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Seedorf: non sono stupido. Sono in 4, non solo Pippo!

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di Nina Madonna perde la pazienza…è la tattica di per ottenere dimissioni che non arriveranno mai!
“Non ho capito le parole di e quindi non ho niente da dire”. Così Clarence ha chiuso la polemica dopo le dichiarazioni di ieri del presidente del Milan.
Poi Clarence, all’ennesima domanda sulla sua situazione critica sulla panchina rossonera, ha risposto duramente: “Basta fare polemiche, voi giornalisti mi trattate come uno stupido, ma non lo sono. Dovete chiedere alla società. Non posso parlare per altri”.

Un nome, un candidato, un allenatore giusto per il Milan. Nella testa del presidente l’identikit dell’uomo capace di rilanciare i rossoneri c’è già, chiaro: la cosa pressoché certa è che non si tratta di Clarence , gentilmente ed educatamente pensionato ieri dal numero uno milanista. E allora chi? La rosa dei papabili è un poker in cui si miscela spregiudicatezza, competenza, bel calcio e carisma: Inzaghi, la scommessa, , l’emergente, Spalletti, l’esperienza, Prandelli, la gaa.

Già, anche Prandelli, il commissario tecnico che tra pochi giorni diramerà la lista degli azzurri mondiali e che si è promesso alla anche per il dopo Brasile. Il volto migliore per rilanciare l’immagine del Milan, di un Milan dal dna sempre più no: una suggestione, per ora, un’ipotesi che però potrebbe prendere corpo nelle prossime settimane ma che si scontra, inevitabilemente, con le esigenze della .
Un’idea da non scartare, perché nelle segrete stanze piace non poco.

Gli altri nomi della rosa sono invece noti da tempo. Lo slogan “Il Milan ai milanisti” è sempre valido con Pippo Inzaghi. E’ il favorito di Adriano Galliani, ha dalla sua la forza e l’entusuiasmo del neofita, l’intuizione e la passione del predestinato. Ha voglia di misurarsi con il grande calcio, ha la spregiudicatezza di chi le sfide le ha sempre affrontate senza timore. Vincendole quasi sempre.

Vincenzo ha le stesse caratteristiche di SuperPippo (eccezione fatta per il passato non rossonero) con in più l’esperienza dell’allenatore che in si muove ormai da anni. Bene oltretutto, con un calcio che è l’essenza del pensiero presidenziale. Il problema è rappresentato dal me con la : non un ostacolo da poco.

Poi Luciano Spalletti. Storia di incroci, di contatti, di promesse mancate quella del tecnico toscano e il Milan. Storia che torna oggi a farsi cronaca e che si scontra con il me che l’ex allenatore dello ha ancora con il russo: più del sogno dichiarato di allenare un giorno la , pesa allora il discorso economico, quello della buonauscita richiesta allo e quello dello stipendio per sedersi sulla panchina rossonera. Spalletti sarà a Milano la prossima settimana: ogni sviluppo è possibile.

In fondo, fuori rosa, c’è Roberto Donadoni. Oggi i riflettori sono abbassati. Attenzione però. Tutto è in divenire, tutto è ancora possibile.