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Sanpaoli, messaggio al Mondo: per un cileno niente è impossibile.

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di Massimo Calri* – La vera impresa del Cile non è aver battuto la Spagna, ufcializzando la ne della sua gloriosa era. No, la vera impresa risiede nel modo in cui ciò è avvenuto: togliendole per lunghi tratti il pallone, lo strumento del suo strapotere per anni, e aggredendola senza paura. È il trionfo dello stile del 54enne Jorge Sampaoli, erede di Marcelo Bielsa. L’allievo che supera il maestro, che nel 2010 uscì scontto dalla Spagna 2-1 nella fase a gironi, pur giocando un’ottima partita.

UN AMATEUR AL MARACANÃ. La storia di Sampaoli è un messaggio al mondo, come il titolo del libro a lui dedicato dallo scrittore cileno Pablo Esquivel: Jorge Sampaoli nada es imposible. E come lo slogan “para un chileno nada es imposible“, urlato a gran voce dai minatori rimasti sotto terra per 69 giorni nel 2010, nello spot dedicato alla Roja per i . Niente è impossibile, per Sampaoli e per i cileni. Lui è argentino ma in Cile si è affermato da tecnico, prima con un la ‘U’ de Chile pluricampione nazionale e vincitrice della Coppa Sudamericana 2011; poi con la nazionale, che dirige da dicembre 2012. La sua carriera da allenatore è iniziata da molto lontano e molto…in alto. Quando cioè nel 1995, nella sua cittadina di Casilda, Santa Fe, costretto fuori dal campo per si arrampicò su un albero per guidare la squadra amatori che allenava.
L’allora presidente del Newell’s Old Boys lo vide in una foto e gli afdò la panchina di una di Terza Divisione di sua proprietà. L’avventura è iniziata così e quasi 20 anni dopo è arrivata la consacrazione al Maracanã.

La devozione di Sampaoli per Bielsa ha raggiunto momenti di nerdismo puro, dalle camminate con le cufe ascoltando le conferenze stampa del maestro ai viaggi da Rosario a Buenos Aires per seguire col binocolo gli allenamenti dell’ del Loco. C’è però anche molta sostanza nel lavoro di questo ex centrocampista tutto sinistro fermato ssimo dalla frattura di tibia e perone.
C’è, ad esempio, la Rebeldìa, la ribellione guidata proprio da Bielsa nel suo ciclo da ct del Cile 2007-2011. Il riuto insomma del ruolo di eterni outsider autoassegnatosi dai cileni, quasi sempre scontti contro le grandi senza neanche lottare troppo.
Sampaoli ha raccolto e sublimato questo concetto con la Nazionale ma lo aveva già fatto con la U de Chile: “Sin dal primo giorno ho lottato contro tanti luoghi comuni. Dicevano che non si poteva giocare allo stesso modo in casa e fuori, che non si poteva giocare all’attacco in altura, che contro le squadre brasiliane ci si poteva solo difendere…”

DIFESA A 1. Il Cile di Sampaoli ha applicato ferocemente questa mentalità contro la Spagna. Ha giocato con un sistema collaudato, il 3-4-3 con Vidal avanzatissimo, e soprattutto schierando un solo difensore di ruolo: Gonzalo Jara, 28 anni, senza contratto dopo l’ultimo anno al Nottingham Forest nella Serie B inglese. Gli altri due, Gary Medel e Francisco Silva, sono centrocampisti difensivi reduci dalle retrocessioni con Cardiff e Osasuna rispettivamente. Ha individuato la fonte di gioco della Spagna, Xabi , dedicandogli un pressing furioso con centrocampisti (entusiasmante l’energia di Aranguiz, assist e gol prima dell’uscita per infortunio) e attaccanti. E ha saputo esaltare il dribbling e la tecnica di Alexis Sanchez e, ancora, la velocità negli spazi e la rapidità di esecuzione di Edu Vargas, incompreso nella sua esperienza a Napoli. “Para un chileno nada es imposible”: dopo l’impresa del Maracanã, è molto più di uno slogan.

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