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Setti, FIGC sa e non interviene: il buio Verona delle scatole cinesi!

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Il signor Maurizio Setti, presidente del Verona dal 2012, ha il vezzo d’esternare. Rilascia interviste, scrive lettere aperte, divulga video-messaggi. Il tema è sempre quello: la situazione economica e societaria dell’Hellas Verona. E a questo punto, alla gamma dei canali multimediali usati da questo imprenditore carpigiano della moda, mancano il braille e l’apparizione sui vetri dei microonde nelle case dei tifosi gialloblu.

Soltanto nel 2011 il signor Setti faceva parte della cordata che, ispirata da Giovanni Consorte, rileva il Bologna. Del club rossoblù viene eletto vicepresidente, appena una poltrona sotto quella del geometra centese Albano Guaraldi. Al quale riserva parole molto dure nel momento di andarsene a Verona.

Parla di “concezione lobbistica del fare sport”, e per rimarcare la propria diversità afferma d’essere portatore di una visione romantica del calcio e di non credere “che si debba mescolare lo sport con gli affari che possono venire di conseguenza”.

Parole che tornano indietro come boomerang, allo stesso modo in cui con costanza si ripresenta una figura che è il convitato di pietra dell’intera vicenda calcistica di Setti: Gabriele Volpi, l’imprenditore italiano con passaporto nigeriano che dopo il rientro in Italia ha preso a investire nello sport.
Nel suo portafoglio sono entrati la Pro Recco di pallanuoto (città natale) e i club calcistici dello Spezia e del Rjeka, in Croazia.
Negli ultimi anni Volpi è stato dato vicinissimo anche all’acquisto della Sampdoria, senza che l’operazione si sia mai concretizzata.
E soprat è stato indicato come molto prossimo a Setti. Sia nei giorni in cui l’imprenditore carpigiano è vicepresidente del Bologna, sia dal momento in cui mette le mani sull’Hellas.

Riguardo quest’ultima avventura calcistica, per Setti la gestione dell’ombra di Gabriele Volpi è sin da principio fonte di imbarazzo. Difficile per lui negare che vi sia un rapporto, e allora per lungo tempo si tratta di sminuirne la portata.
Amici sì, ma nulla più. E pazienza se quel perfido archivio che è il web pullula di reperti da cui si evince una prossimità parecchio simile alla promiscuità.
A cominciare dalle notizie del periodo in cui Setti s’appresta a lasciare il Bologna e insieme al ricchissimo imprenditore tornato dalla Nigeria pare impegnato nelle grandi manovre. Pallone e finanza “come fosse Antani”.

Nella primavera del 2012 i due si muovono da compari, con Volpi che fa addirittura da spin doctor per il suo rampante amico della provincia modenese. A fine marzo 2012 il magnate italo-nigeriano spiffera alla Gazzetta dello Sport, e racconta che Setti acquisirà il Verona ma lui non c’entra nulla.

I due sono appena stati a contatto di gomito per vedere la gara della Coppa Italia di Lega Pro Spezia-Foggia 6-0, con lo ‘Zio d’Africa’ a fare da anfitrione sugli spalti dello Picco.

Siffatte premesse, aentano il chiacchiericcio sul e assetto proprietario dell’Hellas. Rispetto cui Setti ha per lungo tempo risposto con fermezza, piccato.
Per capire, basta sbirciare la sua pagina Wikipedia che, a chi si tassa per 5 euro al mese per sostenere l’enciclopedia collettiva del web, suscita disappunto per l’inadeguata sorveglianza sui nuti che vengono inseriti nelle pagine biografiche.

L’uomo è troppo impegnato a gestire le aziende e le ospitate da Gigi Marzullo, per dedicarsi alla fureria biografica di sé medesimo.

“Possiede un aereo storico ‘Falchetto’, ed è appassionato della Vespa, di cui possiede un esemplare del 1951 esposta nell’atrio della sua azienda”, enciclopedico-intimista, fuori linea dal distacco che un’enciclopedia deve esprimere. Lasciando pure perdere quel riferimento al periodo in cui è stato “socio del Carpi F. C. con cui ha conquistato due promozioni”.

Per Setti il senso dell’ego è una stella polare. Per cui figurarsi quanto possa fargli piacere sentire insinuare che non sia lui, bensì lo Zio d’Africa, il vero proprietario dell’Hellas.
E infatti, fino a un dato periodo, il proprietario-di una-Vespa-1951 reagisce ad ogni voce che riporti questa ipotesi.

Per un articolo della Gazzetta, firmato da Nicola Binda e pubblicato nel 2013, parte addirittura una querela.
Da informazioni riservate risulta che quel procedimento giudiziario sia stato archiviato dal Tribunale di Milano esattamente un anno fa.
E durante il comodissimo lasso di tempo in cui la giustizia ha fatto il suo corso, per Setti l’ombra di Volpi è stata una compagnia costante.

A novembre 2015, durante il programma televisivo “Lunedì nel pallone” mandato in onda da Telearena, arriva a sostenere che le voci sull’amicizia col magnate italo-nigeriano siano “leggende metropolitane”. E tutti gli articoli di giornale pubblicati nel 2012? E le foto scattate sulle tribune dello Picco? Niente d’importante. E anzi, per rafforzare il concetto Setti fa riportare quella versione sul sito ufficiale dell’Hellas, in una notizia che riferisce tutte le altre varie amenità pronunciate nel corso della serata televisiva. Compresa l’affermazione di avere lo stesso numero di telefono portatile dal ’90.

Poi però quel granitico smentire comincia a mostrare delle crepe. Quando a ottobre 2015 un articolo firmato da Mario Gerevini per il Corriere della Sera mette in evidenza il complesso intreccio di società cui fa capo l’Hellas (con tanto di diramazione lussemburghese), e pone esplicitamente in dubbio il fatto che Setti sia proprietario del club, le reazioni sono meno bellicose, e di querelare non se ne parla proprio. Tanto più che ormai le voci sul rapporto fra Volpi e l’Hellas si fanno incontrollabili.

Ad agosto 2017 l’ipotesi viene avanzata dalla Guardia di Finanza, mica da Nicola Binda della Gazzetta o dai vari Criscitielli. Emerge a margine di un’inchiesta condotta dalla Procura di Como e dalle mme Gialle locali, in cui si ipotizza il reato di autoriciclaggio per il proprietario e presidente onorario dello Spezia. Una di spalloni che porterebbero ogni mese dall’Italia in Svizzera la somma di 250 mila euro in contanti. E in quel milieu trovavano spazio le intercettazioni che hanno come protagonista Gianpiero Fiorani, l’ex ammistratore delegato della Banca Popolare di Lodi travolto dagli scandali esplosi nell’estate dei Furbetti del erino, rientrato nel giro grande proprio come consigliere di Gabriele Volpi.

Secondo la Guardia di Finanza, alcuni frammenti di discorso pronunciati da Fiorani lascerebbero intendere che il vero proprietario dell’Hellas sia Volpi (LEGGI QUI). La notizia è grave abbastanza da indurre a muoversi la solitamente torpida Procura della Figc. Che apre un fascicolo a settembre 2017 e tre mesi dopo archivia l’inchiesta dopo aver stabilito che l’Hellas Verona, così come quella Vespa del 1951, è di Maurizio Setti e non di Gabriele Volpi (LEGGI QUI). E per l’uomo giunto in Ve da Carpi per predicare un calcio alieno da concezioni lobbistiche e affaristiche sarebbe anche una notizia da festeggiare a champagne, se non fosse che nel frattempo gli arrivi un siluro dal devastante impatto. A sganciarlo è Gianpiero Fiorani, per conto di Gabriele Volpi. Che d’improvviso smette d’essere per Setti lo Zio d’Africa e si trasforma in figura ostile. Nel corso della cena pre-natalizia dello Spezia Calcio, Fiorani annuncia pubblicamente che c’è un nzioso fra il suo boss e l’Hellas Verona.

Oggetto? Un finanziamento che Volpi avrebbe concesso al club gialloblu. Una cosa “che nn ha funzionato”, anche perché “il presidente del Verona non si è rivelato quello che sembrava”.

E a quel punto, per il povero Setti, si tratta di cominciare ad ammettere qualche verità. Non tutte e non per intero, tuttavia. Solo quelle che man mano vengono a galla e non possono più essere negate. Gli scoprono le carte, e allora gli tocca spiegarle una per una. Sembra un remake de La Zingara, il vecchio format del pre-serale Rai. Gli facessero indossare un turbante, Setti potrebbe tranquillamente prendere il posto di Cloris Brosca.

Davanti a quelle carte scoperte da altri, Setti si trova nelle condizioni di dover dare delle spiegazioni. Pochi giorni dopo il siluro di Fiorani, concede un’intervista all’Arena e racconta un po’ di cose fin lì omesse o negate. Parla di un prestito erogato da Volpi che effettivamente c’è stato, ma non nella misura da lui auspicata. In un primo tempo avrebbero dovuto essere 7 milioni di euro, ma poi il magnate italo-nigeriano avrebbe deciso di sottoscrivere soltanto 5 milioni attraverso la San Rocco Immobiliare. Ma allora le famose “leggende metropolitane” che fine fanno?

Non c’è tempo per soffermarsi su ciò, anche perché l’intervista vira immediatamente sul tono sentimentale, prossimo all’effettaccio strappalacrime. Perché Setti racconta dei bei tempi in cui era amicone con Volpi, come se davvero fossero lo Zio d’Africa e il Nipote di Carpi. Ma poi qualcosa fra i due si è rotto, e lui non sa perché. D’improvviso Volpi prende a farsi negare al telefono, e poi gli manda a dire che parleranno soltanto tramite intermediari, fino a fargli comunicare di non insistere con le chiamate ché altrimenti c’è il rischio di andare per vie legali. Trattato come uno stalker.

Un colpo mortale, con lui che dall’altra parte della comunicazione non si dà pace. Magari se avesse cambiato il numero del cellulare, anziché tenere lo stesso dal ’90, sarebbe riuscito a farsi rispondere dall’ex zio mutato in parente serpente. Ma intanto che a Setti piange il telefono cellulare, la situazione dell’Hellas si fa sempre più critica in campo e opaca in società. Per questo il presidente avvia una campagna comunicativa ispirata a un nuovo stile di rapporto con la piazza e la tifoseria. Più diretto, con rivendicazione di trasparenza.

Scrive dapprima un lungo messaggio in forma di lettera aperta, per dire che la sua gestione dell’Hellas è improntata al rispetto della sostenibilità economica, e che la salute dei conti societari viene prima dei risultati sul campo. Poi divulga un videomessaggio di circa un’ora, manco fosse Fidel Castro, per rispondere alle domande dei tifosi. Mosse che paiono tardive. Comunque inefficaci, a giudicare dalle reazioni della piazza. La storiella della società virtuosa suona stonata, e le perplessità sull’assetto societario rimangono irrisolte. Soprat, c’è che finalmente prendono a essere ascoltate le voci di chi sa leggere i conti e le carte societarie.

Quelle letture raccontano di una situazione dell’Hellas che, nella più ottimistica delle ipotesi, è stagnante. Al di là di ciò che Setti possa raccontare, se anche si mettesse a cavallo della sua Vespa del 1951 e avviasse un road show della trasparenza per le vie della città. Ché di leggende metropolitane da dissipare ce ne sono ancora parecchie. Se ne darà conto nei prossimi articoli. Perché il racconto di questa lunga è appena iniziato.

In fondo alla catena del controllo societario si trova l’Hellas Verona Football Club S.p.A., il club che ha contribuito a fare la del ma sta vivendo in modo sofferto la fase più recente della propria. E fin qui è perfettamente visibile e riconoscibile. Ma se si sposta l’analisi verso i livelli superiori, ecco che il quadro comincia a complicarsi.

Dunque non c’è da stupirsi se egli piazza il proprio nome ovunque capiti. A ogni modo, la HV7 ha concesso il 26 maggio 2014 a Hellas Verona FC SpA un prestito di 14 milioni di euro con un tasso d’interesse del 6%. Il documento di bilancio datato 30 giugno 2015 (pagina 10 della nota integrativa) informa inoltre che: “In ragione del fabbisogno finanziario della controllata Hellas Verona F. C. S.p.A., a seguito della stima dell’andamento economico della stagione sportiva 2015/2016, la Vostra Società, successivamente al 30 giugno 2015, ha convertito crediti per l’importo di Euro 2,5 milioni in conto capitale ed eseguirà versamenti in conto capitale per Euro 5 milioni ed ulteriori Euro 2 milioni a titolo finanziamento infruttifero soci”. Così sta scritto nel bilancio approvato dall’assemblea che si tiene il 16 ottobre 2015, e che vede come partecipanti lo stesso Maurizio Setti come amministratore unico di HV7 e Daniela Scalabrini in rappresentanza della menzionata Falco Investments S.A.

Ma cosa è Falco Investments? Rispondendo a questa domanda si tocca il terzo anello della catena di controllo, dopo quelli costituiti da Hellas Verona FC SpA e da HV7. Falco Investments è una società che dallo scorso febbraio ha sede legale a Bologna in Galleria Cavour numero 4, stesso indirizzo di HV7. E cambiando sede ha anche cambiato nome, convertito in H23. Ma fino a poco prima, Falco/H23 faceva base in Lussemburgo, al numero 3 di Place Dargent. Come mai il nome Falco? Si può solo ipotizzare, e ricordare che Setti è proprietario di un aereo “Falchetto”.

La società che aveva sede in Lussemburgo prestava denaro a HV7, con un tasso d’interesse del 5,5%. Costituita il 21 giugno 2012, la Falco Investments è stata amministrata per il triennio 2014-2017 da un terzetto di professionisti che operano nel Granducato. Ci sono i due Caurla: Roger, classe1955, e Fabrice, classe 1983, entrambi lussemburghesi. Il terzo è Stephane Cosco, classe 1976, cittadinanza francese. Cosa dire di questi signori?

Quanto ai Caurla, sia Roger che Fabrice si sono visti dedicare delle schede personali nel database degli Offshore Leaks, creato dall’Investigative Consortium of Investigative Journalism (ICIJ), il gruppo internazionale d’inchiesta che ha portato alla luce i Panama Papers. Riguardo a Cosco, le informazioni fornite dal sito Dato Capital riferiscono che riveste o ha rivestito cariche in 69 società.

In data 27 gennaio 2017 i tre giungono al termine del mandato. A loro subentra un amministratore unico. Si tratta di Dritan Dervishi, cittadino albanese classe 1970 residente a Corciano, provincia di Perugia. A dicembre 2013 Dervishi ha conseguito a Coverciano il diploma da direttore sportivo. Si tratta di un passaggio che avviene a pochi mesi dalla conclusione della sua esperienza a Varese come osservatore. Da lì passa quasi subito all’Hellas, per un’esperienza che stando a quanto riferisce il suo profilo Linkedin continua ininterrotta da allora. In tà, nel frattempo, Dervishi è stato anche direttore sportivo del i Tirana. Un’esperienza che viene ricordata anche per la megarissa durante un derby di Tirana del maggio 2016, dalla quale Dervishi esce malconcio. Un anno dopo il i nominerà come direttore generale un signore chiamato Luciano Moggi, mentre Dervishi se ne torna all’Hellas a fare lo scout.

Ma nonostante il modestissimo ruolo ricoperto nell’organigramma gialloblu, egli diventa anche amministratore unico della società che pompa denaro nell’Hellas attraverso HV7. Non è meraviglioso ciò? Dal bilancio di HV7 citato in precedenza risulta che al 30 giugno 2014 essa avesse un debito di poco più di 21 milioni di euro verso Falco, ridotto (per effetto anche di rinunce della stessa Falco per 6 milioni di euro) a 6.266.833 euro durante l’esercizio chiuso il 30 giugno 2015. Dunque Falco Investments finanzia HV7, ma a sua volta è controllata da un altro soggetto. Che si chiama Seven23 Srl, e verrà illustrato fra poco.

Dopo la ridenominazione da Falco Investments a H23, amministratore unico viene nominato ancora una volta Dritan Dervishi. Una recentissima indiscrezione parla di sue dimissioni dalla carica. Ma ancora nella mattina di sabato 31 marzo, da verifica via web, lo scout albanese risulta alla guida della società. La catena non si è ancora conclusa. Perché Falco/H23 è a sua volta controllata dalla citata Seven 23 Srl. E ancora una volta c’è un riferimento al nome di Setti. La società ha sede a Milano, al numero 6 di via Paleocapa. Dal 21 giugno 2016 ne è amministratore unico Maurizio Setti, che ha avvicendato nella carica Daniela Scalabrini, a sua volta detentrice del ruolo a partire dal 20 luglio 2012. Sono le stesse due persone che nel corso dell’assemblea di HV7 tenuta il 16 ottobre 2015, quella in cui è stato approvato il bilancio chiuso il 30 giugno 2015, partecipavano come amministratore unico della stessa HV7 (Setti) e rappresentante di Falco Investments (Scalabrini).

Manca l’ultimo pezzo. La Seven 23 è a usa volta controllata da Argos, una società fiduciaria che ha il medesimo indirizzo: via Paleocapa 6, Milano. Per conto di chi Argos controlla l’intera catena che porta all’Hellas Verona? Non si sa. E questa condizione di opacità spinge Mario Gerevini, il giornalista del Corriere della Sera che nel 2015 ha illustrato per primo questo complesso intreccio societario, a porre l’interrogativo cruciale: ma l’Hellas è controllato da Setti o da qualcun altro? Il ragioniere carpigiano continua a affermare che il club è suo, e non si può fare altro che registrare questa sua affermazione. A patto che egli spieghi quale sia il ruolo di Argos in questo costrutto societario.

Il fatto è che gli interrogativi su questa contorta catena di controllo dell’Hellas non si esauriscono qui. Ne sorgono di nuovi a proposito dell’attuale situazione economico-finanziaria di Falco/H23. Che nella prima fase del funzionamento di questo assemblaggio di società e sigle finanziava indirettamente l’Hellas assumendone come contropartita gli asset strategici. Questi dubbi sono stati recentemente sollevati da Verona col Cuore, il trust dei tifosi dell’Hellas che ha svolto un lavoro di scavo e informazione sui documenti pubblici del mondo Hellas Verona, in nome di una maggiore trasparenza.

Dall’analisi emerge che vi sia stata una prima fase in cui l’allora Falco Investments era destinataria di proficui finanziamenti giunti dall’esterno, raccolti anche attraverso l’emissione di prestiti obbligazionari: 5 milioni di euro iscritti nel bilancio chiuso il 30 giugno 2013, ulteriori 15 milioni al 30 giugno 2014. Arriva invece un momento in cui Falco/H23 smette di raccogliere denaro dall’esterno, mantenendo però il peso di un debito da onorare. Per esempio, nel prossimo luglio va saldata una quota di 3,5 milioni di euro. Falco/H23 sarà in grado di onorare la scadenza? Ecco il primo degli interrogativi gravosi. Che va a impattare su una situazione in cui gli attivi societari coincidono con le sole partecipazioni in HV7 SpA, Hellas Verona SpA e Hellas Verona Marketing Communication, per un ammontare complessivo di 17.938.000 euro.

E a questo punto merita d’essere citato il passaggio del documento firmato da Verona col Cuore in cui vengono esposti i dubbi più inquietanti: “Altri dati interessanti: i debiti iscritti nell’ultimo bilancio chiuso al 30/06/2017 ammontano complessivamente a 18.190.000 euro, mentre le attività della società sono costituite quasi esclusivamente dalle partecipazioni in HV7 SpA, Hellas Verona SpA e Hellas Verona Marketing Communication (HVMC) per 17.938.000 euro. Semplificando: a fronte dei suddetti debiti ci sono attività di non immediata liquidabilità. E la domanda sorge spontanea: possiamo davvero escludere che non ci siano beni del Verona a garanzia dei debiti della Falco e dell’HV7?”.

Pare che questo articolo abbia creato fibrillazione nella sede sociale dell’Hellas. E non soltanto lì, probabilmente.