla versione di Berlusconi, è stata sentita tre volte, da febbraio a giugno scorso, dagli agenti del Usa nell’ambito di un procedimento sulle ”operazioni” finanziarie di Agrama. Ha reso tre deposizioni il cui nuto è poi confluito in quella dichiarazione, su cui c’è anche il sigillo di un giuramento, che è stata illustrata dal leader di davanti a taccuini e telecamere. Una dichiarazione in cui la donna, in sostanza, scagiona l’ex premier non solo sostenendo che le ”era perfettamente chiaro che né Mr. Gordon (Bruce, presidente della distribuzione di Paramount, ndr) né Mr. Agrama avessero alcuna relazione o conoscenza con Mr. Berlusconi”, ma anche che non c’è traccia di alcun pagamento dal produttore statunitense all’ex capo del Governo nel giro dei diritti tv. Agli atti del , però, tra le altre cose c’è la testimonianza dell’ex manager Aldo Spagnoli che ha raccontato di aver visto foto di Agrama in compagnia di Berlusconi nello studio del produttore a Los Angeles. Secondo Appleby, però, il ‘perno’ del sistema dei diritti tv era Agrama: il produttore statunitense, Gordon e Daniele Lorenzano, ex manager di condannato a 3 anni e 8 mesi, avevano architettato uno ”schema perfetto” dal quale i primi due ”avevano ricavato” parecchi ”milioni di dollari”. Uno schema in cui ”le persone di Paramount pensavano che Mr. Agrama rappresentava , mentre le persone di pensavano che Mr. Agrama rappresentasse Paramount”. Una ‘’ sulla compravendita dei diritti tv alla quale, secondo l’affidavit anche ”trasmesso – ha detto il – alla Procura di Milano”, Berlusconi era estraneo: per Applleby lui non ebbe mai alcun ”beneficio economico”. Alcune affermazioni di Appleby, tuttavia, vengono smentite dalle carte del . La manager, infatti, racconta di aver saputo solo nel giugno scorso (per lei fu uno ”choc”, ha spiegato) dell’inchiesta a carico del . Dichiarazione contraddetta da un carteggio tra il pm di Milano Fabio De Pasquale e i magistrati svizzeri in merito ad una rogatoria del 2005 per far luce proprio su un conto corrente della manager a Lugano, a cui lei si era opposta tra il 2006 e il 2007, nominando anche un legale. Ciò dimostrerebbe che già sette anni fa Appleby era a conoscenza dell’indagine che l’ha anche sfiorata come presunta ‘prestanome’: la richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dal pm ai colleghi di Berna riguardava, infatti, quel suo conto corrente, cointestato con Agrama e denominato ‘Ragtime’ e poi ‘Gander’ acceso presso la Ubs. Sul conto tra il ’95 e il ’97 erano transitati ”4.292.000” di dollari ”erogati da Wiltshire Trading e da Harmony d” e, secondo l’accusa, provenienti da per l’attività di mediazione fittizia di Agrama. Produttore che, secondo la Cassazione, era il ”socio occulto” di Berlusconi e dal quale l’ex premier ora cerca di ‘smarcarsi’ con le nuove testimonianze da portare fino alla Corte d’Appello di Brescia. ”Si tenta con argomenti totalmente fuorvianti di sminuire la assoluta rilevanza delle dichiarazioni di Dominique Appleby. È più che noto agli atti che la signora aveva delle coessenze economiche con Franck Agrama. Proprio questo fa sì che la teste conoscesse perfettamente i meccanismi dell’acquisto e della vendita dei diritti cinematografici tanto da essere compartecipe degli utili”, ha affermato, in una nota, Niccolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi.