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Sacchi: A DeLa manca mentalità vincente, rinforzi!

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di Nino Campa - Sacchi approfondisce il primo posto del e spiega che signica stare in testa dopo 25 anni…
“Sono passati 25 anni dall’ ultima volta e , e , insieme, non fanno la metà degli scudetti dell’Inter. Il motivo per cui avviene si chiama mentalità vincente. La si deve respirare nelle strutture della società”.

Cosa sta dimostrando questo ?
“Per troppo tempo, aiamo tradito l’essenza del calcio che è il gioco d’attacco. Lo aiamo sempre concepito come uno individuale dove i devono difendere, il numero 10 inventare, il numero 8 pensare a tutto e il 9 fare . Quindi aiamo costantemente trascurato il gioco, che è la componente che fa da collante a tutto, aggrappandoci alla furbizia pur di vincere. Aiamo sempre pensato allo spirito ma non a ciò che dà l’armonia. Proprio noi che aiamo eato l’arte, la moda in giro per il mondo. Il di Sarri è invece una squadra che gioca in 11. E quando non lo fa rischia di giocare male come nel nale della gara con l’Inter”.

Era così il di Sacchi?
“Il primo anno in rossonero mi ritrovai con una difesa composta da Galli, Tassotti, Bonetti, Baresi e Maldini che l’anno prima aveva incassato 22 . Arrivai io e ne prese appena 12″.

Come accade al
“Esatto. Albiol e Koulibaly sembravano al capolinea, Ghoulam non ne parliamo, Hysaj viene dall’. Ma Sarri ha portato una organizzazione, dove non c’è mai l’uno contro uno, ma un blocco che difende e dove ognuno è consapevole di poter fare afdamento sul proprio compagno. Sembra una cosa di poco conto, ma non lo è”.

Il quindi non può vincere lo scudetto?
“Deve succedere qualcosa di straordinario perché avvenga. Anche Sarri lo sa, quindi nessuno gli chieda l’impossibile”.

Perché?
“Deve esserci un motivo se erano venticinque anni che la squadra azzurra non era prima in classica. La mentalità vincente è un fattore che vive nelle strutture della società, che si respira nell’ambiente. Quanti sono i giocatori del che hanno vinto qualcosa di importante nella loro carriera?”.

Neppure nel suo c’era una folla di vincenti.
“È vero, nessuno si era mai piazzato neppure tra i primi dieci nella classica del Pallone d’oro. Ma tutti capirono che l’organizzazione del gioco non è il nemico del giocatore, ma è come il bastone per un anziano. Brecht diceva: senza un copione ci possono essere solo improvvisazione e pressapochismo”.

Visto così, il ha più di qualche speranza.
“I si capiscono le cose prima degli altri, in certi casi: in estate hanno compreso che la rosa ha qualche carenza numerica che avrà il suo peso quando la stagione entrerà nel vivo, tra coppe europee e gare decisive di campionato. L’Inter, per esempio, ha due squadre titolari e non ha le coppe: un bel vantaggio”.