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Sangue Mundial: Copacabana in rivolta, Policia uccide 2 giovani.

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di Oscar Piovesan – E’ ancora pesante il ca nella ‘favela’ Pavao-Pavaozinho di Rio de Janeiro, dopo la guerra abitanti-policia, nella notte tra martedì e mercoledì. La è scoppiata per l’assassinio del ballerino Douglas Rel da Silva Pereira, 26 anni, residente nella baraccopoli.
Molti negozi di Copacabana sono rimasti chiusi e le forze dell’ordine hanno rafforzato la presenza nell’area.

Le armi di dieci agenti che hanno partecipato agli scontri in una presunta sparatoria con narcotrafficanti, sono intanto state sequestrate: una perizia ha accertato che il giovane è stato raggiunto da un proiettile e gli investigatori devono accertare da dove sia partito.

La vittima è stata trovata in un’capedine, dopo essere precipitata da oltre 15 metri. La madre, Maria de Fatima, accusa la Policia Militar: “Sono certa che sia stato torturato. Era molto ferito, c’erano segni di anfibi su tutto il corpo…”.
Secondo Ignacio Cano, esperto di pubblica sicurezza, la tragica morte di Douglas è stata la ‘goccia che fa traboccare il vaso’, scatenando la .

E’ sangue sul Mondiale! Nella favela Pavão c’è un hotel boutique da 200 euro a notte: gay, bed and breakfast e un ascensore che evita i vicoli in salita. I pali della luce coperti di bigliettini affittano stanze per i vista oceano.
In 10 minuti a piedi c’è la sabbia di Copacabana, si cena alla brezza di mare. In questo stesso posto martedì notte la Polìcia Militar ha ammazzato – e non si sa perché – Douglas Rel da Silva, 26 anni, ballerino-celebrità locale, lavora in un programma della Globo.
Nessuno sa perchè sia morto, nessuno chiede conto alla polizia!

Una esecuzione come d’uso a Rio negli anni di piombo: botte, calci in faccia, corpo abbandonato da qualche parte.
Stavolta lasciato in un asilo nido.
Quando qualcuno se n’è accorto, sul posto c’era già uno squadrone di poliziotti…minacce per tenere tutto segreto.
Quanto vale la vita in Brasile nei giorni del Mondiale?

Riemerge dal nulla la Rio della morte e gli abitanti della favela lanciano la per omicidio: barricate, sparatorie, agguati. E’ la guerra di Copacabana, dove si muore per meno di un caffè…

Un secondo ragazzo ci resta per una pallottola vagante.
E i poveri ‘calano’ sull’asfalto, bloccando la vita della città, gli autobus, il metrò, giù le saracinesche.
Tra i palazzi dei borghesi parte l’allarme tweet: è tornata la guerra a Copa, barricatevi in casa.
Al Miramar, Grand Hotel sul lungomare, i turisti sono barricati nella hall. Increduli guardano la morte di fuori, raccontata in .

E’ la festa di San Giorgio, patrono di Rio de Janeiro, martire cristiano. E Ogum nel sincretismo afro-brasiliano, il signore del ferro.
E se la violenza torna a Copacabana, piuttosto che in un sobborgo lontano, tutto diventa enorme. Come la domanda che si fanno tutti: perchè?
L’omicidio della Policia fa il giro del Mondo. A Copacabana si viveva in pace da anni…. Pavão, Pavãozinho, Cantagalo, Babilonia sono le comunità dove lo Stato combatte i trafficanti di droga e armi.
Prima dominavano le colline e sulla spiaggia più famosa del mondo, già off-its per i turisti attratti dal brivido delle favelas dove meticci di ogni età spillano fortune per fare da guida tra le catapecchie proibite.

Si pensa che i narcos abbiano ripreso il controllo del loro regno, il capo della Polìcia Militar nega, ma nessuno spiega chi siano i colpevoli dei 2 morti.
Nel Pavão esiste un commissariato di pace, come in decine di favelas a Rio liberate negli ultimi 5 anni.
Ma gli abitanti accusano proprio i poliziotti ‘puliti’ voluti dagli ultimi governi: sono stati loro ad ammazzare Douglas dopo un litigio per una moto.
La pax in realtà è l’occupazione delle catapecchie sulle colline.
Sarà così fino a fine luglio, forse oltre per garantire tutti quelli che verranno a Rio per il campionato del mondo di .

I poveri del Pavao, nel Brasile di oggi, non accettano più le violenze dei militari.
Come stano i pessimi servizi pubblici, le ruberie dei politici, le esecuzioni della polizia.
Quello di Copacabana è l’ultimo di una serie di stragi delle ultime settimane. Il segno che la Policia Municipal è tornata e può tutto, farà tutto per mostrare al Mondo la faccia ‘pulita’ del Brasile.
Ma proprio nel momento decisivo Rio torna indietro ne passato più oscuro, cancellando la rinascita verdeoro.

Mancano appena 49 giorni al Mundial, lo ricorda l’orologio sulla spiaggia. Ma anche 835 alle di Rio.
Eventi che incombono sul popolo brasilero, ma nella città del Maracanã, Pelè e Garrincha, di Zico e dell’ultimo menino Neymar non si deve veder traccia della popolare.
Nella favela, come in tutta la città, era tradizione dipingere l’asfalto di giallo e verde in vista della Copa do Mundo. Su molti muri sono rimaste le caricature sbiadite degli eroi del 2002 e addirittura di Mexico ‘70, quando c’era O Rey, la perla nera. Stavolta nulla.

Nei baretti ci sono già montati decine di maxi schermi, ma la gente parla d’altro. Della povertà e della politica che ruba ai poveri per ingrassare i ricchi.
Il Mundial è diventata una maledizione. Forse il Brasile lo vincerà ma se fosse già tutto finito sarebbe meglio.
A Rio è caos di traffico, i prezzi sono alle stelle e la gente è certa che tutto questo non lascerà niente ai brasiliani.
Niente corsie di autobus, niente nuovo metrò, neanche l’aero…tanti cantieri ma neanche gli stadi sono pronti.
Il tempio del è costato 400 milioni di dollari, forse di più. Tante, troppe mazzette per i lavori goni a dismisura. Soldi pubblici che i brasiliani avrebbero voluto per sanità, scuola, lavoro!
Nulla finirà per tempo e passato il Santo, finirà la festa.

Quella fatta di pistolettate e morte è cominciata nella notte di San Giorgio. Il Brasile ha sprecato l’occassione, e l’altra faccia del Mondiale farà il giro del mondo molto prima del 12 giungo.
E’ il Brasile più brutto che potessimo immaginare: rabbioso e vessato in tutte le fasce sociali.
Sotto il cielo di Copacabana, c’è sangue.